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Corri che ti passa è in tutte le librerie e negli store digitali dal 27 febbraio 2020

Corri che ti passa 2020

2020 croce e delizia. Croce perché è iniziato con un infortunio antipatico alla schiena che mi sta tenendo ai box per troppo tempo, cancellando con un colpo di spugna tutti i progetti e tutti gli obiettivi. Per preparare una gara come si deve dovrò tornare in piedi al cento per cento.

Delizia perché uscirà la prossima settimana, in libreria e sugli store digitali, la nuova edizione di Corri che ti passa.

Cosa ci sarà di nuovo? Cinque capitoli, che porteranno la conclusione della storia alla mezza maratona corsa a Brescia poco meno di un anno fa.

Spero che la storia possa arrivare a tante nuove persone e possa continuare il progetto avviato per condividere spunti di riflessione e offrire speranza a chi si trova in difficoltà. Che si voglia uscire da un momento buio o si voglia semplicemente tornare in forma, la mia storia ha dimostrato di poter aiutare con strumenti e informazioni semplici.

Il sito è già in preordine sui principali store online. Qui lo trovate su Amazon: https://www.amazon.it/dp/8868491680/ref=cm_sw_r_cp_api_i_olKuEbEAMKCF3

Sto pensando a se è come organizzare una presentazione del libro, che se sarà avverrà vicino a casa.

Nel frattempo chi vuole potrà venire a Robecca il 12 marzo per una serata dedicata a sport e alimentazione. Sarà un’occasione per parlare della mia storia, del libro, e della passione che ci accomuna.

Goodbye 2019, welcome 2020.

Se tre è il numero perfetto, il duemila diciannove è stato un anno perfetto per me. Le tre mezze maratone che ho corso con gambe e cuore mi hanno fatto sentire vivo come raramente mi ero sentito prima.

Più di mille i chilometri che ho corso, 105 le ore di attività tra allenamento e gare.

Un anno intenso che passo dopo passo è volato via. E ora eccoci per programmare un 2020 in cui spero di togliermi altre soddisfazioni.

Se è vero che i sogni son desideri, il mio desiderio è quello che l’attività fisica mi permetta di essere una persona migliore.

Questo 2020 sarà un anno importante anche per la mia opera letteraria, ‘Corri che ti passa’, che approderà in libreria con la riedizione pubblicata con casa editrice.

Finirà a breve l’avventura in autopubblicazione su Amazon, che mi ha regalato un’opportunità immensa e mi ha dato la possibilità di entrare nella classifica Kindle dei libri più venduti.

Ma l’ultima cosa che voglio fare è sedermi sugli allori. Con la speranza che la fine di un percorso possa rappresentare l’inizio di una nuova travolgente storia da raccontare.

Half Marathon Cremona: non si finisce mai di imparare

Sono arrivato alla vigilia di questa Mezza Maratona con tutto l’entusiasmo possibile e con la consapevolezza di essermi preparato al massimo delle mie possibilità – nonostante l’estate e il caldo che mal sopporto e alcuni acciacchi a livello muscolare in settembre.

Ma come la vita spesso insegna, le insidie sono dietro l’angolo. E infatti non è andata come mi aspettavo. Colto – nelle 48 prima della partenza – da una (seppur lieve) forma influenzale, mi sono trovato la mattina di domenica 20 ottobre davanti alla scelta fra correre comunque o lasciare perdere.

Alla fine, tenendo conto di tutto l’impegno messo nella preparazione e del fatto che ormai ero là, pronto a partire, ho deciso di mettermi comunque in gioco.

L’albergo che avevamo scelto era a 200 metri dalla partenza, il che ha reso tutto incredibilmente semplice e fluido in termini logistici.

La giornata, nonostante la stagione autunnale, era splendida: sole alto, cielo azzurro, clima invidiabile.

Alle 9.30 siamo partiti, con tutto l’entusiasmo possibile, ma non ero psicologicamente pronto del tutto. E questo aspetto ha comportato poi una serie di conseguenze.

La gara a Cremona è splendida: per il percorso, per l’organizzazione, per la città, per il calore degli abitanti. Un evento bellissimo che porterò nel cuore.

Io ce l’ho messa tutta anche grazie a Coach, che mi ha affiancato come sempre. Ma ho pagato un momento di affanno psicofisico a metà corsa. Lì ho perso la possibilità di migliorare il mio tempo record, registrato a Brescia in marzo.

Arrivato alla fine l’emozione dell’arrivo è stata comunque incontenibile. Da una parte riconosco di aver corso una mezza maratona nonostante le premesse tutt’altro che rosee. Dall’altra ho capito su cosa devo lavorare per togliermi soddisfazioni in futuro: la mia testa. Quando ho deciso di partire, sapevo in cuor mio che ce l’avrei fatta. Avrei quindi dovuto svuotare la mente, concentrandomi sull’obiettivo. Invece io sono partito sì, ma condizionato dalla mia condizione. E questo condizionamento mi ha portato a non essere mai focalizzato: avevo paura di non farcela, e questo mi ha fatto rallentare.

Ripartiamo da qui: dalla consapevolezza che posso correre una mezza anche se non sono informa, e che è solo lavorando sulla testa che si può andare veloce con le gambe.

Ora testa al 2020, con l’obiettivo finale di arrivare a 1000km corsi nel 2019.

DeejayTen, un anno dopo

Chi conosce la mia storia può immaginare il legame forte tra me e la DeejayTen.

È stata la mia prima 10km, ma è stata soprattutto la conclusione di un percorso che mi ha profondamente cambiato dentro e fuori.

Non potevo quindi mancare, un anno dopo, in quel di Milano. Mi ero iscritto molto presto infatti, ed ero carico di aspettative sul risultato finale poiché so che il clima di iniziative di tale portata trascina spesso verso un miglioramento del proprio record personale.

Mi sono allenato molto quest’estate, non senza fatica vista la mia insofferenza al caldo (e a una lieve lombalgia che non mi ha fermato ma ha compromesso i risultati) ma sono convinto di aver messo nelle gambe tanto allenamento, che spero possa essermi utile anche e soprattutto per il prossimo appuntamento in programma: la mezza maratona di Cremona, che correrò la prossima domenica.

Ma tornando a domenica scorsa, sono partito da casa con tanto entusiasmo, in solitaria, come a volermi godere il momento intimamente, solo con me stesso. La giornata che Milano ha regalato non era tra le più belle, ma senza pioggia e senza freddo, quindi comunque ideale per correre senza insidie.

L’evento ha confermato anche quest’anno un’organizzazione impeccabile. Sono riuscito a partire nella prima wave, per arrivare al traguardo presto e godermi con calma l’atmosfera del parco Sempione prima di concedermi un lauto pranzo con famiglia.

Al traguardo, infatti, ho trovato moglie e figlia come in tutte le occasioni per me importanti.

La gara è stata intensa e tirata. Come sempre il contesto affollato di distrae e allo stesso tempo ti spinge. Complice quindi la folla, ho tenuto un ritmo sostenuto per tutto il percorso, cercando di non perdere il passo anche quando il mio gps è andato momentaneamente in tilt.

Risultato: personal best, abbassando di diversi secondi il record precedente che avevo registrato alla StraMilano.

Che la si consideri gara oppure no, la DeejayTen si conferma un evento per tutti i runner, con un’atmosfera unica nella quale respirare sport e condivisione.

Rimarrà per me un appuntamento fisso, al quale sarò eternamente affezionato.

Adesso testa a Cremona e poi agli obiettivi per il 2020.

Back on the road

Lo so, lo so. È da un po’ che non scrivo qui sul blog. Ho preso una pausa di qualche mese, approfittando del fatto che l’estate porta per forza di cose un po’ di riposo anche grazie al diradarsi delle gare in calendario.

La prima cosa che ho scoperto in questa prima estate da runner è che il caldo mi mette terribilmente in difficoltà. Lo immaginavo, ma mai avrei pensato di non riuscire proprio ad allenarmi con temperature superiori ai 25 gradi. Per questo motivo ho ridotto notevolmente il chilometraggio da giugno ad agosto.

Ora, in settembre, ho ripreso a macinare chilometri in vista dei prossimi impegni, il più importante dei quali dovrebbe essere la mezza di Cremona. Uso il condizionale solo ed esclusivamente perché ho avuto a che fare con più di un fastidio negli ultimi mesi. Temo che caldo e allenamenti sulla velocità abbiano messo a dura prova i miei muscoli.

Sto cercando pian piano di tornare ad aumentare le distanze e prepararmi al meglio, alternando alla corsa anche cross-training di potenziamento e scarico.

Ho iniziato la preparazione a rilento con la speranza che le cose vadano meglio prossimamente.

Ieri intanto ho messo in cascina un ottimo allenamento di 12 chilometri sull’anello che gira attorno al lago di Comabbio. Bellissimo percorso, buone sensazioni.

Seguiranno presto aggiornamenti sul proseguire della preparazione.

Diario di inizio estate

Ebbene sì. Manco da un po’ su queste pagine. Ma come ho avuto modo di far capire negli ultimi post, è stato un maggio intensissimo di appuntamenti di vita e di lavoro che mi hanno per forza di cose distratto dalla corsa. Distratto, ma non distolto. Perché continuo a correre. E quando non lo faccio è un dramma, col senso di colpa che fa capolino per la paura di perdere quanto ho faticosamente e con soddisfazione costruito da un anno a questa parte.

Già, perché un anno fa ancora non avevo iniziato a correre. Camminavo, sì, ma non è lo stesso. Perché il cambio di mindset, gli obiettivi ambiziosi, il percorso di rinascita, sono arrivati dopo.

In ogni caso, come dicevo, sto correndo. Mantengo una media di 18-20 km alla settimana, con 3 uscite da 6 di base. L’obiettivo è mantenere la forma in vista di settembre, quando di certo programmerò la prossima mezza maratona.

Il caldo si fa sentire ed è una vera insidia per gli allenamenti. I trucchi che ho messo in pratica finora sono molto banali e semplici, ma sono del resto gli unici a disposizione:

– correre al mattino presto o la sera tardi; GUAI a correre con il sole addosso, rischia di diventare troppo impegnativo per chi non è sufficientemente allenato;

– cambiare itinerario in base alle mitiche fontanelle; ce ne sono sempre meno, ma ci sono, e aiutano nel momento di arsura che – nel mio caso – arriva al quinto km di allenamento.

Per il resto bisogna ovviamente vestirsi poco.

A breve andrò al mare sperando di potermi concedere svariate corse su bagnasciuga e lungomare.

Compierò proprio lì, sul mare, il primo compleanno da runner.

Da Corbetta allo Yukon

Sto leggendo in questi giorni “La vita oltre”, libro in cui “Massiccione” Roberto Zanda racconta la sua storia. Una storia che è un pugno nello stomaco. E credetemi, non solo perché alla fine di questa storia lui ci ha rimesso due gambe e quasi due braccia. È un pugno nello stomaco, per me, perché conferma per l’ennesima volta che gli obiettivi che ci diamo nello sport sono quasi sempre associati alla nostra storia personale, così come tutto ciò che ci muove per raggiungerli.

Mi spiego meglio. Da un’analisi superficiale – come se ne sentono molte, del resto – correre un’ultramaratona in un deserto a 50 gradi o nella foresta bianca a -50 gradi può sembrare un’idiozia. Così come può sembrare una follia la volontà di scalare il Nanga Parbat aprendo una via mai aperta prima.

Ma se invece si approfondisce, andando a capire meglio la storia di chi decide di farlo, si ha modo di comprendere meglio cosa porti l’essere umano a sfidare i propri limiti oltre ogni logica apparente. “Massiccione” ha alle spalle una storia personale dura, intensa, drammatica. Che lo ha portato da adulto a voler dimostrare di poter sopravvivere, da solo, in qualsiasi situazione.

Sia chiaro, non voglio generalizzare, c’è sicuramente anche chi segue sfide impossibili per un tornaconto materiale: fama, soldi, successo. Quello che voglio dire è che è inutile giudicare le scelte di qualcuno ignorandone la storia personale nel dettaglio.

Le avventure che Zanda narra nel libro impressionano: per la complessità delle sfide che ha deciso di accettare, per la drammaticità degli eventi (personali e sportivi), per la forza d’animo dell’uomo prima e dello sportivo poi.

E da questa ‘impressione’ sono ripartito questa domenica quando, sveglio presto per uscire a correre, dopo aver constatato che il meteo non era dalla mia e che sarei dovuto andare a correre nel fango da solo ho tentennato sul da farsi.
Ma poi mi sono detto: che senso avrebbe arrendersi per così poco? Cosa mai potrei combinare, nella mia vita, desistendo per così poco ogni volta che devo fare qualcosa?

Siamo umani, ed evitare ciò che è evitabile è la nostra natura. Potremmo dire quasi che siamo progettati per farlo.
Il richiamo delle coperte, la comodità del divano. “Cazzo, piove!”, continuavo a ripetermi. Ma poi finisce sempre così, che nelle pozzanghere ti ci vuoi tuffare, per sentire l’acqua addosso e dimostrare a te stesso – o al mondo intero – di aver fatto abbastanza fatica.

La soddisfazione che ne deriva è la ricompensa più bella che potresti ricevere. Ma finchè non lo provi, non lo capirai.

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La “Strachemass a Curbeta“, ad ogni modo, è andata bene nonostante il freddo e la pioggia. Correre in un contesto di gara sulle strade dove ho macinato centinaia di km nell’ultimo anno mi ha emozionato, non nego di essermi emozionato in un paio di passaggi (soprattutto quello sotto casa mia).

Adesso testa ai prossimo obiettivi. C’è una nuova mezza da correre!

Mezza maratona – Q&A

Avevo promesso di rispondere a qualche domanda sulla prima mezza corsa a Brescia, sia sull’esperienza in sè che sul percorso di allenamento e preparazione.

Così ho raccolto le domande e le curiosità su Instagram e ho provato l’esperimento di una live. È stato decisamente divertente, e spero lo sia stato anche per le persone che lo hanno seguito in diretta o successivamente.

Ma siccome sono in vena di esperimenti, per chi si fosse perso questo momento di condivisione e fosse interessato ad approfondire, ecco di seguito un video in cui ripercorro le stesse domande.

È, per l’appunto, un esperimento. Non sono così a mio agio nel registrare video guardando dritto in camera.

Fatemi sapere che ne pensate!

Runner Extralarge autunno

Perdere peso correndo

Se stai leggendo queste righe probabilmente conosci la mia storia. La corsa mi ha aiutato a uscire da un periodo complicato della mia vita e contestualmente a perdere molti kg.
Da qui, molte persone che hanno notato la mia trasformazione in questi mesi mi hanno questo quale fosse il mio segreto.

Bene, il mio segreto è che non c’è nessun segreto. È un percorso che nasce dentro di te e deve scattare qualcosa, come una molla.
Ci vogliono forza di volontà, determinazione e costanza.

La prima cosa da comprendere è che allenamento e alimentazione insieme sono la base di un dimagrimento sano.
Quindi si inizia con checkup medico che ci dica che è tutto ok e possiamo cominciare.
Per l’alimentazione è necessario invece rivolgersi a un nutrizionista: non esiste una dieta valida per tutti.
Certamente esistono regole base da seguire: proverò a riassumerle in seguito.

Una volta terminati i controlli necessari, con semaforo verde è possibile iniziare. Qui la regola è non strafare e andare per gradi.
Io ho iniziato con la camminata veloce. È vero, l’ho pensato anche io: camminare sembra una cosa da sfigati. Ma non è assolutamente così. Online potrete trovare una ricca letteratura a riguardo, negli ultimi anni la camminata veloce è diventata un vero e proprio trend e soprattutto a livello di performance e calorie bruciate non si discosta di molto dalla corsa lenta. Ma soprattutto permette di non sovraccaricare articolazioni e muscolatura quando non si è nelle condizioni di farlo. Ad esempio se si è molto sovrappeso, come lo ero io.

Ho iniziato dandomi l’obiettivo di concludere un circuito di 6km in un’ora. Dotarsi di un braccialetto fitness (io ho iniziato con Fitbit Charge 2) è utile per monitorare il battito – che deve rimanere in una determinata soglia se vogliamo assicurarci di bruciare calorie – e in generale di tenere traccia di tutte le sessioni di allenamento.

Per quanto riguarda invece l’alimentazione, in questo caso io non sono andato dal nutrizionista poiché ci ero già stato anni fa. Ho rispolverato una dieta che già avevo, fatta su misura per me. In generale però io arrivavo da anni di alimentazione irregolare. Gli esami del sangue fatti all’inizio di quest’anno segnalavano livelli di colesterolo (anche se di poco) sopra la norma. A 34 anni bisogna porsi il problema.
Quindi esiste una serie di alimenti da evitare: zuccheri in eccesso, dolci, merendine e junk food vanno eliminati totalmente.
In più un approccio equilibrato a ogni pasto aiuta ad assumere una serie di nutrienti necessari: cereali, proteine e carboidrati vanno dosati ma devono essere sempre presenti.

Come anticipato, serve forza di volontà: io ad esempio ho smesso di zuccherare il caffè. Bevendo 4-5 caffè in media al giorno, avete presente quando zucchero arriviamo ad assumere? Ve lo dico io: troppo. 

Ma torniamo all’allenamento. Quando riuscite a terminare senza affanno 6km in un’ora, potete valutare un next step. Che può consistere o nell’allungare la distanza mantenendo la velocità o (se credete sia il momento giusto) nell’introdurre tratti di corsa alternati alla camminata – ad esempio: 2km di camminata e 1km di corsa molto molto lenta.

L’obiettivo a questo punto diventa quello di “trasformare” gradualmente la camminata in corsa, senza bruciare le tappe. Non vi corre dietro nessuno ;).

Se avete curiosità o dubbi su quanto sopra, scrivetemi e proverò a rispondere.
L’approccio alla corsa lo affronterò in un articolo a parte.

@runnerextralarge



Il lato positivo

Capita a tutti, quindi anche a me. Ero all’inizio della preparazione invernale in vista dei primi appuntamenti che mi ero dato in febbraio. 12 km in programma, tanta (troppa) voglia di migliorare e salire di velocità e distanze. Negli occhi la saga di Rocky che ho visto interamente durante le vacanze natalizie.

Affondo un allungo veloce sul finale. E ma schiena mi molla. Da lì, quindici giorni di fastidì, dolori, allenamenti saltati. Finché ti rendi conto che è meglio fermarsi un attimo per poi ripartire di slancio. Una contrattura, nulla di particolarmente serio. Ma è quel tipo di fastidio che quando meno te l’aspetti ti ricorda che no, non sei al cento per cento, e devi stare attento.

Il bivio è sempre quello: correrci sopra, sperando di non peggiorare, per inseguire gli obiettivi? Oppure è meglio fermarsi?

Ai posteri l’ardua sentenza. La mia sentenza è che di certo non mi avventurerò in una mezza improbabile in quel di Vittuone, il 9 febbraio. A malincuore, ci tenevo molto. Ma non voglio forzare inutilmente.

L’infortunio ha un unico lato positivo: ti insegna a scoprire il tuo limite e soprattutto a tenere a mente che sei limitato. Qualsiasi sia il tuo livello, devi conoscere fin dove potrai arrivare ed è inutile bruciare le tappe se il fisico non te lo consente.

Ora riposo e allenamento blando fino a quando non sarò pronto a puntare di nuovo ai 21 km. Da lì ripartirà qualsiasi altra ambizione.

Pensiero del mattino

Guardati allo specchio e vedrai il tuo unico vero avversario.

Quello che non ti vuole fare alzare presto.

Quello che non ti vuole far uscire se fa freddo.

Quello che non crede in te.

Quello che ti riempie la testa di pensieri pesanti come pietre ammassate.

Se riesci a non dargli retta, ti aspetta l’alba, col suo rosso sopra le file di alberi.

L’aria pungente che sa di buono e ti pizzica le guance.

Il manto di foglie che come un tappeto accoglie i tuoi passi.

Il silenzio assordante del mattino, nel quale cercare ogni risposta.

Tra bilanci e prossimi obiettivi

Dopo aver corso due mezze maratone in due mesi (ormai ne parlo come se fosse normale, ma chi conosce il mio percorso sa che non è così visto che 12 mesi fa stavo iniziando a camminare e avevo ancora 33 kg da perdere) è nuovamente tempo di bilanci. E di nuovi obiettivi.

Sì perché, complice il meteo incerto dell’ultimo mese, la primavere sembra ancora non essere arrivata e in realtà presto sarà estate.

Qui lo dico e qui lo nego: ho in mente la maratona. Non come obiettivo, si tratta ancora di sogno, ma sto iniziando a pensare se possa valer la pena mettere in cantiere l’inizio della preparazione alla fine dell’estate. Non sono un runner da caldo, questo è certo. Sento molta più fatica anche solo con 5 gradi in più, inutile quindi pensare di poter allungare le distanze nei prossimi mesi se già sui 10 km rischio il collasso.

Quest’estate cercherò di lavorare sulla massa muscolare e sulla velocità. Lo sto già facendo, in realtà, sperimentando il fartlek. Devo dire che si tratta di un metodo affascinante poiché lascia molta libertà nella gestione dell’allenamento, e permette di rendere tutto più divertente. È fondamentale variare il ritmo se si vuole lavorare sui tempi.

Nel futuro prossimo invece, domenica 19 sarò alla Polimirun 2019 per provare a fare del mio meglio sui 10km. Se, come pare, il caldo non sarà ancora dei nostri proverò ad inseguire il PB cercando di abbattere il tempo della StraMilano. Vediamo.
Ho da poco risolto un piccolo fastidio al piede sinistro e devo capire se è scomparso del tutto o no.

Nel frattempo monitoro il calendario per fissare una bella mezza alla fine di settembre, sperando che il fresco in quel periodo mi permetta di migliorare sul tempo di Brescia.

Il ruggire del vento (Half Marathon Como 2019)

Avete mai sentito il vento ruggire? Io sì. Domenica.
Mi apprestavo a correre la mia seconda mezza maratona.

Alzato di buon’ora – alle 6, per la precisione – recupero il cellulare, apro Facebook e vedo che l’organizzazione suggerisce di portare l’antivento. Cazzarola, io l’antivento non ce l’ho. Ho messo in borsa un poncho usa e getta perché le previsioni davano pioggia fino a poco prima della partenza, ma non mi aspettavo di dover pensare al vento. Mentre cerco di svegliarmi per bene e riflettere lucidamente, mi dirigo verso l’armadio per cercare il k-way. È l’unica cosa che potrebbe ripararmi. Nel frattempo sento dall’esterno il sibilo sinistro del vento e realizzo che quindi il problema è reale. Non è un eccesso di scrupolo, c’è tempesta davvero. Recupero il k-way, e mi rendo conto che è gigantesco, almeno 3 taglie più grande. Ma non ho scelta, toccherà mettere questo.

Mi vesto, puntando ad avere quindi tre strati: maglia corta, maglia lunga, k-way. Mi dirigo a quel punto in cucina per la colazione, guardando il meteo su Como, e non ci sono dubbi: farà freddo. Ma ormai siamo in ballo e balliamo.

Arriva coach a prendermi in auto, scendo, sento il gelo avvolgermi, l’aria è umida, ha finito di piovere da poco. Salgo in macchina e cominciano a scherzare sulle condizioni avverse. In poco più di 40 minuti siamo a Como. Troviamo parcheggio a 50 metri dall’ingresso del ritrovo. Ovvio: la città è deserta. Sono tutti a letto, o in ogni caso al caldo. Scesi dall’auto ci rendiamo conto che il meteo è ben peggio di quello che potevamo pensare. C’è un vento terribile, gelido e forte, che tira dai monti. Le acque del lago sono agitate, sembra che vogliano esondare, si scontrano a riva sugli scogli e gli schizzi raggiungono il lungolago senza alcuna difficoltà. Incrociamo lo sguardo di altri runner arrivati sul posto e vediamo la stessa aria perplessa che con ogni probabilità loro potranno scorgere sui nostri volti. Tolto il lato goliardico della situazione, che ci strappa qualche risata, c’è ben poco da ridere.

Avviso mia moglie dicendole di non muoversi da casa. Il pranzo in riva al lago che avevamo organizzato è rimandato, non c’è alternativa. E ci infiliamo allora nei locali dello stadio comunale per recuperare i pettorali. Una volta ritirato il pacco gara viene dato un avviso: la 10 km viene ridotta a 8 su ordine del prefetto. Ah. E la mezza?

La mezza è confermata, dicono che il percorso è piuttosto riparato. Questi sono i momenti in cui alla fine è normale chiedersi “chi te lo sta facendo fare”. Tu in realtà lo sai. La risposta ce l’hai, non devi neanche stare a cercarla troppo. Quindi ok, corriamo.

Ci prepariamo in macchina, unico punto riparato, anche se il vento è talmente forte da farla oscillare.

Usciamo giusto in tempo per fare un minimo di riscaldamento, dopodiché si parte. Nonostante il clima ostile – il vento non fa neanche finta di diminuire – si respira il classico entusiasmo da partenza. Tutti pronti a far scattare gli orologi, la partenza regala già i primi brividi quando nel passaggio verso il lungolago l’acqua sembra esondare, invadendo la passerella e creando quindi discreto panico tra i corridori, che fanno del loro meglio per saltare le pozze e preservare le scarpe asciutte.

Io ci riesco, più o meno. Ma il bello inizia adesso. Mi avevano detto che il percorso sarebbe stato tosto, ma non così come si prospetta. Dopo 500 metri siamo già in salita. E qui capisco che il trend non cambierà. Si sale. Si scende. Si sale. Si scende.

Fino a quando la salita si fa più dura. “Questa è la parte più tosta, e il problema è che al ritorno questa discesa diventa salita, e la trovi circa al 16 esimo km” ci dice un runner con cui condividiamo il passo. “Ah, ottimo”, penso tra me e me. E qui capisco che il tempo è una variabile da non contemplare oggi, poiché sarà impossibile fare meglio di Brescia. La corsa in salita non è la mia tazza di tè, per usare un eufemismo caro agli inglesi.

Ad ogni modo corro, non mollo. Arrivo al giro di boa dopo aver usufruito di entrambi i primi ristori per bere. Faccio mente locale e realizzo che per essere a metà percorso sono piuttosto provato. È normale: ho corso in salita per la metà del tempo, non ci sono abituato. Ma voglio arrivare in fondo al meglio che posso. Quindi testa bassa e correre.

Il punto più duro in assoluto non tarda ad arrivare, ed è proprio all’altezza del 16esimo km. La salita è tostissima, e sembra non finire mai. Più ne percorro, più sembra aumentare. Vedo finalmente la fine, e sul punto in cui si scollina posso tirare il fiato. Non fosse che la discesa è a suo modo altrettanto impegnativa per le mie gambe. Butto giù il secondo gel, come da programma. Il primo al 12esimo, il secondo al 17esimo.

Gli ultimi due km sono una dolce sofferenza, inutile negarlo, ma il profumo del traguardo quando ci riaffacciamo sul centro della città si fa sentire e mi dà la carica per terminare il percorso.

Questo è il momento in cui i pensieri riaffiorano, le idee su chiariscono, la gioia della corsa esplode perché il traguardo è vicino, e con esso è vicina la felicità che comporta tagliarlo.

All’arrivo non troviamo una folla acclamante, fa troppo freddo. Troviamo un piccolo gruppo di persone che resistono caparbiamente (a proposito, un grazie sentito a tutta l’organizzazione che ha lottato col maltempo per farci correre), ultimo sforzo per mettermi in posa per la foto di rito e poi eccola. La mia medaglia.

La metto al collo, la fatica si allevia, riprendo fiato. Dritto verso ristoro e doccia, si torna a casa carichi di km e soddisfazione.

Ora pensiamo alla prossima.