Asics Gel Cumulus 24

A poco meno di un anno di distanza dal test del modello 23, ho avuto modo di provare nelle ultime due settimane la nuova Asics Gel-Cumulus 24.
Ovviamente la mia curiosità si è concentrata sul capire la differenza col modello precedente che ho usato abbondantemente nell’ultimo anno, nonostante alcune sostanziali differenze dal modello Asics che precedentemente predilivo, ovvero Nimbus.

Asics Gel Cumulus 24

La prima cosa che mi è saltata all’occhio (perchè anche lpocchio vuole la sua parte) è l’estetica. Non me ne vogliate, so bene che bisogna badare al sodo, ma esteticamente preferisco – e di molto – le 24 alle 23. Le preferisco a tal punto che si tratta di un modello che valuterei anche solo per il loro aspetto. La tomaia in rete con la colorazione a sfumature blu con inserti arancio e lo stacco bianco all’altezza della suola la rendono davvero molto apprezzabile per quanto riguarda il design. Ed è già un punto a loro favore. Detto questo, come sempre è la strada a restituire le sensazioni che contano.

La Cumulus 24 è una scarpa leggera, come del resto lo era il modello precedente. Ciò che mi ha piacevolmente sorpreso, però, è che grazie alla schiuma FF Blast nell’intersuola, l’ammortizzzazione è notevole, sicuramente superiore – almeno per mia percezione – alla 23. È come se la Gel Cumulus 24 fosse un ottimo compromesso tra la Cumulus 23 e il modello Nimbus che tanto ho apprezzato in passato. Compromesso che garantisce ammortizzazione, appunto (fondamentale per me che sono un runner pesante) ma anche spinta, rendendo più briosa la corsa rispetto alla Nimbus, essendo meno “conservativa”. Intendiamoci, però: non manca assolutamente il supporto. Soprattutto sulla parte del tallone (critica per chi “pesa”) la gomma Asics Ahar Plus garantisce resistenza e robustezza.

Si tratta di scarpa neutra, che sicuramente offre il massimo della risposta su strada asfaltata, ma vi assicuro che garantisce ottime prestazioni anche su sterrato (dove del resto corro per il 50% almeno dei miei allenamenti).

Se, come detto, rispetto al modello precedente il peso rimane invariato (circa 286 gr), è il drop (differenza in mm tra tallone e punta) a diminuire di 2 mm, scendendo da 10 a 8. Ma è solo una delle diverse sfaccettature che rende le Gel-Cumulus 24 significativamente differenti rispetto alle Gel-Cumulus 23. Il nuovo materiale dell’intersuola (il sopracitato FF Blast) è più morbido e reattivo, e in generale Gel-Cumulus 24 è offre maggiore flessibilità. Questa flessibilità è garantita anche dalla tomaia a rete, avvolgente, che rende la scarpa davvero morbida e soprattutto traspirabile (che con questo caldo, non guasta mai).

È in definitiva una scarpa che accompagna al meglio chi come me corre lentamente e ha una certa stazza da supportare. Indubbiamente, però, supporta anche in qualche sprint (ho ripreso a fare ripetute proprio per testarlo, quindi vi potete fidare :-D).
Inoltre, ribadisco, ha un design molto ricercato che la rende una scarpa appetibile anche per chi ama, oltre alla sostanza, lo stile.

Riassumendo in numeri le caratteristiche principali del modello:

AMMORTIZZAZIONE 9/10

LEGGEREZZA 7/10

STABILITÀ 9/10

RISPOSTA 8/10

ESTETICA 8/10

Crescono, rispetto al modello 23: ammortizzazione, stabilità ed estetica.
Il mio test, intanto, prosegue :).

Asics Running Academy – verso la staffetta alla Milano Marathon

Martedì 15 marzo ho partecipato con entusiasmo al primo appuntamento della Asics Academy, evento organizzato con l’obiettivo di presentare le staffette Asics alla Maratona di Milano, presentare le nuove Gel Nimbus 24 e far conoscere da vicino, ai runner che correranno, Progetto Itaca – la Onlus che Asics supporterà a scopro benefico proprio per le staffette.

Asics quest’anno è sponsor tecnico della Maratona di Milano e ha deciso quindi di essere presente su diversi fronti. Sono molto contento del mio coinvolgimento, chi mi segue sa che la maratona è una distanza che non ho mai corso – e in tutta onestà, al momento, è anni luce distante dalle mie capacità atletiche – e questa sarà un’occasione per vederla comunque da vicino, respirarne il fascino, godendo di un’atmosfera che immagino unica.

Farlo al fianco di Asics mi inorgoglisce, per 3 motivi principali:

1. Asics mi ha accompagnato, proprio con le mitiche Nimbus – che utilizzo tuttora – al traguardo della mia prima mezza maratona, quella di Brescia, raccontata nel libro che ho scritto;

2. la filosofia di Asics, Anima Sana in Corpore Sano, è davvero in linea con la mia storia; ho iniziato a correre per togliermi un peso dall’anima, riuscendo poi a perderne anche per il corpo;

3. Progetto Itaca, Onlus alla quale Asics donerà supporto, sostiene proprio le persone che soffrono di disturbi mentali, con programmi specifici che anche grazie allo sport permettono cura e superamento delle difficoltà.

Insomma, ci sono tutti gli ingredienti per sentirmi al posto giusto. Con me, in questa avventura, un gruppo eterogeneo di sportivi, capitanato da Stefano Baldini che – al fianco di Marco Cappelletti, Asics Brand Trainer – ci ha introdotto la nuova Nimbus partendo dalla sua esperienza personale. È stato molto interessante sentire il racconto dalla viva voce di un Runner con un’esperienza tale da poter davvero comprendere a pieno il valore di una scarpa e della sua tecnologia. Nimbus arriva al modello 24 aumentando il comfort e diminuendo il peso. La tecnologia Gel permette di rendere l’appoggio stabile garantendo il massimo dell’ammortizzazione, e questo è un aspetto importante soprattutto per runner di una certa mole.

In realtà però la Nimbus risponde bene per qualsiasi esigenza, dimostrandosi un modello piuttosto eclettico.

Anche esteticamente, personalmente, vedo una svolta verso una linea più moderna, che accontenta anche chi è attento a quell’aspetto.

Non ho ancora avuto modo di testarla quindi quando potrò farlo integrerò con sensazioni personali.

Prima della presentazione del nuovo modello, è stato presentato il Progetto Itaca. Era presente anche una persona che ha beneficiato dei servizi della Fondazione, raccontando la sua esperienza. È stato emozionante.

L’ultima parte della mattinata invece prevedeva una lezione di Mindful Running con Beatrice Mazza. Ho avuto l’occasione di allenarmi con altri runner ed è stato molto bello condividere un’esperienza così dopo due anni di allenamenti in solitaria.

Adesso prosegue la mia preparazione e fra poco più di due settimane sarà tempo di staffetta.

Vi racconterò l’esperienza qui e su Instagram quindi state sintonizzati. 💪🏻

Garmin Forerunner 245: una bella scoperta

Allora, diciamoci la verità: non avevo alcuna intenzione, lo giuro, di cambiare orologio. Ma il mio Forerunner 235 (al quale ero anche piuttosto affezionato poiché regalatomi da mia moglie un paio di anni fa) ha iniziato a una certa a dare alcuni segni di cedimento. Su tutti, ha perso la vibrazione. E fungendo ormai nel quotidiano anche da smartwatch, l’assenza di vibrazione limitava notevolmente il suo utilizzo.

Ho riflettuto un po’ sul da farsi per poi realizzare che avrei potato unire l’utile al dilettevole. In che senso? È presto detto: stavo attraversando un momento di scarsa motivazione rispetto agli obiettivi che avevo in mente. Poteva forse un orologio nuovo gasarmi un pò? Beh, la risposta è stata: sì!
Da lì un piccolo sondaggio sul mio profilo Instagram per capire quale potesse essere il modello migliore in base al prezzo che avevo in mente (idealmente inferiore ai 300 euro, per intenderci), e la risposta ricevuta è stata quasi unanime: Garmin la marca più citata (non mi pagano, lo riporto per esperienza personale), e Forerunner 245 il modello più citato (anche e soprattutto da runner che ammiro e stimo, dei quali mi fido particolarmente).

L’ho quindi acquistato, alla fine, su Amazon, pagandolo 200 euro.
Ormai lo utilizzo da un mesetto, ed ecco le mie considerazioni:

ESTETICA

Più fine rispetto al 235 da un punto di vista dell’hardware, molto avanti per quanto riguarda il design del software. In generale non è un orologio elegante, ma devo dire che fa la sua scena in tutti i contesti in cui mi trovo personalmente coinvolto. Ho scelto apposta un colore neutro (grigio/nero) in modo da poterlo indossare anche in ambiente lavorativo o nel tempo libero senza essere eccessivamente legato a livello cromatico.

FUNZIONALITÀ

Rispetto al modello precedente, questo orologio offre molte più funzionalità. Ad esempio, è possibile tracciare allenamenti per corsa, bici e nuoto – con il 235 il nuoto non era contemplato. In generale, comunque, il 245 è in grado di fornire molte più informazioni sul proprio stato di forma e di salute (forse troppe, ma dopo la prima settimana ci si focalizza su ciò che conta davvero per sé). Saturazione, respirazione, sonno, preparazione (in base a VO2 max e carico di lavoro), livello di stress. Chi più ne ha, più ne metta. E vi dirò, è quasi troppo per me. Ma come detto, dopo una sbornia iniziale, ho selezionato su cosa puntare per farmi un’idea chiara dei miei avanzamenti.
E la verità è che i dati che attestano il mio stato di forma sono molto severi, più severi di quelli mostrati dal 235. Associando all’orologio una fascia cardio credo che la rilevazione sia abbastanza accurate e quindi mi tocca accettare il fatto che no, non sono in grande spolvero. Ma verranno tempi migliori.

COACHING

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente – in positivo, si intende – è la gestione dei piani di allenamento. Non li avevo mai utilizzati in precedenza poiché trovato il sistema davvero poco intuitivo. Ecco, in questo senso il passo avanti è notevole. È davvero molto facile impostare, a seconda del proprio obiettivo, un piano di lavoro offerto da Garmin, che imposta allenamento su misura per te. L’allenamento è fruibile direttamente dall’orologio, che scandisce le fasi e ti guida. Una bella comodità per chi, come me, non è così abituato a farsi guidare o a seguire delle tabelle. Infatti, seguendo un piano, sono riuscito in poco tempo a tornare sui 10 km. Non li correvo dallo scorso ottobre.

Sia chiaro, l’orologio non fa miracoli, e soprattutto va utilizzato con consapevolezza dei propri mezzi. Ma certamente, con la giusta motivazione e una buona dose di buon senso, può aiutare a focalizzarsi. Per i principianti – o coloro che comunque hanno voglia di imparare nozioni nuove o ripassarne di note – ci sono anche moduli video da seguire, che sono interessanti poiché girati con la partecipazione di coach molto importanti a livello internazionale.

Insomma, la gestione degli allenamenti è ottimale perché facilita davvero la preparazione in vista di obiettivi specifici. Adesso spero presto di seguirne uno per preparare una mezza maratona.

In generale, comunque, è molto più intuitivo l’utilizzo di impostazioni di allenamento anche al di fuori di piani strutturati.

BATTERIA

La batteria dura davvero a lungo, per ora tiene serenamente 7 giornate, con 3 allenamenti tracciati.

SICUREZZA

Il monitoraggio incidenti è previsto, per tutte le discipline. Viene richiesto di indicare i contatti da tenere in considerazione in caso di incidente, per notifica immediata. E sapere com’è, tutto sommato, non si sa mai…

MAPPE E NAVIGAZIONE

Lo lascio per ultimo in quanto capitolo che ho esplorato ancora poco, ma la possibilità di memorizzare percorsi e importarne altri che il Garmin Forerunner 245 fa già enorme differenza rispetto a quello a qui ero abituato. Lo schermo a colori permette una gestione ottimale della navigazione, ovviamente in proporzione alla fascia di prezzo dell’orologio. Ma credetemi, anche per chi come me corre ormai comunque da un pò, le funzionalità sono molteplici.

Insomma, tra le righe lo avrete capito: sono per ora totalmente soddisfatto di questo modello e l’unica cosa che mi resta da fare è esplorare ancora e ancora le funzionalità che offre, in modo da differenziare gli allenamenti, raggiungere gli obiettivi,
e – perché no – esplorare nuovi percorsi vista la mia scarsa capacità di orientarmi in autonomia.

Stay tuned! 😉

Ripartire

Sì, per l’ennesima volta, ripartire. Lentamente, faticosamente, inesorabilmente.

Dopo una fine 2021 difficile sotto diversi punti di vista, l’inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente con sé l’opportunità di rimettersi in moto. La forma migliore sembra un lontano ricordo. Al momento la corsa è solo un porto sicuro rispetto a pensieri, stress, preoccupazioni. Vorrei tornasse a essere anche fonte di soddisfazione per i limiti abbattuti e performance esaltanti.

Ma tempo al tempo. Si riparte lavorando sulla continuità. Abbiamo avuto la possibilità di trascorrere 10 giorni in Versilia dove, complice il clima mite in riva al mare, ho ripreso a correre con continuità. 4 allenamenti semplici, umili, ma di enorme significato per me.

Parallelamente il mio Forerunner 235 mi ha abbandonato (la vibrazione non funzionava più, limitandone il funzionamento) e ho colto la palla al balzo per regalarmi un nuovo Garmin, puntando sul 245.

Un altro mondo. Lo sto studiando, ma è già forte lo stimolo nel vedere tutte le opportunità che offre, a partire dalle modalità di allenamento programmato.

Da qui riparto, sperando nuovamente – dopo il 20 e il 21 – che il 2022 sia anno di nuovi obiettivi da raggiungere. O meglio, in realtà voglio sia un anno in cui tornare a bazzicare obiettivi che avevo già raggiunto e ora paiono lontani.

Se ci riuscirò o meno lo dirà il tempo, ma come sempre ringrazio il fatto di essere qui a programmare sfide con me stesso.

Il punto di partenza, alla fine, è sempre quello.

Sì, sto ancora correndo

Amici, eccomi qua. Ebbene, alla fine del 2021 è successo praticamente di tutto. A partire dalla mia positività al Covid, passando per altre sfortunate vicissitudini famigliari, ho dovuto accantonare la corsa e, di fatto, tutto il resto.

Fortunatamente però le cose si stanno pian piano ristabilizzando. O almeno lo spero. E sono tornato a correre.

Sto facendo però, lo ammetto, davvero molta fatica. Il Covid mi ha stroncato non tanto per i sintomi, che ho sofferto in maniera tutto sommato lieve, ma per la complessità della gestione psicologica della situazione. In più, per ovvie ragioni, sono stato fermo, a lungo, in una stanza. Non sono, bisogna dirlo, il tipo che si mette a fare plank in una stanza quando è psicologicamente a terra. Non ho avuto modo di fare nulla, in quei 20 giorni.

Una volta negativo avevo poi le energie letteralmente sotto i tacchi. E alcune vicissitudini mi hanno atterrato col morale.

Ho atteso qualche settimana prima di rimettermi in moto. Appena sono riuscito a farlo, bam: un colpo di freddo, probabilmente, e un raffreddore come raramente ne ho avuti in vita mia. Altre due settimane di stop.

Finalmente, con l’inizio dell’anno nuovo, sono ripartito. Lento, appannato, ma perlomeno vivo. Adesso sono sul fondo del barile, pronto a risalire. Pronto a rimettermi in gioco.

Vi dirò, in tutta onestà, che la pandemia mi sta affondando. Ha tolto troppo alle nostre vite, ormai. Anche la speranza di tornare alla normalità ormai è affievolita. Lo vedo in me, lo vedo in tutte le persone che incontro. Tenete duro, ormai, non basta.

Ma non voglio mollare, voglio rimettermi in forma e provare a tornare a gareggiare. Prima o poi ce la farò. Per adesso quel che conta è stare bene.

Trail sul Lago di Levico

In realtà poi, semplicemente Googlando, ho subito realizzato che il lago stesso mi avrebbe offerto un percorso splendido. Il giro del Lago di Levico infatti ospita annualmente un evento omonimo, perfetto per chi ama correre e per chi ama la natura.

Per noi runner, si sa, vacanza non è per forza sinonimo di riposo. Anzi. Appena ho realizzato che avrei trascorso un periodo nelle valli trentine, precisamente sulle rive del lago di Levico, ho subito iniziato a capire dove avrei potuto allenarmi per esplorare i dintorni come solo chi corre può fare.

Il percorso è lungo circa 10km, e varia a seconda delle deviazioni che si sceglie di effettuare. Si tratta di un percorso circolare, e personalmente apprezzo molto quei percorsi che ti permettono di ritornare al punto di partenza completando il giro.

Il mio giro è partito dall’uscita secondaria del camping in cui alloggiavo. La prima delle 3 volte in cui ho percorso l’intero giro del lago sono partito dal versante orientale, risalendo il lago per poi riscendere il versante occidentale. il versante orientale è quello più semplice, poichè di fatto parte dal Lido di Levico e fino al cambio di versante procede con una strada sterrata larga e comoda, seppur in costante e leggera salita. Dopo circa 6km si “curva”, cambiando versante. Lì il percorso cambia poiché inizia una fase di bosco con un saliscendi severo sia per quanto riguarda le salite che pr quanto riguarda le discese.

Breve inciso: sono un runner mediamente esperto su strada, mentre sono ancora alle prime armi per quanto riguarda il trail. Per questo motivo ho sempre affrontato il percorso con massima prudenza, senza spingere, godendomi i panorami e soprattutto l’incantevole silenzio nel quale spesso mi ritrovato, in solutudine.

Una volta compreso che il versante occidentale fosse quello più difficile, ho pensato che partire da lì mi avrebbe permesso di allenarmi al meglio verso il finale, terminando sulle rive del Lido. Per questo, nel secondo e terzo allenamento, ho iniziato risalendo da ovest.

L’inizio è tosto, spaccagambe e spaccafiato, almeno per me. La parte successiva è saliscendi nel bosco, e non avendo io un paio di scarpe dedicato al trail (me la sono cavata comunque bene ma non potevo spingere più di tanto) è stato necessario andare piano soprattutto in discesa. La discesa nel trail è un esercizio di propriocezione incredibile. Un esercizio che se fatto in debito di ossigeno risulta davvero sfidante. Con prudenza e senza fretta mi sono divertito molto.

Sul percorso a livello naturalistico, che dire: è stupendo. Ci sono scorci sul lago che mi hanno ricordato, vi giuro, i fiordi norvegesi. Rispetto a quello di Caldonazzo, quello di Levico è un lago molto poco “turistico”, con scenari molto naturali. Si corre (o cammina) immersi nel verde. Non ci sono bar, o spiagge, ma solo sponde più o meno ampie e argini che consentono qua e là di campeggiare e pescare. Ci sono anche diverse panchine sulle quali sedersi per ammirare il panorama o anche solo per riposare nel silenzio assordante che viene spezzato solo dai rumori che la natura sa offrire.

Il segmento di passaggio tra un versante e l’altro è attraversato da un torrente, che sfocia nel lago a nord. Quello è forse il luogo più fresco e intimo di tutto il percorso.

Io mi sono focalizzato sul percorso circolare ma per chi volesse camminare ci sono diversi percorsi che partono dal lago per salire sui monti circostanti. Insomma, un’area davvero ricca di opportunità per chi vuole mettersi alla prova.

Un percorso che per trail runner navigati apparirà forse fin troppo semplice ma che per me, che ancora muovo i primi passi, è stato teatro di una sfida appassionante con me stesso oltre che di allenamenti fuori dal comune, a contatto con la natura.

Arrivederci, Levico.

Corsa e vaccino Covid: la mia esperienza

Ebbene sì, eccomi tornato su queste pagine. Scusate il ritardo, mi verrebbe da dire. Ma ahimè questo 2021 ha portato con sé una serie di eventi e novità che mi hanno per lunghi tratti distratto dalla corsa. Corsa che però, sia chiaro, è sempre stata lì al suo posto. Sacro rifugio, prezioso sfogo, angolo di libertà assoluta.

Non ho mai smesso di correre. Semplicemente, ho smesso di parlarne, a tratti.

Sono qui oggi per parlare della mia esperienza con il vaccino Covid e la corsa, proprio oggi che mi sono allenato per la prima volta dopo la seconda dose. Premessa: non ho mai esitato, mi sono vaccinato appena possibile, credo nella scienza e credo nel ruolo che ognuno di noi ha nella comunità di cui facciamo parte. E invito tutti a farlo: vaccinatevi. Solo così usciremo da questa situazione surreale definitivamente.

Fatta la doverosa premessa, torniamo al focus di questo articolo: come mi sono comportato con gli allenamenti? Semplice, con l’ingrediente che cerco di mettere in tutte le decisioni che prendo: il buon senso.

Dopo la prima dose non ho avuto alcun sintomo, e mi sono allenato direttamente il giorno dopo. Ero in forma, in forze, e in quel caso non ho modificato i programmi della settimana.

Nel caso invece della seconda dose ho avuto, il giorno seguente, un momento di affaticamento, senza febbre ma con spossatezza tangibile e qualche sintomo influenzale lieve, appena accennato, che però non mi ha permesso di allenarmi. Per cautela sono rimasto a casa tranquillo, per riposare. Il giorno successivo, a 48 ore dal vaccino per intenderci, il mio corpo è tornato in forse definitivamente, spingendomi a uscire a correre.

Stasera, dunque, mi sono allenato, avendo ricevuto la dose di vaccino venerdì nel primo pomeriggio. Tutto ok.

Nonostante la fatica per la temperatura di un normale pomeriggio di luglio, la soddisfazione a fine corsa è stata doppia: da una parte la sensazione di benessere dopo un buon allenamento, dall’altra la consapevolezza che i lievi sintomi conseguenti al vaccino sono definitivamente svaniti.

Non resta ora che guardare al futuro con fiducia ed energia.

Tra musica e ciliegi

Corse virtuali. Purtroppo a un anno di distanza siamo ancora qua. Ma non mi dilungherò, questa volta, sulla situazione attuale. Il lockdown fa male, sì, ma onestamente non ci voglio pensare.

Voglio pensare piuttosto al fatto che in questo periodo mi sento bene, che ho iniziato pian piano ad allungare le distanze di allenamento. E che ho in programma un paio di gare – virtuali, appunto – che perlomeno mi tengono vivo e mi faranno riassaporare la bellezza di indossare un pettorale.

Il prossimo weekend – durante il quale festeggerò anche il mio 37esimo compleanno – correrò per la Run the music, una corsa non competitiva per sostenere la musica e i luoghi in cui prende vita.

Una delle cose che più mi piace del mondo del Running è la possibilità di correre per supportare cause sensibili. In questo momento in Italia il mondo della cultura e della musica sono in ginocchio per via della pandemia, e per questo mi fa piacere prendere parte a un’iniziativa che sensibilizza sul tema e raccoglie fondi.

Il lunedì dopo Pasqua invece, il 5 aprile, correrò La marcia dei ciliegi in fiore. Pensate, ho sempre voluto parteciparci “davvero” ma non ne ho mai avuto occasione e quest’anno mi accontenterò di correrla virtualmente, indossando un pettorale ma percorrendo i soliti sentieri qui vicino.

Verranno tempi migliori, nel frattempo godiamoci la primavera che si avvicina e proviamo a trasformare ogni momento di corsa in una festa. Perché è l’unica festa alla quale per ora possiamo partecipare.

Ripetute: ci provo davvero

Lo ammetto, ho un segreto da confessare: non ho mai amato allenamenti “non liberi”, e ho sempre preferito il fartlek alle ripetute. Questo perché come molti sanno mi sono avvicinato alla corsa per risollevarmi e l’allenamento per me è sempre andato oltre il concetto di performance.

Il problema, però, è che quando sono troppo libero tendo a rimanere “comodo”. Sono fatto così. Per questo, tutto sommato, in 3 anni di corsa non ho registrato un sostanziale aumento della velocità media, se non in contesti di gara quando lo stato di forma era eccezionale.

Non che la velocità sia per me una cosa fondamentale, ma in questi periodi di magra, in cui le gare non esistono (anche se stanno, forse, riprendendo pian piano) mi serviva un modo per tenermi vivo.

Da qui ho pensato che forse potesse essere il caso di provare un tipo di allenamento più mirato. E ho iniziato le ripetute. C’è da dire, per altro, che è un allenamento ideale quando hai poco tempo e allenandomi io ultimamente in pausa pranzo – durante la settimana – ne sto approfittando.

Fresco fresco, dopo una ripetuta.

Dunque, ho iniziato con ripetute brevi, perché correre al massimo o quasi della mia velocità è molto impegnativo per me ora. Inizio con 1 km circa di corsa lenta, per portarmi su un rettilineo di pista ciclabile che si presta particolarmente al tipo di allenamento. Da lì parto con allunghi di 300 metri all’ottanta/novanta percento della mia velocità massima, intervallati da 300 metri di corsa molto lenta, talvolta camminata, per recuperare. Faccio 6 allunghi con 6 recuperi. Finisco poi con un paio di chilometri di corsa molto lenta.

Devo dire che, complice anche l’innalzamento delle temperature in queste ultime due settimane, arrivo alla fine abbastanza stremato. Ma mi sta piacendo, perché vedere certi tempi (ho corso allunghi sotto i 4:40 al km) mi da morale e voglia di migliorare.

Ho ripreso anche a fare plank, anche se su questo devo lavorare sulla continuità. Mentre nei weekend proverò ad allungare le distanze, cercando di non andare mai sotto ai 10km.

Insomma, vediamo come va. Nel frattempo, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, mi sono iscritto a una gara con partenza in solitaria. Avevo bisogno di sentire ancora quelle sensazioni. Se parteciperò, non lo so. Dipende da come andranno le cose. Intanto, però, mi preparo.

Runner, non aver paura

Paura. Quell’emozione che spesso tende a rovinarci i piani. O almeno, questo vale per me. Paura che le cose non vadano bene, paura del domani, paura dell’inaspettato. Paura di non arrivare alla fine. Questo vale nella vita, ma anche nella corsa. Tutte le gare di media distanza che ho affrontato (la mezza maratona, per intenderci) hanno generato in me incertezza, paura di non arrivare al traguardo. Paura che si è poi fatta da parte verso la fine, quando ho realizzato che con le mie risorse sarei stato in grado di arrivare alla fine.

Ecco, dirò adesso una cosa che potrebbe risultare banale ma è il fulcro della questione: il primo passo per superare i propri limiti ed essere anche solo minimamente ambiziosi, è non avere paura. Non c’è modo di progettare qualcosa di importante se si è dominati dalla paura.

E allora bisogna cercare di vivere, o correre, lasciandosi trasportare da del sano entusiasmo. È la cosa migliore da fare, ma non è facile.

Io ad esempio sono fatto così. La mia storia racconta che sono programmato per aver paura. Qual è la soluzione, dunque? La consapevolezza è il primo passo.

Il secondo passo è l’impegno quotidiano nel cercare di non dare alla paura la forza di limitarci. La corsa in questo ci può aiutare perché è uno sport nel quale continuità e impegno ripagano. E nel quale il duro lavoro da i suoi frutti giorno dopo giorno. È una delle tante cose che questo sport ci può insegnare.

Gestire la paura, anche nella fatica, è quello che serve per arrivare in fondo.

Non resta che provarci dal prossimo allenamento.