Prima della corsa: stretching sì o stretching no?

Esistono due categorie di runner: quelli che contemplano lo stretching prima della corsa, e quelli che invece lo reputano un errore.

La cosa certa invece è che tutti riconoscono come fondamentale la fase di riscaldamento. Che sia una sessione ad hoc o semplicemente un km iniziale di corsa “blanda”, riscaldarsi è necessario per evitare fastidi e infortuni.

Tornando allo stretching: è chiaro che “a freddo” bisogna muoversi con cautela, ma nel momento in cui abbiamo dei punti deboli (come ho già avuto modo di raccontare io ho avuto qualche problema alla bandelletta, ad esempio) l’allungamento muscolare può aiutare a distendere eventuali tensioni e affrontare la corsa in modo più agevole.

Quando fa freddo come in questo periodo io faccio stretching in casa al caldo, una volta vestito per uscire a correre. In questo modo evito di allungare i muscoli quando fuori ci sono 0 gradi.

Ovviamente invece dopo la corsa (appena si è finito di correre o dopo un po’ rispetto alla fine dell’allenamento) lo stretching è obbligatorio. Non ci devono essere scuse.

Vi lascio qui un link a un articolo di RunLovers che approfondisce ulteriormente il tema è offre alcune indicazioni “tecniche”.

@runner_extralarge

Runner Extralarge bandelletta ileotibiale

La mia bandelletta suona il rock

È una delle prime cose che impari, che ti piaccia o no, quando approcci la corsa: l’infortunio è dietro l’angolo.

Questo perché a meno che tu non sia già un atleta – e ne conosco, ma sono pochi – quando inizi il tuo fisico non è pronto per affrontare quello che è a tutti gli effetti uno stress. Articolazioni, muscolatura, tendini: le sollecitazioni della corsa su un fisico non allenato possono essere deleterie.

Me ne sono reso conto in prima persona quando, lanciato verso la mia prima 10 km, ho affrettato i tempi a causa del grande entusiasmo che la mia nuova dimensione di runner mi ha regalato.

Troppi kilometri, un passo troppo veloce rispetto a quello che potevo permettermi, ed ecco un dolore lancinante all’esterno del ginocchio, forte a tal punto da non permettermi di fare le scale.

Mi sono subito confrontato col mio amico nonché coach/osteopata di fiducia che senza esitazione ha riscontrato una sindrome da sovraccarico nota come “sindrome della bandelletta ileotibiale” o “ginocchio del corridore”.

Per me era arabo, ovviamente. Dimostrazione del fatto che il nostro apparato muscolo-scheletrico è ben più complesso di quanto si possa immaginare da neofiti.

Per un paio di mesi questo problema ha limitato di molto la mia attività motoria. Ci ho corso su, ma non senza dolore e fatica.

Dopodiché ho trovato il modo per superare il disturbo. Come? Le parole chiave sono due, almeno nella mia esperienza, e le riporto in ordine di importanza:

– potenziamento muscolare: sempre su consiglio dell’osteopata ho intrapreso un percorso di allenamento funzionale (che svolgo regolarmente tuttora) per potenziare la muscolatura delle gambe, a partire dal gluteo; trovate qui una scheda molto utile dalla quale partire;

– stretching: anche se su questo punto ho letto poi pareri contrastanti, personalmente ho riscontrato benefici nell’eseguire con regolarità esercizi di stretching e allungamento della gamba.

La combinazione di queste sue attività mi ha permesso nel giro di due mesi di eliminare il problema. E in questo modo ho iniziato a capire quanto importante sia affiancare alla corsa un altro tipo di allenamento.

Ho scoperto così il mondo “core stability“. Ma a questo dedicherò un altro capitolo.

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Runner Extralarge

Boxing day: correre durante le feste

Se c’è una cosa che la corsa mi sta insegnando è che è la nostra mente a comandare e a portarci a superare i nostri limiti. Per questo ancor prima di allenare fiato e gambe ho capito che è fondamentale allenare la testa, in termini di forza di volontà, attitudine e costanza.

In questo senso con l’arrivo delle festività di fine anno mi sono imposto – oltre al non esagerare a tavola – di mantenere una tabella di allenamento minima ma costante, per non perdere l’abitudine a indossare gli scarpini e uscire al gelo a macinare qualche chilometro.

Freddo, nebbia, buio in contrapposizione al caldo tepore della casa. Lo si legge chiaramente sulle facce di chi incrocia la mia corsa: “ma chi te lo fa fare?”, si chiedono. In effetti non è da tutti farlo. Ma il fatto di darsi un obiettivo e di mantenere un’abitudine permette di avere una motivazione altrimenti davvero difficile da alimentare.

Allenare la priorità forza di volontà ha un valore inestimabile che si può facilmente traslare dalla corsa alla vita di tutti i giorni.

Quando stai correndo arriva quel momento in cui sentì che non è hai più. Non hai fiato, non hai energia, non hai forza. È quello il momento in cui a guidare è solo ed esclusivamente la tua testa. Prima lo impari prima potrai imparare a stringere i denti anche al di fuori dello sport.

Quindi, insomma, il 26 dicembre in barba al freddo artico e al richiamo del piumone da divano mi sono vestito di tutto punto e ho corso i miei 7 chilometri. Per smaltire il panettone, sì, ma anche e soprattutto per ricordarmi che non esiste risultato senza sacrificio.

Ora partirò per una breve vacanza in famiglia. La valigia ancora non è pronta ma la borsa da running sì.

@runner_extralarge