Blog

Qualcosa in cui credere

Prendo in prestito una frase di una canzone come inizio di questa mia riflessione.

E se non hai niente in cui credere,
non avrai niente che puoi perdere.
Sì, tranne te.

Ecco. Riflettevo in questi giorni, nelle mie peregrinazioni mentali, sull’importanza di credere in qualcosa. C’è chi ha una fede religiosa. Io personalmente non rientro in questa categoria e talvolta provo invidia. Ma la verità è che la vita offre a tutti la possibilità di credere in qualcosa seguendo o la propria spiritualità o la propria indole.

Ecco che allora forse anche io credo in qualcosa: da due anni credo nella corsa. Credo in uno stile di vita diverso. Credo nello sviluppo della propria capacità di superare il limite. Credo nella resilienza, un termine abusato, spesso ridicolizzato dalle mode, ma che ha in se il valore del saper superare le difficoltà.

Credo nei valori dello sport. Credo nel tempo dedicato a se stessi. Credo nel coltivare una passione.

Credo nella natura. Credo nei fontanili, che irrigano la mia terra, quella dalla quale provengo: la pianura padana fatta di campi di grano, risaie, granoturco.

Credo nelle radici salde da cui dipendiamo e nelle ali che ognuno di noi ha per spiccare il volo.

Credo anche nella paura, perché no. Nella paura del domani, nella paura di non farcela. Probabilmente non sarà così per tutti ma è proprio nei timori, spesso, che mi sento Vivo.

Insomma, credo in quel qualcosa che ti spinge ad andare avanti anche quando credi di non potercela più fare.

E credo che credere sia importante. O almeno credo.

Done is better than perfect

Ovvero, letteralmente: fatto è meglio che perfetto.

Si, perché sono convinto che se aspettiamo di fare le cose quando ci sono tutti i presupposti per farle come vorremmo, corriamo il rischio di non farle più. Quindi è meglio iniziare a farle, poi si vedrà come migliorare.

“Ok, ma cosa c’entra questo con la corsa, Federico?”. Immagino già questa vostra domanda, più che lecita. C’entra, c’entra eccome. Vi spiego perché. Molto spesso ricevo commenti e messaggi sulla continuità, sul come essere continui, sul come trovare motivazioni per allenarsi senza lunghe pause. Ecco allora che il detto di chi sopra diventa fondamentale: non dobbiamo focalizzare l’attenzione totalmente sulla qualità di quello che riusciremo a fare. Perché non sempre avremo tutte le migliori condizioni per una performance impeccabile, almeno se conduciamo una vita normale, fatta di impegni, imprevisti, doveri. Ma tutti abbiamo ogni giorno quel poco tempo a disposizione per fare qualcosa. Quindi bene, facciamolo! Non ho tempo per fare i 10 km che mi prefissavo? Ne farò 5. Oggi non ho voglia di correre? Posso comunque camminare, o andare in bici. Non ho voglia di fare l’allenamento che la tabella indica per oggi? Esco e corro a sentimento. L’importante è, secondo me, non evitare di uscire saltando completamente quello che avremmo voluto fare. Perché oltre ad alimentare un potenziale senso di colpa, così facendo rischiamo anche di perdere motivazione e quindi di lasciarci andare.

Vedremo allora che poi, non perdendo colpi, alimenteremo un circolo virtuoso che ci darà sicuramente grande soddisfazione.

Perché se l’appetito viene mangiando, la costanza viene facendo.

Nuovi progetti, nuovi obiettivi

Chi mi segue dall’inizio di questa avventura “di corsa” sa cosa significhi per me il progetto Runner Extralarge, a partire da “Corri che ti passa“. Un progetto nato dalle ceneri di quello che sono stato per svariati anni: una persona pigra, sedentaria, pronta a preoccuparsi per qualsiasi cosa senza far nulla per migliorarmi.

Ebbene, sono davvero tante le soddisfazioni che mi sono tolto finora. E non parlo solo certo di personal best, di chilometri, o di medaglie. Le performance non sono il mio forte. Non parlo neanche dei primati in classifica del libro, diventato best seller su Amazon. Parlo del fatto che tutti, e dico tutti, i messaggi che volevo trasmettere sono arrivati a destinazione. Non era scontato. Quando ho deciso di raccontare la mia storia, avevo solo un timore: essere frainteso. Temevo che da una parte potessi cadere nel vittimismo senza riuscire a passare il messaggio positivo della mia esperienza, che in realtà era l’unico che mi interessava. E temevo che dall’altra parte le persone avrebbero potuto pensare che volessi barattare le mie emozioni, le mie fragilità, per un pò (davvero poca, nel mio caso) di popolarità. Il rischio c’era, in entrambe le direzioni.
La verità però è che invece le buone intenzioni sono state riconosciute e di questo devo essere grato a tutti coloro che si sono messi in ascolto senza pregiudizio.

E non mi riferisco solo a chi si è immediatamente riconosciuto nella storia, traendone motivazione e immedesimandosi nella mia esperienza. Mi riferisco anche a chi, già più esperto, ha espresso apprezzamento per quanto ho fatto, riconoscendomi “compagno” in questa passione che ci accomuna: la corsa.

Immaginatevi quindi l’emozione quando mi è stata prospettata l’opportunità di collaborare con uno sponsor che ha riconosciuto in me e nella mia storia dei valori sportivi e umani – che vanno oltre il mero risultato sportivo – in cui riconoscersi. Una filosofia, un’attitudine, in comune.
Ho ovviamente accettato con entusiasmo e riconoscenza e la collaborazione con Errea è diventata realtà.

Errea è un brand che sento personalmente vicino sin da quando ho iniziato a fare sport a livello giovanile. È un brand che accompagna gli atleti sin dalla giovane età, partendo dalle categorie professionistiche per arrivare alla Serie A (se parliamo di calcio).
Un brand italiano che da una parte si dimostra da sempre vicino agli atleti, e dall’altra dimostra di saper innovare. Vestire i loro materiali mi permetterà infatti di entrare in contatto anche con la loro area di ricerca e sviluppo, sempre al lavoro per innovare e sperimentare nuove soluzioni tecnologiche in grado di soddisfare le esigenze di chi fa sport.

Racconterò la mia esperienza – di prodotto e non – qui e sui miei canali, sperando che questa collaborazione mi accompagni anche nella ripresa verso l’inseguimento dei miei traguardi ora che il virus sta allentando la presa (sperando continui così).

L’estate è ormai arrivata e mi godo l’ultimo periodo fresco per provare a mettere km in cascina. Per motivarmi sto sfruttando le virtual run. A tal proposito, anche per celebrare simbolicamente quella che fu la mia prima mezza maratona, correrò virtualmente la 10km della Brescia Art Marathon prendendo parte alla #BAMNERVERSTOPS, l’iniziativa “di corsa” che si svolgerà da sabato 4 luglio a domenica 12 luglio e che ognuno potrà correre dove vorrà: su un lungomare, costeggiando un fiume, attraversando i parchi cittadini.
Un modo come un altro per tornare a conquistare una medaglia.

Alzarsi presto per correre: come fare?

Questa mattina mi sono alzato molto presto, come mi capita spesso. Sono sempre stato mattiniero sin dall’infanzia. Tendo a dormire presto alla sera e mi sveglio presto. Ma anche se sono abituato così, iniziare ad alzarmi presto per uscire a correre è stato comunque un trauma. Un po’ perché, banalmente, ci si sveglia molto presto – soprattutto se poi si deve prendere il treno e andare a lavoro, come facevo prima del lockdown. Un po’ perché un conto è alzarsi e spostarsi sul divano a fare zapping, un conto è alzarsi e dopo 10 minuti essere in strada. Anche quando ci sono 2 gradi o quando piove.

Per farcela ho dovuto creare la classica routine. Di seguito i miei consigli per provarci:

1. Non succede tutti i giorni.

Anche se siete dormiglioni e amate stare nel letto fino all’ultimo, dovete pensare che non state rinunciando a farlo sempre e per sempre. Se, come me, avete due allenamenti settimanali nei giorni lavorativi, dovete pensare che lo farete per due giorni su sette. Vi godrete il sonno tutti gli altri giorni.

2. Andate a letto presto

Potrebbe sembrare scontato ma non lo è: per svegliarsi alle 6, bisogna andare a letto prima.

3. Doppia sveglia

Per evitare un trauma, qualora foste tra i più sensibili al suono della sveglia, potete metterne una un po’ prima dell’orario in cui vi alzerete. In questo modo avrete modo di rilassarvi un attimo nel dormiveglia e rendere più dolce il processo.

L’ombra affusolata di prima mattina.

4. Preparate tutto la sera prima

Anche questo non è banale. Girare in casa a cercare tutto l’occorrente – magari al buio e senza far rumore, se rischiate di dare fastidio a qualcun altro – è davvero scomodo. La cosa più semplice, che non costa nulla, è preparare tutto prima di andare a dormire. In 5 minuti sarete pronti a uscire ed eviterete l’inutile stress di ricomporre all’ultimo l’outfit necessario.

5. Datevi un obiettivo

Che può essere di performance, ma anche no. Può essere quello di farvi una bellissima foto in un posto che vi piace. Può essere quello di fare un giro diverso dal solito, esplorando nuovi percorsi. Quest’ultimo è una di quelle che maggiormente mi affascina: esplorare. La curiosità è un ottimo strumento da sfruttare per avere carica e motivazione.

6. PROVATE

Almeno la prima volta obbligatevi a farlo, in modo da poter capire se ne vale la pena o no. Non mi sono mai pentito di essere andato a correre presto. La fatica del risveglio anticipato è ripagata alla grande dalla soddisfazione al termine dell’allenamento. E durante il giorno sarete meno stanchi di quello che potete immaginare.

Provare per credere!

Il primo passo è quello che conta

Alle tante persone che mi chiedono come fare, lo dico sempre: dalla mia esperienza ho imparato che il primo passo è quello che conta.

Nel mio caso fui trascinato fuori casa dal mio amico Stefano e se da una parte auguro a tutti di trovare qualcuno che vi sproni a partire, dall’altra sono convinto che ognuno di noi abbia dentro di sè la forza necessaria per fare da solo questo primo passo. Sia chiaro, dopo averlo fatto non basterà l’inerzia. Ci vorrà ancora tanto impegno. Ma sono convinto che lasciare il divano per una bella passeggiata o corsa nel verde sia un ottimo modo per capire cosa conta davvero e cosa no. E per capire cosa ci siamo persi finora.

In questo momento di “ripartenze” il mio cervello è iperattivo e vaga da un progetto all’altro, da un obiettivo all’altro. Alcuni abbordabili, altri inarrivabili (forse). Alcune volte vedo cosa sono in grado di fare altre persone e provo una “sana” invidia. E mi soffermo allora sul fatto che anche solo il poter fare progetti oggi è dipeso da un percorso lungo, tortuoso, che è iniziato due anni fa. Poco più di due anni, quasi 35 kg persi, 190 corse, 1400 km percorsi. Tutto questo mi ha permesso ora di avere il privilegio di avere progetti e obiettivi.

Ed è partito tutto da quel primo passo.

Due chiacchiere con Simone / Esco a Correre

Ieri sera sono stato ospite di Esco a Correre grazie all’invito di Simone. È stato per me un onore poichè nelle scorse settimane sullo stesso canale erano state intervistate persone del calibro di Calcaterra e Baldini, oltre a tanti atleti di primo livello.
Il fatto di poter essere accostato anche solo per proprietà transitiva a personaggi di questo tipo mi fa pensare che qualcosa di buono, con la corsa, l’ho combinato.

È stata una bella chiacchierata, con un bel clima, che si è instaurato in mono naturale tra due persone che condividono una grande passione. E ho visto in Simone una passione genuina e oltre che una grande volontà di fare divulgazione su argomenti davvero utili.

Ho riflettuto con lui, off the records, proprio sul fatto che la corsa è uno sport in grado di mettere nello stesso calderone il sottoscritto e un campione olimpico. Perchè è uno sport che dà a ognuno le risposte che cerca, che tu sia in una pista di atletica all’interno di uno stadio affollato, o che tu sia da solo in mezzo al nulla, combattendo con i tuoi limiti mentali.
Questa è la magia della corsa, e questo è quello che ho cercato di raccontare fino ad oggi qui sul blog, sui social, e nel mio libro.

La corsa è per tutti. Serve solo il giusto grado di consapevolezza per iniziare.

Qui sotto trovate il video dell’intervista con Simone, sperando possiate trovarlo interessante.

Obiettivi senza obiettivi.

Bisogna essere obiettivi: in questo momento è difficile darsi obiettivi.

O meglio: è dura vedere un orizzonte per chi come me adora mettersi alla prova in qualche gara, in mezzo alla gente, anche solo per sentire quell’atmosfera che mi ha stregato nelle prime tapasciate. È anche vero però che la corsa ti insegna ad avere obiettivi in ogni uscita, ogni allenamento, ogni singola corsa.

È la parte più nobile di questo sport, ti porta a superare il limite sempre. O quasi. Pensiamo allora alla difficoltà che molti di noi hanno adesso a essere costanti e continui nell’allenamento. Alla difficoltà nel divertirsi, con la fatica nel ritrovare i nostri ritmi standard.

Ecco allora che l’obiettivo è da ricercare lì in mezzo. Non sappiamo quando torneremo a gareggiare anche solo per divertimento e per sentirci meno solo, per sentirci parte di qualcosa. Ma sappiamo che il momento per mettersi in forma e prepararsi per arrivarci pronti è adesso.

Allora il consiglio è quello innanzitutto di essere costanti e prudenti nell’allenamento, stringendo i denti quando non ci riconosciamo nel passo che teniamo. Abbiamo già imparato che l’allenamento porta per forza di cose a migliorare. È solo questione di tempo.

Io ad esempio sto integrando i km di corsa con km di camminata. Sto riesplorando i dintorni di casa, scrutando angoli che davo per scontati prima di trovarmi chiuso in casa senza possibilità di visitarli.

Fare poco ma sempre è molto meglio che strafare ogni tanto. Strafare può portare poi anche a sovraccarichi e infortuni, da evitare assolutamente perché potrebbero avere effetti devastanti sul nostro umore.

A parte i giochi di parole, quindi, possiamo dirci che il bello della corsa è che di volta in volta l’obiettivo è dentro di noi. Sta a noi scovarlo è andarlo a raggiungere, e quando sarà il momento di tornare a farci valere ci faremo trovare pronti.

Siamo tornati

Quanto ci è mancato tutto questo? Vi dico la verità, questa mattina ero stranito. Ho mascherato con entusiasmo sensazioni in realtà molto contrastanti. Uscire all’aperto dopo così tanto tempo mi mette un po’ a disagio.

Questo nemico invisibile, per di più, ha risvegliato il mio lato ipocondriaco. Ho paura dell’ignoto che ci circonda, dell’euforia incondizionata che potrebbe riportarci nel baratro.

Ma, c’è un ma. E il ma è che niente e nessuno mi avrebbe fermato stamattina. Sarei uscito a correre a qualsiasi costo. Lo dovevo a me stesso, alla mia storia recente, al mio corpo.

Me lo dovevo per ritrovare un po’ dello spirito sopito. Lo spirito di chi lotta per conquistare qualcosa. Di chi si ricorda di essere qualcuno anche e soprattutto quando è solo e lotta contro i suoi limiti. Non è facile. Di fatto mi fa ancora una certa impressione la mia immagine con la mascherina sul viso. Ma ci deve essere un barlume di normalità, di respiro, in quello che facciamo, da oggi. E la mia normalità è la corsa. La mia strada, le mie campagne, i miei orari, le mie cascine, i miei casolari isolati nel verde.

Il mio posto preferito, a 2 km da casa.

La mia normalità sono le gocce di sudore, il fiato corto, il rumore dei passi sull’asfalto. La mia normalità è la fatica fine a se stessa che regala quell’enorme soddisfazione che solo chi corre può comprendere. La mia normalità è la resilienza, è lottare ogni giorno coi fantasmi.

Il resto può attendere. La corsa forse no.

Ripartire con prudenza

Ebbene, ci siamo. Dopo un paio di mesi di lockdown serrato a fronte dell’emergenza Covid si riparte, e anche chi come me si è astenuto finora a correre fuori casa è pronto a ripartire perché quella libertà manca come l’aria fresca.

Non nego una certa inquietudine: da una parte mi sembra di non correre da anni e ho ansia da prestazione; dall’altra il clima di sfiducia respirato negli ultimi mesi nei confronti della categoria runner mi rattrista e preoccupa in vista del ritorno in strada. Per questo, opterò sicuramente per allenamenti sul presto al mattino, e punterò a iniziare con 1-2 uscite settimanali – mantenendo l’home workout che ormai è entrato nella routine.

In Lombardia è previsto l’obbligo di coprire naso e bocca in esterno, anche per correre. Francamente non me la sento di indossare una mascherina (è dimostrato che potrebbe essere pericoloso, per altro). Opterò per lo scaldacollo leggero, ma soprattutto farò tutto il possibile per non avvicinare nessuno stando diversi metri (alcuni studi dimostrano che due potrebbero non bastare) distante da eventuali persone incrociate. La mia fortuna è quella di abitare a pochi metri dai campi, vicino all’aperta campagna. Sarà quella la mia direzione.

Per ricominciare dopo due mesi potrei anche pensare di inserire un po’ di camminata. Non è detto, ma in generale a chi come me riprende dopo tanto tempo – e dopo un problema (nel mio caso alla schiena) – raccomando prudenza.

È essenziale ripartire per gradi e valutare lo sforzo iniziale in base a quello che si è fatto nelle ultime settimane. Io ho lavorato abbastanza in fase aerobica, quasi zero su quella anaerobica: questo è il punto cruciale. Dovrò tornare progressivamente a correre tenendo anche conto che ho fatto gli ultimi km che era pieno inverno mentre ora ci troviamo in primavera inoltrata.

La distanza su cui mi cimenterò nel primo allenamento sono i 5km. Non voglio accettare di correrne meno, non voglio rischiare correndone di più.

Cercherò di prevedere una sessione corposa di stretching a fine corsa, e di osservare un po’ di riposo nei giorni successivi, capendo come il mio corpo risponderà. Da qui pianificherò gli allenamenti del mese. La cosa più importante sarà quella di godersi il momento: in ritorno alla “normalità” di cui tutti noi sentiamo un forte bisogno.

Torniamo a riprenderci un po’ di libertà.

La sottile linea tra insuccesso e stimolo

Vi dirò una cosa: ho corso tre mezze maratone, e il mio PB su quella distanza l’ho raggiunto alla prima che ho corso. È ancora imbattuto.

Non ho ancora imparato a capire come gestire la distanza, questa la verità, ma in cuor mio faccio fatica ad ammetterlo. Preferisco generalmente accampare scuse: Como è un percorso impervio, e c’era la bufera; a Cremona avevo riposato male alla vigilia. Per carità, tutto vero, gli imprevisti sono quello che succede mentre pianifichiamo tutto nel dettaglio.

Ma la realtà delle cose è che quello che per me è stato un insuccesso, può essere trasformato nel primo stimolo. Guardando la realtà da una prospettiva diversa devo ringraziare di avere ancora un obiettivo importante, che per me conta davvero.

Ringrazio i miei insuccessi allora, perché sono quello per cui lotto ancora oggi.

Dagli al runner

Arrivato al punto in cui i giorni di quarantena non riesco neanche a contarli ormai, ho ripreso in mano Strava per fare un punto della situazione.

Ho corso i miei ultimi 7km lo scorso 16 febbraio. Più di due mesi ormai. Non era mai successo da quando ho iniziato a correre. È surreale, se ci penso. Di fatto dovrò ricominciare da zero.

La cyclette aiuta a mantenersi attivi a livello mentale ma non offre purtroppo l’opportunità di fare uno sforzo anche solo confrontabile con la corsa. L’allenamento a corpo libero può essere molto intenso ma personalmente mi annoia. Non riesco a essere continuo. Mi sto facendo aiutare in questo dal mio amico Leo, che mi sprona in diretta Zoom ogni due giorni, facendomi sudare e rivoltandomi come un calzino. Ma non sarà mai la stessa cosa. Non sarà mai come correre.

Ecco allora che questa prospettiva che ci viene data, con una probabile riapertura per il 4 maggio, diventa speranza di una ripartenza che ormai è necessaria. Chi corre per stare meglio, come me, dopo uno stop di due mesi è al limite. Pur comprendendo che lo scenario attuale impone riflessioni, vincoli, divieti, inizia a stare stretta la mancanza di libertà personale nel fare sport a livello individuale.

Si è aperto un dibattito davvero violento sul tema. Io spero che la rabbia verso chi corre fosse solo un’errata modalità per esprimere frustrazione dovuta a situazioni mai provate prima. Avrei potuto anche comprenderlo, non fosse stato per alcune situazioni davvero al limite in termini di veemenza e mancanza di rispetto.
Io, nel mio piccolo, con il senso di responsabilità di chi ha deciso un giorno di creare una community legata al running, mi sono subito schierato per il non correre. Non voglio ripetermi, ho già avuto modo di dire che semplicemente c’erano in ballo cose troppo più importanti per poter anche solo pensare di cedere a un capriccio.

Non possiamo però accettare che i runner vengano additati come demoni. Chi come me è portatore sano di corsa e sta alla larga da ogni fondamentalismo, ha il diritto di correre nel rispetto delle regole e di essere rispettato in quando persona che vuole prendersi cura di sé.
Attenzione quindi a giudicare chi corre. Restare umani vale sia per la scelta di non correre per rispetto di chi lotta là fuori contro quel nemico invisibile che è il coronavirus, sia per chi – con consapevolezza e massimo rispetto delle regole – vorrà tornare a mantenersi attivo e in forma, alleggerendo l’anima dai pensieri.

Perché, per chi non lo sapesse, è questo che fa la corsa anche e soprattutto per gli amatori: alleggerisce corpo e anima, pancia e cervello. Con buona pace di chi continuerà a preferire il divano.

Allenamento e quarantena

Siamo in tanti a condividere in questo periodo la volontà di mantenerci attivi durante la quarantena da Coronavirus. Non è facile rinunciare alla strada per chi è abituato a macinare chilometri, ma è un nostro dovere fondamentale rispettare le indicazioni e non farci prendere da spirito egoistico. Torneranno le corse in libertà. Nel frattempo, che si fa?

Non credo sia mai esistito periodo storico più ricco di contenuti a riguardo: il web è ormai una fonte senza fine di suggerimenti e tutorial per allenarsi a corpo libero. Io, nel mio piccolo, ho la fortuna di avere in casa una cyclette che mi permette di fare allenamento cardio a media intensità. Alla lunga, lo ammetto, sta diventando noioso. Ma cerco di vedere il bicchiere mezzo pieno.

Parallelamente provo ad alternare qualche seduta di allenamento a corpo libero: core stability, squat, piegamenti e addominali. È molto difficile per me essere costante su questo, non lo nego. Ed è un errore non esserlo, perché questo potrebbe in realtà risultare un momento ideale per fare quell’allenamento funzionale che di solito non facciamo per mancanza di tempo. Ci sto provando. Con risultati altalenanti.

Quello su cui sono riuscito a essere incredibilmente regolare invece è la ginnastica per la schiena. Ho raccontato anche qui dei malanni muscolari che ho affrontato all’inizio dell’anno. Per migliorare e risolvere ho scoperto una serie di esercizi per l’allungamento della catena muscolare posteriore che stanno giovando non poco. In particolare ho approfondito il metodo di Françoise Mézières. Non voglio andare oltre poiché non ho nessuna preparazione in merito, sono approfondimenti nati in seguito a un percorso fisioterapico che ha escluso problemi più gravi, riconducendo tutto a livello muscolare.

Per il resto provo a mantenermi attivo online. Il libro nel sul piccolo continua a vendere – nella versione eBook – e ho fatto un paio di live su Instagram. A tale proposito, ho preparato una bella (spero) sorpresa per i prossimi giorni. Mercoledì sera farò una live con un amico runner-scrittore esperto sulla maratona più famosa del mondo. State sintonizzati per scoprire di più.

Che dire quindi, in conclusione: state a casa e cercate di allenarvi al meglio. C’è anche chi ha pensato di correre in giardino, sul balcone, in sala da pranzo. Fatelo se volete, purché siate in sicurezza. Serve responsabilità. Io sono arrivato a misurare su Google Maps la lunghezza del perimetro dell’area condominiale. Con 10 giri farei 5km…

Mi manca correre

Mi manca correre.
Ne sto parlando poco, ultimamente. Semplicemente perché non è importante ora e ho ritenuto fosse il caso di non allenarsi in strada, e di non farne un dramma.
Però, mi manca correre.
Mi manca il profumo dell’erba che a marzo, tu voglia o no, inizia a farsi sentire. Il sole tiepido che inizia a scaldare l’aria.
Non corro da settimane ormai, prima per la schiena, poi per lo scenario apocalittico che mi circonda.
Ma mi manca correre.
Mi manca quel senso di libertà, di solitudine, di fatica fine a se stessa. Quella fatica che serve solo a dimostrarti che ehi, ci sei, ce la puoi fare, tra i tuoi mille difetti vali qualcosa. Tra i tuoi mille limiti, quello puoi superarlo.
Aspettiamo tempi migliori, e per carità, non intendo per la corsa.
Ora ci sono cose più importanti da risolvere, per il bene di tutti.
Però…mi manca correre.

Passa, vero?

Cari amici runner (e non), questo per me è un periodo piuttosto complicato. Non tanto per l’attualità soffocante che credo sia per tutti motivo di apprensione o, se non altro, di distrazione dal normale corso degli eventi.

Purtroppo come ho già avuto modo di raccontare sono alle prese con un infortunio alla schiena (articolazione sacroiliaca per la precisione, a quando pare) che non cenna a mollare dopo ormai più di un mese di allenamento leggero e riposo.

Per la prima volta da quando ho iniziato a correre devo fare i conti con la fatica di non poter fare quello che mi piace fare. La corsa non è solo uno sfogo, fonte di benessere e soddisfazione. La corsa è anche strumento di weight management. Da qui una tensione crescente che mi accompagna negli ultimi giorni. La speranza che tutto si risolva, prima o poi, per tornare a godermi la bellezza della passione che ci accomuna.

Nel frattempo, con la primavera ormai alle porte, la seconda edizione del libro è ormai disponibile in libreria e online e i primi segnali sono stati positivi. Spero che la storia possa aiutare tante persone a ripartire, o semplicemente a stare meglio.

Chi volesse lo trova su Amazon (https://www.amazon.it/Corri-passa-ripartire-fallo-correndo/dp/8868491680/ref=mp_s_a_1_1?keywords=corri+che+ti+passa+libro&qid=1583052820&sprefix=corri+che&sr=8-1) o in tante librerie in tutta Italia.

Con la speranza di tornare presto a raccontare le emozioni che suscita correre, e non il disagio che suscita non poterlo fare.

Corri che ti passa è in tutte le librerie e negli store digitali dal 27 febbraio 2020

Corri che ti passa 2020

2020 croce e delizia. Croce perché è iniziato con un infortunio antipatico alla schiena che mi sta tenendo ai box per troppo tempo, cancellando con un colpo di spugna tutti i progetti e tutti gli obiettivi. Per preparare una gara come si deve dovrò tornare in piedi al cento per cento.

Delizia perché uscirà la prossima settimana, in libreria e sugli store digitali, la nuova edizione di Corri che ti passa.

Cosa ci sarà di nuovo? Cinque capitoli, che porteranno la conclusione della storia alla mezza maratona corsa a Brescia poco meno di un anno fa.

Spero che la storia possa arrivare a tante nuove persone e possa continuare il progetto avviato per condividere spunti di riflessione e offrire speranza a chi si trova in difficoltà. Che si voglia uscire da un momento buio o si voglia semplicemente tornare in forma, la mia storia ha dimostrato di poter aiutare con strumenti e informazioni semplici.

Il sito è già in preordine sui principali store online. Qui lo trovate su Amazon: https://www.amazon.it/dp/8868491680/ref=cm_sw_r_cp_api_i_olKuEbEAMKCF3

Sto pensando a se è come organizzare una presentazione del libro, che se sarà avverrà vicino a casa.

Nel frattempo chi vuole potrà venire a Robecca il 12 marzo per una serata dedicata a sport e alimentazione. Sarà un’occasione per parlare della mia storia, del libro, e della passione che ci accomuna.

Goodbye 2019, welcome 2020.

Se tre è il numero perfetto, il duemila diciannove è stato un anno perfetto per me. Le tre mezze maratone che ho corso con gambe e cuore mi hanno fatto sentire vivo come raramente mi ero sentito prima.

Più di mille i chilometri che ho corso, 105 le ore di attività tra allenamento e gare.

Un anno intenso che passo dopo passo è volato via. E ora eccoci per programmare un 2020 in cui spero di togliermi altre soddisfazioni.

Se è vero che i sogni son desideri, il mio desiderio è quello che l’attività fisica mi permetta di essere una persona migliore.

Questo 2020 sarà un anno importante anche per la mia opera letteraria, ‘Corri che ti passa’, che approderà in libreria con la riedizione pubblicata con casa editrice.

Finirà a breve l’avventura in autopubblicazione su Amazon, che mi ha regalato un’opportunità immensa e mi ha dato la possibilità di entrare nella classifica Kindle dei libri più venduti.

Ma l’ultima cosa che voglio fare è sedermi sugli allori. Con la speranza che la fine di un percorso possa rappresentare l’inizio di una nuova travolgente storia da raccontare.

Half Marathon Cremona: non si finisce mai di imparare

Sono arrivato alla vigilia di questa Mezza Maratona con tutto l’entusiasmo possibile e con la consapevolezza di essermi preparato al massimo delle mie possibilità – nonostante l’estate e il caldo che mal sopporto e alcuni acciacchi a livello muscolare in settembre.

Ma come la vita spesso insegna, le insidie sono dietro l’angolo. E infatti non è andata come mi aspettavo. Colto – nelle 48 prima della partenza – da una (seppur lieve) forma influenzale, mi sono trovato la mattina di domenica 20 ottobre davanti alla scelta fra correre comunque o lasciare perdere.

Alla fine, tenendo conto di tutto l’impegno messo nella preparazione e del fatto che ormai ero là, pronto a partire, ho deciso di mettermi comunque in gioco.

L’albergo che avevamo scelto era a 200 metri dalla partenza, il che ha reso tutto incredibilmente semplice e fluido in termini logistici.

La giornata, nonostante la stagione autunnale, era splendida: sole alto, cielo azzurro, clima invidiabile.

Alle 9.30 siamo partiti, con tutto l’entusiasmo possibile, ma non ero psicologicamente pronto del tutto. E questo aspetto ha comportato poi una serie di conseguenze.

La gara a Cremona è splendida: per il percorso, per l’organizzazione, per la città, per il calore degli abitanti. Un evento bellissimo che porterò nel cuore.

Io ce l’ho messa tutta anche grazie a Coach, che mi ha affiancato come sempre. Ma ho pagato un momento di affanno psicofisico a metà corsa. Lì ho perso la possibilità di migliorare il mio tempo record, registrato a Brescia in marzo.

Arrivato alla fine l’emozione dell’arrivo è stata comunque incontenibile. Da una parte riconosco di aver corso una mezza maratona nonostante le premesse tutt’altro che rosee. Dall’altra ho capito su cosa devo lavorare per togliermi soddisfazioni in futuro: la mia testa. Quando ho deciso di partire, sapevo in cuor mio che ce l’avrei fatta. Avrei quindi dovuto svuotare la mente, concentrandomi sull’obiettivo. Invece io sono partito sì, ma condizionato dalla mia condizione. E questo condizionamento mi ha portato a non essere mai focalizzato: avevo paura di non farcela, e questo mi ha fatto rallentare.

Ripartiamo da qui: dalla consapevolezza che posso correre una mezza anche se non sono informa, e che è solo lavorando sulla testa che si può andare veloce con le gambe.

Ora testa al 2020, con l’obiettivo finale di arrivare a 1000km corsi nel 2019.

DeejayTen, un anno dopo

Chi conosce la mia storia può immaginare il legame forte tra me e la DeejayTen.

È stata la mia prima 10km, ma è stata soprattutto la conclusione di un percorso che mi ha profondamente cambiato dentro e fuori.

Non potevo quindi mancare, un anno dopo, in quel di Milano. Mi ero iscritto molto presto infatti, ed ero carico di aspettative sul risultato finale poiché so che il clima di iniziative di tale portata trascina spesso verso un miglioramento del proprio record personale.

Mi sono allenato molto quest’estate, non senza fatica vista la mia insofferenza al caldo (e a una lieve lombalgia che non mi ha fermato ma ha compromesso i risultati) ma sono convinto di aver messo nelle gambe tanto allenamento, che spero possa essermi utile anche e soprattutto per il prossimo appuntamento in programma: la mezza maratona di Cremona, che correrò la prossima domenica.

Ma tornando a domenica scorsa, sono partito da casa con tanto entusiasmo, in solitaria, come a volermi godere il momento intimamente, solo con me stesso. La giornata che Milano ha regalato non era tra le più belle, ma senza pioggia e senza freddo, quindi comunque ideale per correre senza insidie.

L’evento ha confermato anche quest’anno un’organizzazione impeccabile. Sono riuscito a partire nella prima wave, per arrivare al traguardo presto e godermi con calma l’atmosfera del parco Sempione prima di concedermi un lauto pranzo con famiglia.

Al traguardo, infatti, ho trovato moglie e figlia come in tutte le occasioni per me importanti.

La gara è stata intensa e tirata. Come sempre il contesto affollato di distrae e allo stesso tempo ti spinge. Complice quindi la folla, ho tenuto un ritmo sostenuto per tutto il percorso, cercando di non perdere il passo anche quando il mio gps è andato momentaneamente in tilt.

Risultato: personal best, abbassando di diversi secondi il record precedente che avevo registrato alla StraMilano.

Che la si consideri gara oppure no, la DeejayTen si conferma un evento per tutti i runner, con un’atmosfera unica nella quale respirare sport e condivisione.

Rimarrà per me un appuntamento fisso, al quale sarò eternamente affezionato.

Adesso testa a Cremona e poi agli obiettivi per il 2020.

Back on the road

Lo so, lo so. È da un po’ che non scrivo qui sul blog. Ho preso una pausa di qualche mese, approfittando del fatto che l’estate porta per forza di cose un po’ di riposo anche grazie al diradarsi delle gare in calendario.

La prima cosa che ho scoperto in questa prima estate da runner è che il caldo mi mette terribilmente in difficoltà. Lo immaginavo, ma mai avrei pensato di non riuscire proprio ad allenarmi con temperature superiori ai 25 gradi. Per questo motivo ho ridotto notevolmente il chilometraggio da giugno ad agosto.

Ora, in settembre, ho ripreso a macinare chilometri in vista dei prossimi impegni, il più importante dei quali dovrebbe essere la mezza di Cremona. Uso il condizionale solo ed esclusivamente perché ho avuto a che fare con più di un fastidio negli ultimi mesi. Temo che caldo e allenamenti sulla velocità abbiano messo a dura prova i miei muscoli.

Sto cercando pian piano di tornare ad aumentare le distanze e prepararmi al meglio, alternando alla corsa anche cross-training di potenziamento e scarico.

Ho iniziato la preparazione a rilento con la speranza che le cose vadano meglio prossimamente.

Ieri intanto ho messo in cascina un ottimo allenamento di 12 chilometri sull’anello che gira attorno al lago di Comabbio. Bellissimo percorso, buone sensazioni.

Seguiranno presto aggiornamenti sul proseguire della preparazione.

Diario di inizio estate

Ebbene sì. Manco da un po’ su queste pagine. Ma come ho avuto modo di far capire negli ultimi post, è stato un maggio intensissimo di appuntamenti di vita e di lavoro che mi hanno per forza di cose distratto dalla corsa. Distratto, ma non distolto. Perché continuo a correre. E quando non lo faccio è un dramma, col senso di colpa che fa capolino per la paura di perdere quanto ho faticosamente e con soddisfazione costruito da un anno a questa parte.

Già, perché un anno fa ancora non avevo iniziato a correre. Camminavo, sì, ma non è lo stesso. Perché il cambio di mindset, gli obiettivi ambiziosi, il percorso di rinascita, sono arrivati dopo.

In ogni caso, come dicevo, sto correndo. Mantengo una media di 18-20 km alla settimana, con 3 uscite da 6 di base. L’obiettivo è mantenere la forma in vista di settembre, quando di certo programmerò la prossima mezza maratona.

Il caldo si fa sentire ed è una vera insidia per gli allenamenti. I trucchi che ho messo in pratica finora sono molto banali e semplici, ma sono del resto gli unici a disposizione:

– correre al mattino presto o la sera tardi; GUAI a correre con il sole addosso, rischia di diventare troppo impegnativo per chi non è sufficientemente allenato;

– cambiare itinerario in base alle mitiche fontanelle; ce ne sono sempre meno, ma ci sono, e aiutano nel momento di arsura che – nel mio caso – arriva al quinto km di allenamento.

Per il resto bisogna ovviamente vestirsi poco.

A breve andrò al mare sperando di potermi concedere svariate corse su bagnasciuga e lungomare.

Compierò proprio lì, sul mare, il primo compleanno da runner.

Da Corbetta allo Yukon

Sto leggendo in questi giorni “La vita oltre”, libro in cui “Massiccione” Roberto Zanda racconta la sua storia. Una storia che è un pugno nello stomaco. E credetemi, non solo perché alla fine di questa storia lui ci ha rimesso due gambe e quasi due braccia. È un pugno nello stomaco, per me, perché conferma per l’ennesima volta che gli obiettivi che ci diamo nello sport sono quasi sempre associati alla nostra storia personale, così come tutto ciò che ci muove per raggiungerli.

Mi spiego meglio. Da un’analisi superficiale – come se ne sentono molte, del resto – correre un’ultramaratona in un deserto a 50 gradi o nella foresta bianca a -50 gradi può sembrare un’idiozia. Così come può sembrare una follia la volontà di scalare il Nanga Parbat aprendo una via mai aperta prima.

Ma se invece si approfondisce, andando a capire meglio la storia di chi decide di farlo, si ha modo di comprendere meglio cosa porti l’essere umano a sfidare i propri limiti oltre ogni logica apparente. “Massiccione” ha alle spalle una storia personale dura, intensa, drammatica. Che lo ha portato da adulto a voler dimostrare di poter sopravvivere, da solo, in qualsiasi situazione.

Sia chiaro, non voglio generalizzare, c’è sicuramente anche chi segue sfide impossibili per un tornaconto materiale: fama, soldi, successo. Quello che voglio dire è che è inutile giudicare le scelte di qualcuno ignorandone la storia personale nel dettaglio.

Le avventure che Zanda narra nel libro impressionano: per la complessità delle sfide che ha deciso di accettare, per la drammaticità degli eventi (personali e sportivi), per la forza d’animo dell’uomo prima e dello sportivo poi.

E da questa ‘impressione’ sono ripartito questa domenica quando, sveglio presto per uscire a correre, dopo aver constatato che il meteo non era dalla mia e che sarei dovuto andare a correre nel fango da solo ho tentennato sul da farsi.
Ma poi mi sono detto: che senso avrebbe arrendersi per così poco? Cosa mai potrei combinare, nella mia vita, desistendo per così poco ogni volta che devo fare qualcosa?

Siamo umani, ed evitare ciò che è evitabile è la nostra natura. Potremmo dire quasi che siamo progettati per farlo.
Il richiamo delle coperte, la comodità del divano. “Cazzo, piove!”, continuavo a ripetermi. Ma poi finisce sempre così, che nelle pozzanghere ti ci vuoi tuffare, per sentire l’acqua addosso e dimostrare a te stesso – o al mondo intero – di aver fatto abbastanza fatica.

La soddisfazione che ne deriva è la ricompensa più bella che potresti ricevere. Ma finchè non lo provi, non lo capirai.

p4787827_3372330020_6

La “Strachemass a Curbeta“, ad ogni modo, è andata bene nonostante il freddo e la pioggia. Correre in un contesto di gara sulle strade dove ho macinato centinaia di km nell’ultimo anno mi ha emozionato, non nego di essermi emozionato in un paio di passaggi (soprattutto quello sotto casa mia).

Adesso testa ai prossimo obiettivi. C’è una nuova mezza da correre!

Mezza maratona – Q&A

Avevo promesso di rispondere a qualche domanda sulla prima mezza corsa a Brescia, sia sull’esperienza in sè che sul percorso di allenamento e preparazione.

Così ho raccolto le domande e le curiosità su Instagram e ho provato l’esperimento di una live. È stato decisamente divertente, e spero lo sia stato anche per le persone che lo hanno seguito in diretta o successivamente.

Ma siccome sono in vena di esperimenti, per chi si fosse perso questo momento di condivisione e fosse interessato ad approfondire, ecco di seguito un video in cui ripercorro le stesse domande.

È, per l’appunto, un esperimento. Non sono così a mio agio nel registrare video guardando dritto in camera.

Fatemi sapere che ne pensate!

Runner Extralarge autunno

Perdere peso correndo

Se stai leggendo queste righe probabilmente conosci la mia storia. La corsa mi ha aiutato a uscire da un periodo complicato della mia vita e contestualmente a perdere molti kg.
Da qui, molte persone che hanno notato la mia trasformazione in questi mesi mi hanno questo quale fosse il mio segreto.

Bene, il mio segreto è che non c’è nessun segreto. È un percorso che nasce dentro di te e deve scattare qualcosa, come una molla.
Ci vogliono forza di volontà, determinazione e costanza.

La prima cosa da comprendere è che allenamento e alimentazione insieme sono la base di un dimagrimento sano.
Quindi si inizia con checkup medico che ci dica che è tutto ok e possiamo cominciare.
Per l’alimentazione è necessario invece rivolgersi a un nutrizionista: non esiste una dieta valida per tutti.
Certamente esistono regole base da seguire: proverò a riassumerle in seguito.

Una volta terminati i controlli necessari, con semaforo verde è possibile iniziare. Qui la regola è non strafare e andare per gradi.
Io ho iniziato con la camminata veloce. È vero, l’ho pensato anche io: camminare sembra una cosa da sfigati. Ma non è assolutamente così. Online potrete trovare una ricca letteratura a riguardo, negli ultimi anni la camminata veloce è diventata un vero e proprio trend e soprattutto a livello di performance e calorie bruciate non si discosta di molto dalla corsa lenta. Ma soprattutto permette di non sovraccaricare articolazioni e muscolatura quando non si è nelle condizioni di farlo. Ad esempio se si è molto sovrappeso, come lo ero io.

Ho iniziato dandomi l’obiettivo di concludere un circuito di 6km in un’ora. Dotarsi di un braccialetto fitness (io ho iniziato con Fitbit Charge 2) è utile per monitorare il battito – che deve rimanere in una determinata soglia se vogliamo assicurarci di bruciare calorie – e in generale di tenere traccia di tutte le sessioni di allenamento.

Per quanto riguarda invece l’alimentazione, in questo caso io non sono andato dal nutrizionista poiché ci ero già stato anni fa. Ho rispolverato una dieta che già avevo, fatta su misura per me. In generale però io arrivavo da anni di alimentazione irregolare. Gli esami del sangue fatti all’inizio di quest’anno segnalavano livelli di colesterolo (anche se di poco) sopra la norma. A 34 anni bisogna porsi il problema.
Quindi esiste una serie di alimenti da evitare: zuccheri in eccesso, dolci, merendine e junk food vanno eliminati totalmente.
In più un approccio equilibrato a ogni pasto aiuta ad assumere una serie di nutrienti necessari: cereali, proteine e carboidrati vanno dosati ma devono essere sempre presenti.

Come anticipato, serve forza di volontà: io ad esempio ho smesso di zuccherare il caffè. Bevendo 4-5 caffè in media al giorno, avete presente quando zucchero arriviamo ad assumere? Ve lo dico io: troppo. 

Ma torniamo all’allenamento. Quando riuscite a terminare senza affanno 6km in un’ora, potete valutare un next step. Che può consistere o nell’allungare la distanza mantenendo la velocità o (se credete sia il momento giusto) nell’introdurre tratti di corsa alternati alla camminata – ad esempio: 2km di camminata e 1km di corsa molto molto lenta.

L’obiettivo a questo punto diventa quello di “trasformare” gradualmente la camminata in corsa, senza bruciare le tappe. Non vi corre dietro nessuno ;).

Se avete curiosità o dubbi su quanto sopra, scrivetemi e proverò a rispondere.
L’approccio alla corsa lo affronterò in un articolo a parte.

@runnerextralarge