Half Marathon Cremona: non si finisce mai di imparare

Sono arrivato alla vigilia di questa Mezza Maratona con tutto l’entusiasmo possibile e con la consapevolezza di essermi preparato al massimo delle mie possibilità – nonostante l’estate e il caldo che mal sopporto e alcuni acciacchi a livello muscolare in settembre.

Ma come la vita spesso insegna, le insidie sono dietro l’angolo. E infatti non è andata come mi aspettavo. Colto – nelle 48 prima della partenza – da una (seppur lieve) forma influenzale, mi sono trovato la mattina di domenica 20 ottobre davanti alla scelta fra correre comunque o lasciare perdere.

Alla fine, tenendo conto di tutto l’impegno messo nella preparazione e del fatto che ormai ero là, pronto a partire, ho deciso di mettermi comunque in gioco.

L’albergo che avevamo scelto era a 200 metri dalla partenza, il che ha reso tutto incredibilmente semplice e fluido in termini logistici.

La giornata, nonostante la stagione autunnale, era splendida: sole alto, cielo azzurro, clima invidiabile.

Alle 9.30 siamo partiti, con tutto l’entusiasmo possibile, ma non ero psicologicamente pronto del tutto. E questo aspetto ha comportato poi una serie di conseguenze.

La gara a Cremona è splendida: per il percorso, per l’organizzazione, per la città, per il calore degli abitanti. Un evento bellissimo che porterò nel cuore.

Io ce l’ho messa tutta anche grazie a Coach, che mi ha affiancato come sempre. Ma ho pagato un momento di affanno psicofisico a metà corsa. Lì ho perso la possibilità di migliorare il mio tempo record, registrato a Brescia in marzo.

Arrivato alla fine l’emozione dell’arrivo è stata comunque incontenibile. Da una parte riconosco di aver corso una mezza maratona nonostante le premesse tutt’altro che rosee. Dall’altra ho capito su cosa devo lavorare per togliermi soddisfazioni in futuro: la mia testa. Quando ho deciso di partire, sapevo in cuor mio che ce l’avrei fatta. Avrei quindi dovuto svuotare la mente, concentrandomi sull’obiettivo. Invece io sono partito sì, ma condizionato dalla mia condizione. E questo condizionamento mi ha portato a non essere mai focalizzato: avevo paura di non farcela, e questo mi ha fatto rallentare.

Ripartiamo da qui: dalla consapevolezza che posso correre una mezza anche se non sono informa, e che è solo lavorando sulla testa che si può andare veloce con le gambe.

Ora testa al 2020, con l’obiettivo finale di arrivare a 1000km corsi nel 2019.

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