Asics Gel Cumulus 24

A poco meno di un anno di distanza dal test del modello 23, ho avuto modo di provare nelle ultime due settimane la nuova Asics Gel-Cumulus 24.
Ovviamente la mia curiosità si è concentrata sul capire la differenza col modello precedente che ho usato abbondantemente nell’ultimo anno, nonostante alcune sostanziali differenze dal modello Asics che precedentemente predilivo, ovvero Nimbus.

Asics Gel Cumulus 24

La prima cosa che mi è saltata all’occhio (perchè anche lpocchio vuole la sua parte) è l’estetica. Non me ne vogliate, so bene che bisogna badare al sodo, ma esteticamente preferisco – e di molto – le 24 alle 23. Le preferisco a tal punto che si tratta di un modello che valuterei anche solo per il loro aspetto. La tomaia in rete con la colorazione a sfumature blu con inserti arancio e lo stacco bianco all’altezza della suola la rendono davvero molto apprezzabile per quanto riguarda il design. Ed è già un punto a loro favore. Detto questo, come sempre è la strada a restituire le sensazioni che contano.

La Cumulus 24 è una scarpa leggera, come del resto lo era il modello precedente. Ciò che mi ha piacevolmente sorpreso, però, è che grazie alla schiuma FF Blast nell’intersuola, l’ammortizzzazione è notevole, sicuramente superiore – almeno per mia percezione – alla 23. È come se la Gel Cumulus 24 fosse un ottimo compromesso tra la Cumulus 23 e il modello Nimbus che tanto ho apprezzato in passato. Compromesso che garantisce ammortizzazione, appunto (fondamentale per me che sono un runner pesante) ma anche spinta, rendendo più briosa la corsa rispetto alla Nimbus, essendo meno “conservativa”. Intendiamoci, però: non manca assolutamente il supporto. Soprattutto sulla parte del tallone (critica per chi “pesa”) la gomma Asics Ahar Plus garantisce resistenza e robustezza.

Si tratta di scarpa neutra, che sicuramente offre il massimo della risposta su strada asfaltata, ma vi assicuro che garantisce ottime prestazioni anche su sterrato (dove del resto corro per il 50% almeno dei miei allenamenti).

Se, come detto, rispetto al modello precedente il peso rimane invariato (circa 286 gr), è il drop (differenza in mm tra tallone e punta) a diminuire di 2 mm, scendendo da 10 a 8. Ma è solo una delle diverse sfaccettature che rende le Gel-Cumulus 24 significativamente differenti rispetto alle Gel-Cumulus 23. Il nuovo materiale dell’intersuola (il sopracitato FF Blast) è più morbido e reattivo, e in generale Gel-Cumulus 24 è offre maggiore flessibilità. Questa flessibilità è garantita anche dalla tomaia a rete, avvolgente, che rende la scarpa davvero morbida e soprattutto traspirabile (che con questo caldo, non guasta mai).

È in definitiva una scarpa che accompagna al meglio chi come me corre lentamente e ha una certa stazza da supportare. Indubbiamente, però, supporta anche in qualche sprint (ho ripreso a fare ripetute proprio per testarlo, quindi vi potete fidare :-D).
Inoltre, ribadisco, ha un design molto ricercato che la rende una scarpa appetibile anche per chi ama, oltre alla sostanza, lo stile.

Riassumendo in numeri le caratteristiche principali del modello:

AMMORTIZZAZIONE 9/10

LEGGEREZZA 7/10

STABILITÀ 9/10

RISPOSTA 8/10

ESTETICA 8/10

Crescono, rispetto al modello 23: ammortizzazione, stabilità ed estetica.
Il mio test, intanto, prosegue :).

Con Asics alla Milano Relay Marathon

Che Domenica, amici. Che giornata, lo scorso 3 aprile, a Milano. A far da cornice a un saliscendi di emozioni, un saliscendi di temperature. Una giornata apparentemente uggiosa, sicuramente gelida, a tratti afosa. Incomprensibile come solo il meteo di Aprile sa essere. Ma insomma, è stato bello.

Sono stato invitato da Asicsne avevo parlato anche qui – per correre una delle staffette a scopo benefico organizzate per la Maratona di Milano. Ero molto incuriosito dall’esperienza, ho trascorso l’immediata vigilia studiando i dettagli organizzativi per viverla al meglio, e sono rimasto davvero soddisfatto. Ed emozionato. Ma partiamo dall’inizio.

L’idea di essere al fianco di un brand come Asics in progetti di questo tipo mi inorgoglisce già di per sé. Potrà sembrare una visione troppo romantica, ma immaginatevi una persona che 4 anni fa oggi era sull’orlo del baratro e oggi, con il suo progetto personale partito dal nulla, si trova a raccontare il mondo del running vivendolo da dentro.
Per evidenti motivi – per chi conosce la mia storia – la mission di Asics, Anima Sana in Corpore Sano, è qualcosa che sento davvero vicino. Così come sento vicina la mission di Progetto Itaca, onlus supportata da Asics in questa occasione. Mi sono trovato a far parte di un gruppo davvero eterogeneo di sportivi, all’insegna dell’inclusione. Mi inorgoglisce pensare di poter rappresentare, in contesti come questo, chi corre per stare bene lasciare da parte le paure, le ansie, il proprio malessere. Chi corre per perdere peso cercando di trovare una forma migliore. Chi corre per spegnere i pensieri. Chi corre, perché no, per superare i propri limiti, anche a livello amatoriale.

Passando alla pratica, a me è stata assegnata la terza frazione, la più breve, e questo mi ha dato la possibilità di poter “spingere” (senza esagerare, perché partivo a freddo) cercando di fare quello che per me è, oggi, un buon tempo, ma comunque godendomi il percorso. Percorso che, per altro, mi ha portato a circumnavigare lo stadio di San Siro, davanti al quale ho perso qualche secondo per scattarmi qualche selfie. Non ho resistito. Sono partito da piazzale Lotto (circa) per arrivare in zona Uruguay.

I miei compagni di staffetta erano Julia Jones, Alessia Sergon e Massi Milani. Le altre staffette – in totale 17 – erano composte da sportivi, ex sportivi di altre discipline e ora runner, appassionati come me, runner professionisti.

Per descrivere tutte le emozioni vissute senza – spero – annoiarvi troppo, ho scelto alcune parole chiave che possono aiutarmi.

E sono le seguenti:

Inclusione: un’esperienza che mi ha fatto vivere da vicino una Maratona di Milano e per l’ennesima volta mi ha fatto capire che in un evento del genere c’è posto per tutti, ad ogni livello; c’è il top runner che corre i 20 km orari; c’è l’atleta navigato che chiude sotto le 3 ore; c’è chi cammina, chi marcia, chi corre per un amico scomparso, chi corre per raccogliere fondi, chi corre per la pace, chi corre per farcela, chi corre da solo, chi corre in compagnia, chi corre lentamente, chi (purtroppo) si infortuna; c’è la vita; e c’è la possibilità per tutti, di esserci; questa è la corsa;

Partecipazione: ho visto una Milano viva, partecipe, coinvolta, felice; ci sarà stato chi ha maledetto l’evento, gli ingorghi, le code, il traffico modificato; ma la maggior parte delle persone osservava ammirata questo fiume di gente, urlando, applaudendo, sorridendo; facendo il tifo per l’altro; questo mi da un filo di speranza per il futuro;

Entusiasmo: dopo due anni a dir poco complicati, in questo clima di tensione drammatica per via di una guerra orrenda, ho visto un albore di entusiasmo; ho visto davvero la voglia di stare insieme e mettersi in gioco;

Rispetto: ho visto tanta, tantissima gente, agire con rispetto, ordine, disciplina, nei confronti degli altri e della città;

Organizzazione: ho visto filare tutto, incredibilmente, liscio, senza intoppi; tanta gente che si è messa al servizio degli altri per la sicurezza, la viabilità, il soccorso, per i ristori, per la pulizia; non oso immaginare quanto complesso possa essere organizzare un evento a dir poco invasivo per una città intera.

In ultimo, una bella sorpresa, che non avevo considerato: la medaglia. Era prevista per ogni staffettista, non me l’aspettavo, è stato emozionante tornare a riceverne e indossarne una.

Insomma, una giornata da ricordare, per la quale ringrazio ancora una volta Asics, Green Media Lab (Sara e Paola), i compagni di avventura, le persone incontrare durante il tragitto, e spero di tornare presto a vivere emozioni così vibranti. Perchè ne abbiamo tutti tanto bisogno.

Garmin Forerunner 245: una bella scoperta

Allora, diciamoci la verità: non avevo alcuna intenzione, lo giuro, di cambiare orologio. Ma il mio Forerunner 235 (al quale ero anche piuttosto affezionato poiché regalatomi da mia moglie un paio di anni fa) ha iniziato a una certa a dare alcuni segni di cedimento. Su tutti, ha perso la vibrazione. E fungendo ormai nel quotidiano anche da smartwatch, l’assenza di vibrazione limitava notevolmente il suo utilizzo.

Ho riflettuto un po’ sul da farsi per poi realizzare che avrei potato unire l’utile al dilettevole. In che senso? È presto detto: stavo attraversando un momento di scarsa motivazione rispetto agli obiettivi che avevo in mente. Poteva forse un orologio nuovo gasarmi un pò? Beh, la risposta è stata: sì!
Da lì un piccolo sondaggio sul mio profilo Instagram per capire quale potesse essere il modello migliore in base al prezzo che avevo in mente (idealmente inferiore ai 300 euro, per intenderci), e la risposta ricevuta è stata quasi unanime: Garmin la marca più citata (non mi pagano, lo riporto per esperienza personale), e Forerunner 245 il modello più citato (anche e soprattutto da runner che ammiro e stimo, dei quali mi fido particolarmente).

L’ho quindi acquistato, alla fine, su Amazon, pagandolo 200 euro.
Ormai lo utilizzo da un mesetto, ed ecco le mie considerazioni:

ESTETICA

Più fine rispetto al 235 da un punto di vista dell’hardware, molto avanti per quanto riguarda il design del software. In generale non è un orologio elegante, ma devo dire che fa la sua scena in tutti i contesti in cui mi trovo personalmente coinvolto. Ho scelto apposta un colore neutro (grigio/nero) in modo da poterlo indossare anche in ambiente lavorativo o nel tempo libero senza essere eccessivamente legato a livello cromatico.

FUNZIONALITÀ

Rispetto al modello precedente, questo orologio offre molte più funzionalità. Ad esempio, è possibile tracciare allenamenti per corsa, bici e nuoto – con il 235 il nuoto non era contemplato. In generale, comunque, il 245 è in grado di fornire molte più informazioni sul proprio stato di forma e di salute (forse troppe, ma dopo la prima settimana ci si focalizza su ciò che conta davvero per sé). Saturazione, respirazione, sonno, preparazione (in base a VO2 max e carico di lavoro), livello di stress. Chi più ne ha, più ne metta. E vi dirò, è quasi troppo per me. Ma come detto, dopo una sbornia iniziale, ho selezionato su cosa puntare per farmi un’idea chiara dei miei avanzamenti.
E la verità è che i dati che attestano il mio stato di forma sono molto severi, più severi di quelli mostrati dal 235. Associando all’orologio una fascia cardio credo che la rilevazione sia abbastanza accurate e quindi mi tocca accettare il fatto che no, non sono in grande spolvero. Ma verranno tempi migliori.

COACHING

Una delle cose che mi ha colpito maggiormente – in positivo, si intende – è la gestione dei piani di allenamento. Non li avevo mai utilizzati in precedenza poiché trovato il sistema davvero poco intuitivo. Ecco, in questo senso il passo avanti è notevole. È davvero molto facile impostare, a seconda del proprio obiettivo, un piano di lavoro offerto da Garmin, che imposta allenamento su misura per te. L’allenamento è fruibile direttamente dall’orologio, che scandisce le fasi e ti guida. Una bella comodità per chi, come me, non è così abituato a farsi guidare o a seguire delle tabelle. Infatti, seguendo un piano, sono riuscito in poco tempo a tornare sui 10 km. Non li correvo dallo scorso ottobre.

Sia chiaro, l’orologio non fa miracoli, e soprattutto va utilizzato con consapevolezza dei propri mezzi. Ma certamente, con la giusta motivazione e una buona dose di buon senso, può aiutare a focalizzarsi. Per i principianti – o coloro che comunque hanno voglia di imparare nozioni nuove o ripassarne di note – ci sono anche moduli video da seguire, che sono interessanti poiché girati con la partecipazione di coach molto importanti a livello internazionale.

Insomma, la gestione degli allenamenti è ottimale perché facilita davvero la preparazione in vista di obiettivi specifici. Adesso spero presto di seguirne uno per preparare una mezza maratona.

In generale, comunque, è molto più intuitivo l’utilizzo di impostazioni di allenamento anche al di fuori di piani strutturati.

BATTERIA

La batteria dura davvero a lungo, per ora tiene serenamente 7 giornate, con 3 allenamenti tracciati.

SICUREZZA

Il monitoraggio incidenti è previsto, per tutte le discipline. Viene richiesto di indicare i contatti da tenere in considerazione in caso di incidente, per notifica immediata. E sapere com’è, tutto sommato, non si sa mai…

MAPPE E NAVIGAZIONE

Lo lascio per ultimo in quanto capitolo che ho esplorato ancora poco, ma la possibilità di memorizzare percorsi e importarne altri che il Garmin Forerunner 245 fa già enorme differenza rispetto a quello a qui ero abituato. Lo schermo a colori permette una gestione ottimale della navigazione, ovviamente in proporzione alla fascia di prezzo dell’orologio. Ma credetemi, anche per chi come me corre ormai comunque da un pò, le funzionalità sono molteplici.

Insomma, tra le righe lo avrete capito: sono per ora totalmente soddisfatto di questo modello e l’unica cosa che mi resta da fare è esplorare ancora e ancora le funzionalità che offre, in modo da differenziare gli allenamenti, raggiungere gli obiettivi,
e – perché no – esplorare nuovi percorsi vista la mia scarsa capacità di orientarmi in autonomia.

Stay tuned! 😉

Ripartire

Sì, per l’ennesima volta, ripartire. Lentamente, faticosamente, inesorabilmente.

Dopo una fine 2021 difficile sotto diversi punti di vista, l’inizio di un nuovo anno porta inevitabilmente con sé l’opportunità di rimettersi in moto. La forma migliore sembra un lontano ricordo. Al momento la corsa è solo un porto sicuro rispetto a pensieri, stress, preoccupazioni. Vorrei tornasse a essere anche fonte di soddisfazione per i limiti abbattuti e performance esaltanti.

Ma tempo al tempo. Si riparte lavorando sulla continuità. Abbiamo avuto la possibilità di trascorrere 10 giorni in Versilia dove, complice il clima mite in riva al mare, ho ripreso a correre con continuità. 4 allenamenti semplici, umili, ma di enorme significato per me.

Parallelamente il mio Forerunner 235 mi ha abbandonato (la vibrazione non funzionava più, limitandone il funzionamento) e ho colto la palla al balzo per regalarmi un nuovo Garmin, puntando sul 245.

Un altro mondo. Lo sto studiando, ma è già forte lo stimolo nel vedere tutte le opportunità che offre, a partire dalle modalità di allenamento programmato.

Da qui riparto, sperando nuovamente – dopo il 20 e il 21 – che il 2022 sia anno di nuovi obiettivi da raggiungere. O meglio, in realtà voglio sia un anno in cui tornare a bazzicare obiettivi che avevo già raggiunto e ora paiono lontani.

Se ci riuscirò o meno lo dirà il tempo, ma come sempre ringrazio il fatto di essere qui a programmare sfide con me stesso.

Il punto di partenza, alla fine, è sempre quello.

Asics Cumulus 23: una spinta in più

Ho avuto modo di provare, negli allenamenti delle ultime settimane, le Asics Cumulus, ormai al numero 23.
Non le avevo mai provate prima poiché mi ero sempre orientato su modelli specificamente in grado di garantire un’ottima ammortizzazione, per via del mio peso che nonostante tutto resta “extralarge“. Su altre marche, invece, ho prediletto spesso modelli per pronatore (quale sono, o almeno ero agli inizi).
Logicamente sono sempre stato consapevole che puntare sull’ammortizzazione con un approccio conservativo presuppone di dover rinunciare a un pò di “velocità” (le virgolette sono d’obbligo, essendo io un runner piuttosto lento ;-D).

L’elemento che distingue il modello Cumulus dal modello Nimbus – al quale sono da sempre affezionato – è proprio quello di garantire una risposta migliore in termini di rimbalzo. L’ho notato subito: sono più leggere, morbide e confortevoli, e “spingono” decisamente di più.

La cosa che mi ha subito tranquillizzato è che comunque anche il modello Cumulus offre un’ottima ammortizzazione. La sensazione di “morbidezza” e sostegno non è così diversa dai modelli che utilizzo abitualmente. La parte più divertente della scarpa è invece proprio il fatto che sia su corse di distanze media (10km) sia per quanto riguarda le ripetute veloci, parte dell’energia riversata a terra dal peso viene restituita. È una sensazione piacevole – e per me piuttosto nuova.

Si tratta di una scarpa, insomma, che permette anche di puntare sulla performance, qualora l’obiettivo fosse quello. La qualità dei materiali, come per tutti i modelli Asics, non si discute. Così come non si discute la tecnologia che tra GEL e FlyteFoam permette di avere quella risposta descritta qualche riga fa.

È un modello che non punta all’estetica ma bada decisamente al sodo, ovvero a offrire un’esperienza di corsa che preserva dagli urti e garantisce la spinta per provare ad alzare l’asticella delle proprie prestazioni.

Un modello leggero (285 gr circa), con drop (differenza in mm tra tallone e punta) di 10 mm.

Si tratta di una scarpa che spero di poter provare presto anche in gara, dove solitamente è più facile per me mantenere una velocità media più elevata rispetto agli allenamenti.
Sicuramente è un modello per neofiti e non.

Riassumendo la mia esperienza fino a qui, in voti da 1 a 10:

AMMORTIZZAZIONE 8/10

LEGGEREZZA 7/10

STABILITÀ 8/10

RISPOSTA 8/10

ESTETICA 6/10

Corsa e vaccino Covid: la mia esperienza

Ebbene sì, eccomi tornato su queste pagine. Scusate il ritardo, mi verrebbe da dire. Ma ahimè questo 2021 ha portato con sé una serie di eventi e novità che mi hanno per lunghi tratti distratto dalla corsa. Corsa che però, sia chiaro, è sempre stata lì al suo posto. Sacro rifugio, prezioso sfogo, angolo di libertà assoluta.

Non ho mai smesso di correre. Semplicemente, ho smesso di parlarne, a tratti.

Sono qui oggi per parlare della mia esperienza con il vaccino Covid e la corsa, proprio oggi che mi sono allenato per la prima volta dopo la seconda dose. Premessa: non ho mai esitato, mi sono vaccinato appena possibile, credo nella scienza e credo nel ruolo che ognuno di noi ha nella comunità di cui facciamo parte. E invito tutti a farlo: vaccinatevi. Solo così usciremo da questa situazione surreale definitivamente.

Fatta la doverosa premessa, torniamo al focus di questo articolo: come mi sono comportato con gli allenamenti? Semplice, con l’ingrediente che cerco di mettere in tutte le decisioni che prendo: il buon senso.

Dopo la prima dose non ho avuto alcun sintomo, e mi sono allenato direttamente il giorno dopo. Ero in forma, in forze, e in quel caso non ho modificato i programmi della settimana.

Nel caso invece della seconda dose ho avuto, il giorno seguente, un momento di affaticamento, senza febbre ma con spossatezza tangibile e qualche sintomo influenzale lieve, appena accennato, che però non mi ha permesso di allenarmi. Per cautela sono rimasto a casa tranquillo, per riposare. Il giorno successivo, a 48 ore dal vaccino per intenderci, il mio corpo è tornato in forse definitivamente, spingendomi a uscire a correre.

Stasera, dunque, mi sono allenato, avendo ricevuto la dose di vaccino venerdì nel primo pomeriggio. Tutto ok.

Nonostante la fatica per la temperatura di un normale pomeriggio di luglio, la soddisfazione a fine corsa è stata doppia: da una parte la sensazione di benessere dopo un buon allenamento, dall’altra la consapevolezza che i lievi sintomi conseguenti al vaccino sono definitivamente svaniti.

Non resta ora che guardare al futuro con fiducia ed energia.

Tra musica e ciliegi

Corse virtuali. Purtroppo a un anno di distanza siamo ancora qua. Ma non mi dilungherò, questa volta, sulla situazione attuale. Il lockdown fa male, sì, ma onestamente non ci voglio pensare.

Voglio pensare piuttosto al fatto che in questo periodo mi sento bene, che ho iniziato pian piano ad allungare le distanze di allenamento. E che ho in programma un paio di gare – virtuali, appunto – che perlomeno mi tengono vivo e mi faranno riassaporare la bellezza di indossare un pettorale.

Il prossimo weekend – durante il quale festeggerò anche il mio 37esimo compleanno – correrò per la Run the music, una corsa non competitiva per sostenere la musica e i luoghi in cui prende vita.

Una delle cose che più mi piace del mondo del Running è la possibilità di correre per supportare cause sensibili. In questo momento in Italia il mondo della cultura e della musica sono in ginocchio per via della pandemia, e per questo mi fa piacere prendere parte a un’iniziativa che sensibilizza sul tema e raccoglie fondi.

Il lunedì dopo Pasqua invece, il 5 aprile, correrò La marcia dei ciliegi in fiore. Pensate, ho sempre voluto parteciparci “davvero” ma non ne ho mai avuto occasione e quest’anno mi accontenterò di correrla virtualmente, indossando un pettorale ma percorrendo i soliti sentieri qui vicino.

Verranno tempi migliori, nel frattempo godiamoci la primavera che si avvicina e proviamo a trasformare ogni momento di corsa in una festa. Perché è l’unica festa alla quale per ora possiamo partecipare.

Ripetute: ci provo davvero

Lo ammetto, ho un segreto da confessare: non ho mai amato allenamenti “non liberi”, e ho sempre preferito il fartlek alle ripetute. Questo perché come molti sanno mi sono avvicinato alla corsa per risollevarmi e l’allenamento per me è sempre andato oltre il concetto di performance.

Il problema, però, è che quando sono troppo libero tendo a rimanere “comodo”. Sono fatto così. Per questo, tutto sommato, in 3 anni di corsa non ho registrato un sostanziale aumento della velocità media, se non in contesti di gara quando lo stato di forma era eccezionale.

Non che la velocità sia per me una cosa fondamentale, ma in questi periodi di magra, in cui le gare non esistono (anche se stanno, forse, riprendendo pian piano) mi serviva un modo per tenermi vivo.

Da qui ho pensato che forse potesse essere il caso di provare un tipo di allenamento più mirato. E ho iniziato le ripetute. C’è da dire, per altro, che è un allenamento ideale quando hai poco tempo e allenandomi io ultimamente in pausa pranzo – durante la settimana – ne sto approfittando.

Fresco fresco, dopo una ripetuta.

Dunque, ho iniziato con ripetute brevi, perché correre al massimo o quasi della mia velocità è molto impegnativo per me ora. Inizio con 1 km circa di corsa lenta, per portarmi su un rettilineo di pista ciclabile che si presta particolarmente al tipo di allenamento. Da lì parto con allunghi di 300 metri all’ottanta/novanta percento della mia velocità massima, intervallati da 300 metri di corsa molto lenta, talvolta camminata, per recuperare. Faccio 6 allunghi con 6 recuperi. Finisco poi con un paio di chilometri di corsa molto lenta.

Devo dire che, complice anche l’innalzamento delle temperature in queste ultime due settimane, arrivo alla fine abbastanza stremato. Ma mi sta piacendo, perché vedere certi tempi (ho corso allunghi sotto i 4:40 al km) mi da morale e voglia di migliorare.

Ho ripreso anche a fare plank, anche se su questo devo lavorare sulla continuità. Mentre nei weekend proverò ad allungare le distanze, cercando di non andare mai sotto ai 10km.

Insomma, vediamo come va. Nel frattempo, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, mi sono iscritto a una gara con partenza in solitaria. Avevo bisogno di sentire ancora quelle sensazioni. Se parteciperò, non lo so. Dipende da come andranno le cose. Intanto, però, mi preparo.

Corri che ti passa: un anno in libreria

27 febbraio 2020 – 27 febbraio 2021.

Un anno fa coronavo un sogno. Mi è sempre piaciuto scrivere, non avrei mai pensato che farlo mi avrebbe aiutato a scacciare i miei demoni. Vedere il proprio nome sugli scaffali di una libreria non ha prezzo. Ma soprattutto non hanno prezzo i messaggi di persone che hanno letto la tua storia traendone speranza, forza, ispirazione. Quando, chiuso nella mia stanza, scrivevo i capitoli del libro, pensavo a quello. Alla possibilità di aiutare qualcuno.

La corsa è stata per me una rivelazione, è il minimo che posso fare è farla conoscere a più persone possibile.

Per celebrare questo momento, così profondamente simbolico per me, ho messo in fila i pensieri in un video. Spero vi piaccia.

Corri che ti passa: un anno in libreria.

Una storia

Tante storia

La mia

Quelle di tanti altri

E che cosa ho imparato?

Ho imparato che fare fatica non è poi così male

Che un’ora in mezzo ai campi di granoturco
può rimetterti al mondo

Ho imparato che i limiti sono mentali, non fisici

Che fatto è meglio che perfetto

Che è proprio vero che chi va piano può comunque andare lontano

Ho imparato che puoi correre anche quando fa così freddo che ti si congelano i pensieri

Che quando corri fai un viaggio dentro te stesso

Che a volte ti perdi, a volte ti ritrovi

Che la bellezza è ovunque, basta saperla ammirare

Ho imparato che se non corro mi manca

Che non so come facevo, prima

Ho imparato che, nonostante tutto

se corri, ti passa

Runner, non aver paura

Paura. Quell’emozione che spesso tende a rovinarci i piani. O almeno, questo vale per me. Paura che le cose non vadano bene, paura del domani, paura dell’inaspettato. Paura di non arrivare alla fine. Questo vale nella vita, ma anche nella corsa. Tutte le gare di media distanza che ho affrontato (la mezza maratona, per intenderci) hanno generato in me incertezza, paura di non arrivare al traguardo. Paura che si è poi fatta da parte verso la fine, quando ho realizzato che con le mie risorse sarei stato in grado di arrivare alla fine.

Ecco, dirò adesso una cosa che potrebbe risultare banale ma è il fulcro della questione: il primo passo per superare i propri limiti ed essere anche solo minimamente ambiziosi, è non avere paura. Non c’è modo di progettare qualcosa di importante se si è dominati dalla paura.

E allora bisogna cercare di vivere, o correre, lasciandosi trasportare da del sano entusiasmo. È la cosa migliore da fare, ma non è facile.

Io ad esempio sono fatto così. La mia storia racconta che sono programmato per aver paura. Qual è la soluzione, dunque? La consapevolezza è il primo passo.

Il secondo passo è l’impegno quotidiano nel cercare di non dare alla paura la forza di limitarci. La corsa in questo ci può aiutare perché è uno sport nel quale continuità e impegno ripagano. E nel quale il duro lavoro da i suoi frutti giorno dopo giorno. È una delle tante cose che questo sport ci può insegnare.

Gestire la paura, anche nella fatica, è quello che serve per arrivare in fondo.

Non resta che provarci dal prossimo allenamento.