Tra musica e ciliegi

Corse virtuali. Purtroppo a un anno di distanza siamo ancora qua. Ma non mi dilungherò, questa volta, sulla situazione attuale. Il lockdown fa male, sì, ma onestamente non ci voglio pensare.

Voglio pensare piuttosto al fatto che in questo periodo mi sento bene, che ho iniziato pian piano ad allungare le distanze di allenamento. E che ho in programma un paio di gare – virtuali, appunto – che perlomeno mi tengono vivo e mi faranno riassaporare la bellezza di indossare un pettorale.

Il prossimo weekend – durante il quale festeggerò anche il mio 37esimo compleanno – correrò per la Run the music, una corsa non competitiva per sostenere la musica e i luoghi in cui prende vita.

Una delle cose che più mi piace del mondo del Running è la possibilità di correre per supportare cause sensibili. In questo momento in Italia il mondo della cultura e della musica sono in ginocchio per via della pandemia, e per questo mi fa piacere prendere parte a un’iniziativa che sensibilizza sul tema e raccoglie fondi.

Il lunedì dopo Pasqua invece, il 5 aprile, correrò La marcia dei ciliegi in fiore. Pensate, ho sempre voluto parteciparci “davvero” ma non ne ho mai avuto occasione e quest’anno mi accontenterò di correrla virtualmente, indossando un pettorale ma percorrendo i soliti sentieri qui vicino.

Verranno tempi migliori, nel frattempo godiamoci la primavera che si avvicina e proviamo a trasformare ogni momento di corsa in una festa. Perché è l’unica festa alla quale per ora possiamo partecipare.

Ripetute: ci provo davvero

Lo ammetto, ho un segreto da confessare: non ho mai amato allenamenti “non liberi”, e ho sempre preferito il fartlek alle ripetute. Questo perché come molti sanno mi sono avvicinato alla corsa per risollevarmi e l’allenamento per me è sempre andato oltre il concetto di performance.

Il problema, però, è che quando sono troppo libero tendo a rimanere “comodo”. Sono fatto così. Per questo, tutto sommato, in 3 anni di corsa non ho registrato un sostanziale aumento della velocità media, se non in contesti di gara quando lo stato di forma era eccezionale.

Non che la velocità sia per me una cosa fondamentale, ma in questi periodi di magra, in cui le gare non esistono (anche se stanno, forse, riprendendo pian piano) mi serviva un modo per tenermi vivo.

Da qui ho pensato che forse potesse essere il caso di provare un tipo di allenamento più mirato. E ho iniziato le ripetute. C’è da dire, per altro, che è un allenamento ideale quando hai poco tempo e allenandomi io ultimamente in pausa pranzo – durante la settimana – ne sto approfittando.

Fresco fresco, dopo una ripetuta.

Dunque, ho iniziato con ripetute brevi, perché correre al massimo o quasi della mia velocità è molto impegnativo per me ora. Inizio con 1 km circa di corsa lenta, per portarmi su un rettilineo di pista ciclabile che si presta particolarmente al tipo di allenamento. Da lì parto con allunghi di 300 metri all’ottanta/novanta percento della mia velocità massima, intervallati da 300 metri di corsa molto lenta, talvolta camminata, per recuperare. Faccio 6 allunghi con 6 recuperi. Finisco poi con un paio di chilometri di corsa molto lenta.

Devo dire che, complice anche l’innalzamento delle temperature in queste ultime due settimane, arrivo alla fine abbastanza stremato. Ma mi sta piacendo, perché vedere certi tempi (ho corso allunghi sotto i 4:40 al km) mi da morale e voglia di migliorare.

Ho ripreso anche a fare plank, anche se su questo devo lavorare sulla continuità. Mentre nei weekend proverò ad allungare le distanze, cercando di non andare mai sotto ai 10km.

Insomma, vediamo come va. Nel frattempo, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, mi sono iscritto a una gara con partenza in solitaria. Avevo bisogno di sentire ancora quelle sensazioni. Se parteciperò, non lo so. Dipende da come andranno le cose. Intanto, però, mi preparo.

Runner, non aver paura

Paura. Quell’emozione che spesso tende a rovinarci i piani. O almeno, questo vale per me. Paura che le cose non vadano bene, paura del domani, paura dell’inaspettato. Paura di non arrivare alla fine. Questo vale nella vita, ma anche nella corsa. Tutte le gare di media distanza che ho affrontato (la mezza maratona, per intenderci) hanno generato in me incertezza, paura di non arrivare al traguardo. Paura che si è poi fatta da parte verso la fine, quando ho realizzato che con le mie risorse sarei stato in grado di arrivare alla fine.

Ecco, dirò adesso una cosa che potrebbe risultare banale ma è il fulcro della questione: il primo passo per superare i propri limiti ed essere anche solo minimamente ambiziosi, è non avere paura. Non c’è modo di progettare qualcosa di importante se si è dominati dalla paura.

E allora bisogna cercare di vivere, o correre, lasciandosi trasportare da del sano entusiasmo. È la cosa migliore da fare, ma non è facile.

Io ad esempio sono fatto così. La mia storia racconta che sono programmato per aver paura. Qual è la soluzione, dunque? La consapevolezza è il primo passo.

Il secondo passo è l’impegno quotidiano nel cercare di non dare alla paura la forza di limitarci. La corsa in questo ci può aiutare perché è uno sport nel quale continuità e impegno ripagano. E nel quale il duro lavoro da i suoi frutti giorno dopo giorno. È una delle tante cose che questo sport ci può insegnare.

Gestire la paura, anche nella fatica, è quello che serve per arrivare in fondo.

Non resta che provarci dal prossimo allenamento.

Corri che ti passa (il raffreddore)

Ebbene sì, mi sono sottoposto a un esperimento per capire se fosse vero che l’attività fisica – e quindi anche la corsa – può aiutare a guarire da un raffreddore.

L’ho sempre sentito dire ma in tutta sincerità in passato non avevo mai provato a correre anche con lievi sintomi da raffreddamento.

Sabato scorso, preso dalla disperazione per l’ennesimo possibile stop agli allenamenti, mi sono deciso a provare. I sintomi erano oggettivamente lievi, i classici da raffreddore: un pò di congestione, naso che gocciola, nulla di più. Tant’è che mi sono svegliato in forze, pronto a fare la mia corsetta. Prima di lanciarmi nell’esperimento ho approfondito un pò leggendo alcuni articoli sull’argomento, e tutti erano allineati nel dire che sì, correre con il raffreddore non è una cattiva idea in generale. Bisogna ovviamente sempre ascoltare il proprio corpo (uno stato di malessere diffuso potrebbe, ad esempio, dipendere da uno stato influenzale con il quale bisogna decisamente andare cauti). Tutti gli articoli letti o quasi citavano la “regola del collo”: se i sintomi sono dal collo in su (raffreddore, lieve mal di gola), si corre; se i sintomi sono dal collo in giù (es. tosse, problemi a bronchi e polmoni, etc) non si corre. In generale poi, con la febbre, non si corre (questo articolo offre alcune info per me utili).

Insomma, constatato alla fine che tutto sommato stavo bene, mi sono vestito e sono uscito. Complice anche una giornata mite nella temperatura l’impatto con il clima invernale non è stato poi così importante. Ho tenuto la distanza da percorrere per l’allenamento ovviamente limitata, senza voler strafare. Ma in effetti le sensazioni erano buone. Sentivo una sorta di liberazione, nel muovermi.

Il giorno stesso di fatto i sintomi non sono cambiati, ma posso dire invece che il giorno dopo mi sentivo meglio, e il raffreddore è passato in tempi brevi. Ora, non voglio attribuire per forza alla corsa un potere curativo. Non ne ho le competenze. Di certo posso dire però che non ha peggiorato la lieve sintomatologia da raffreddore, quindi in futuro – quando mi capiterà – correrò.

Natale e bilanci

Amici runner, in un anno come quello che sta per concludersi diventa difficile anche tracciare bilanci. Soddisfatto? In generale non lo sono mai. Che sia un pregio o un difetto non l’ho ancora capito, ma è così, mi accontento raramente. Quindi no, non sono soddisfatto. Dopo 3 mezze (quasi 4, con una gara da 18) nel 2019 avevo in mente grandi traguardi, grandi sogni, grandi ambizioni. Il 2020 ha cambiato tutto. Era già iniziato male con uno strano infortunio alla schiena che mi aveva bloccato per un mese. Poi la pandemia, che ha scombinato i piani del mondo intero. Da lì una serie di riflessioni importanti: quali sono le priorità? Cosa è davvero importante?

Correre nel 2020 è stato un privilegio: chi ha potuto farlo non ha dovuto preoccuparsi di altro. E pazienza allora se il PB non è stato migliorato o se il Garmin mi attribuisce uno stato di forma patetico, verranno tempi migliori, per tutto. Speriamo.

Per il resto, privilegio, dicevo: avere una finestra tutta per sè, godersi il silenzio della natura, ascoltare il proprio respiro. Ripartiamo da qui per il 2021. Il resto, sono convinto, verrà da se.

E se proprio vogliamo fare qualcosa per questo Natale un po’ strano, scegliamo una causa a cui donare e corriamo una distanza per noi simbolica che ci aiuti a ricordare che se possiamo correre, a noi così male non va.

Buon Natale, a chi corre e a chi no!

ASICS Ekiden 2020

Tempo di lockdown, ancora tempo di gare virtuali. Ero alla ricerca di nuovi stimoli nell’ultimo periodo, anche semplici, per tenere viva la passione in un momento storico complicato. E devo dire che la “chiamata” di Asics per l’evento #AsicsWorldEkiden2020 è cascata proprio a fagiolo. Non solo perché Asics è un marchio importante e che mi ha accompagnato in una parte fondamentale del mio percorso (le Nimbus, che oggi custodisco nei memorabilia del mio viaggio, mi hanno accompagnato al traguardo della mia prima mezza, a Brescia), ma anche perché l’evento ha proprio l’obiettivo di motivare e unire le persone in uno scenario mondiale senza precedenti. Un segno del destino, dunque.

Nuove e vecchie Nimbus a confronto :).

Una ricerca globale condotta dalla stessa Asics rivela che il 42% delle persone che si allenano regolarmente a livello globale hanno difficoltà a rimanere motivati, in quanto non hanno un obiettivo da perseguire al momento. Suona familiare? Ebbene sì, ci siamo dentro tutti. Per questo l’idea di questa staffetta virtuale nella quale coinvolgere altre 5 persone – per formare una squadra – mi ha convinto da subito. Ho deciso quindi di mettermi in gioco e invitare 5 amici di diversa provenienza con i quali, senza nessuna velleità su tempi e performance, coprire in 6 segmenti la distanza di una maratona.

Come ogni capitano che si rispetti sono stato il primo e ho aperto le danze oggi con i primi 5 km. Seguiranno i miei compagni, che dovranno correre entro il 22/11 per completare la distanza totale.

Nonostante qualche acciacco, ho dato il massimo e mi sono messo in gioco perché insomma, come detto, ne avevo bisogno.

Non resta a questo punto che aspettare di vedere come la squadra compirà questa missione per poi pensare alla prossima sfida.

Lockdown, ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Rieccoci. La seconda ondata pare anche più forte della prima. Un’estate fatta di apparente spensieratezza ci ha portati a fronteggiare una nuova emergenza.

Non voglio entrare nel merito. Mi limito a dire che ovviamente sono molto preoccupato, consapevole che la corsa e il suo regolare svolgimento sono l’ultimo dei problemi da risolvere ora.

Quindi, con che stato d’animo si corre, in lockdown? Sono due secondo me le parole chiave.

La prima è “gratitudine”. Essere grati per poterlo fare. Essere grati di avere la volontà di farlo, con la consapevolezza di fare del bene a se stessi, per la propria salute fisica e mentale. Non è scontato. Prendiamo il mio caso: se la pandemia fosse stata nel 2017 mi sarei ritrovato ad affrontarla insieme a 35 kili in più e a tanta pigrizia. Senza valvole di sfogo. Senza ore d’aria nelle mie campagne. Poter correre non è scontato, presuppone buona salute di base, tempo e spazio per farlo. Pensiamoci quando lo facciamo.

La seconda è “prudenza”. Che fa rima con rispetto. Essere prudenti, in questo periodo, è d’obbligo. Bisogna stare attenti a rispettare le regole, a non strafare, a mantenere un equilibrio. Mascherina sempre dietro anche se non la indossiamo correndo. Distanza, allenamenti in luoghi pochi isolati – per chi può, ovviamente. Bocca e naso coperti se si incrocia qualcuno. Godiamoci la libertà di poterlo fare agendo da esempio virtuoso per tutti.

E poi? E poi si vedrà. In questo periodo, onestamente, è difficile per me parlare di obiettivi o simili. Teniamo botta e speriamo di poter tornare a goderci la corsa in un clima meno teso e in uno scenario in cui ci sia meno sofferenza e più speranza.

Nel frattempo possiamo fare solo una cosa, che è appunto essere grati e prudenti.

Scarpe da corsa e rotazione

Ebbene sì, dobbiamo dircelo: chi inizia a correre sviluppa una certa attrazione per accessori e vestiaro, e le scarpe sono forse l’elemento principale di cui ci si innamora e ci si appassiona.

Da una parte la scarpa ci caratterizza, ci descrive, parla di noi. C’è chi bada alla velocità, chi all’estetica, chi alla protezione e all’ammortizzazione. Ma in generale le scarpe ci rappresentano.
Dall’altra parte le scarpe di supportano, sono la prima cosa da curare quando si inizia a macinare chilometri. Una scarpa non adatta alla corsa – e in particolare alla nostra corsa – può fare male. Molto male. Da qui il consiglio, soprattutto per neofiti, di affidarsi a qualcuno di competente.

Il numero di paia di scarpe che siamo destinati a collezionare in pochi anni è davvero consistente. Ma credo che, in fondo, tutto questo ci piaccia. Collezioniamo scarpe come fossero medaglia. Io, ad esempio, sono molto affezionato alle mie Nimbus, con le quali ho preparato e corso la mia prima mezza maratona. Le conserverò per sempre.

Ma veniamo al dunque. Nei primi due anni da runner ho sempre corso con un paio di scarpe alla volta. Una volta consumate, le sostituivo, e via così. Da poco invece, vuoi perché ho letto qualche suggerimento, vuoi perché avevo voglia di novità e di sperimentare, ho deciso di iniziare una rotazione di due paia di scarpe che utilizzerò contemporaneamente, idealmente per allenamenti diversi. Alle mie Adrenaline di Brooks quindi (attualmente mio punto di riferimento e comfort zone), ho affiancato un paio di Gaviota 2 di Hoka One One. Queste ultime sono in rodaggio, poiché le sensazioni con Hoka sono molto diverse (la suola molto alta rende l’impatto al suolo differente rispetto alle mie abitudini).
Idealmente vorrei utilizzare le Hoka per i lunghi (oltre i 10km insomma).

In base a quanto dicono runner più esperti di me, la rotazione delle scarpe permette sicuramente la prevenzione di infortuni. Inoltre, testare nuovi modelli può aiutare a rompere la monotonia di allenamento che ahimè, ogni tanto, rischia di affiorare. La novità può dare motivazioni diverse e rendere l’allenamento vario.

Vi terrò aggiornati sulla mia esperienza di rotazione. Come sempre se avete consigli o commenti, fatevi avanti :).

La corsa come meditazione

Correre e meditare. Due discipline apparentemente distanti ma che che invece per chi corre da un po’ non lo sono affatto. Sì perché, non è solo Murakami a dirlo, c’è tanta meditazione nella corsa, soprattutto nelle lunghe distanze.

E chi corre con continuità affida spesso alla corsa riflessioni, pensieri, talvolta decisioni. La corsa permette di elevarsi, per trascendere, per guardare le cose da un punto di vista diverso. Se non ci credete, provate. E se volete provare, ecco i miei consigli, basati ovviamente su esperienza personale:

– prima di partire focalizzate i punti chiave, ovvero gli argomenti su cui vi serve riflettere o decidere; meno ampio è lo spettro di riflessione, più la meditazione potrà risultare efficace, quindi puntate all’essenza del problema; per chi come tende a distarsi facilmente, fissare punti chiare aiuta anche a non perdere il focus;

lasciate a casa l’orologio – o perlomeno non guardatelo; che per carità, se ci riuscite avrete tutta la mia stima, ma essendo concentrati su altro sarà difficile badare anche ai tempi. Spoiler: andrete probabilmente più veloci del solito comunque, perché i pensieri vi distrarranno dalla fatica;

prendetevi il giusto tempo – se siete di fretta, probabilmente, non funzionerà; curate il prima, il durante e il dopo; anche il post allenamento ha una grande importanza in questi casi; godetevi il silenzio, i vostri rituali e traete le vostre conclusioni dopo la corsa;

fate un percorso che conoscete – non dovete pensare alla strada ma al tema che vi sta a cuore in quel momento; se vi orienterete in automatico avrete meno possibilità di interrompere il flusso di coscienza;

la musica come alleato; questo è un tema molto personale perché dipende dalle vostre abitudini e dal vostro gusto, ma non è escluso che la musica possa aiutarvi nel concentrarvi sui pensieri, creando un rumore di fondo che diventa una sorta di barriera tra voi e la realtà circostante (in questo caso valgono tutte le accortezze per correre con la musica nelle orecchie, evitando di mettersi in pericolo laddove serve sentire i rumori che ci circondano)

Insomma, se vi ho incuriosito o se avete già dimestichezza con questo tipo di attività, non vi resta che provare a fare come faccio io. E se avete consigli o punti di vista da condividere, vi aspetto ;).

La musica

Come alleato

L’autunno ci aspetta

È volata via, senza neanche darci il tempo di salutarla, di prepararci psicologicamente al buio presto, ai primi freddi, alle prime piogge. Ci è sfuggita dalle mani quest’estate un po’ strana, che ci siamo goduti un po’ di più in virtù di un primavera trascorsa chiusi in casa, in quarantena forzata.

Me la sono goduta, e ho corso molto più di più rispetto a quella passata. È stata la mia terza estate da “runner”. E adesso? E adesso diciamolo, arriva una stagione che per chi corre rappresenta quasi il massimo. Le temperature si abbassano, le distanze si allungano, le gambe si sciolgono. Un sogno, non fosse questa situazione contingente che ci tiene tuttora sospesi. Di gare non ce ne sono – e alle poche che ancora resistono personalmente non riuscirei a partecipare ora come ora. E allora ecco che anche in questa stagione riscopriremo il valore di correre per noi stessi, per i nostri obiettivi, in quell’esercizio di stile fine a se stesso che è la corsa.

Io proverò a lavorare su velocità e distanza, aspettando di poter poi fare, un giorno, una bella gara. Inseguo la mia quarta mezza maratona, dopo le 3 dello scorso anno.

E quando riuscirò a correrla significherà anche e soprattutto che altri problemi, ben più importanti, saranno rientrati.

Un ultima riflessione sul mio libro, che oggi era ancora incredibilmente in cima ai bestseller Amazon di categoria: che dire, una soddisfazione così non me la sarei mai aspettata, e ringrazio di cuore tutti coloro che hanno contribuito a rendere la mia storia unica tra tante.