Mezza maratona – Q&A

Avevo promesso di rispondere a qualche domanda sulla prima mezza corsa a Brescia, sia sull’esperienza in sè che sul percorso di allenamento e preparazione.

Così ho raccolto le domande e le curiosità su Instagram e ho provato l’esperimento di una live. È stato decisamente divertente, e spero lo sia stato anche per le persone che lo hanno seguito in diretta o successivamente.

Ma siccome sono in vena di esperimenti, per chi si fosse perso questo momento di condivisione e fosse interessato ad approfondire, ecco di seguito un video in cui ripercorro le stesse domande.

È, per l’appunto, un esperimento. Non sono così a mio agio nel registrare video guardando dritto in camera.

Fatemi sapere che ne pensate!

runner extralarge brescia art marathon 2019

BAM 2019 – La prima mezza non si scorda mai

Dove eravamo rimasti? A una promessa. Che avevo fatto a me stesso, alla fine del libro che ho scritto. Una dichiarazione di guerra ai miei limiti. Un obiettivo ambizioso ma realizzabile con la giusta programmazione.

Sono ripartito da lì quindi, sabato mattina, quando ho aperto gli occhi. Da quelle ultime righe scritte con la consapevolezza che non sarebbe stata una passeggiata. Era autunno, 10 km la distanza massima percorsa fino ad allora. Ancora tanta strada da fare.

Mi sono alzato di buon ora, come sempre. Alle 7 ero in piedi e ho acceso la tv per spegnere i pensieri. Inutile, ovviamente. La testa era già là. Al traguardo che dovevo raggiungere metro dopo metro.
E quindi ok, fatta la colazione inizio a preparare tutto l’occorrente:
– il cambio, ovviamente;
– i cerotti, per coprire i capezzoli che altrimenti sanguinano (non ridete, è tutto vero!);
– l’artiglio del diavolo per sciogliere possibili tensioni muscolari;
– gel e integratori, per rispettare la strategia di gara;
– videocamere e caricatori.

La partenza è prevista alle 14, e così è. Passiamo a prendere coach e moglie e partiamo alla volta di Brescia.
75 minuti e ci siamo. Hotel in zona Ospedale, comodo, ha tutto quello che deve avere. Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo verso il centro. Il villaggio della maratona è in piazza del mercato. Giusto il tempo di un gelato e andiamo a recuperare il pacco gara. Sono emozionato, si respira un’aria frizzante, positiva, vibrante. Tanta gente, tanta passione per la corsa, tanta attesa. Fantastico.

Foto di rito davanti al wall “Io c’ero”, guardo la maglia, controllo il pettorale. 2342. Speriamo che porti fortuna, mi dico.

Ci tuffiamo nel cuore della città: davvero bello il centro di Brescia. Così vicina a casa, realizzo di non conoscerla per niente. Ci torneremo sicuramente.
Ci godiamo l’atmosfera e la bellissima giornata primaverile, e mi imbatto nel banchetto di AISM. Compro una gardenia e proseguiamo.
Viale dopo viale ci avviamo a cena in un ristorante che ci hanno consigliato. Ma prima una tappa da Decathlon: nella fretta ho dimenticato tutto l’occorrente per fare la doccia dopo la gara.
A cena stiamo davvero bene, posto carino, rilassato, cibo ottimo, bella atmosfera anche grazie al camino acceso. Ordino le tagliatelle al pomodoro, la porzione è abbondante e il “carico” è assicurato. La serata passa serenamente, e ben presto torniamo all’ovile. Meglio mettersi a riposare.

Metto la sveglia ma non servirà. E infatti…5.30 e sono già sveglio. Il flusso di pensieri parte, il sonno mi saluta, passo il tempo rispondendo a qualche messaggio (tra l’attesa per l’evento e l’articolo su Vanity Fair sono stato sommerso di affetto e curiosità). Alle 6.45 mi alzo, è tempo di prepararsi. Faccio piano per non svegliare nessuno, ma in realtà Matilde è già sveglia. Vuole fare la colazione col papà, come spesso succede di domenica. Ma oggi è diverso. Papà deve andare. Lei mi attenderà al traguardo con mamma.

Prendo tutto l’occorrente e scendo. Colazione abbondante: crostata, biscottate e nutella, biscotti. Un po’ di succo. Immancabile il caffè.
E via verso la metro e verso la partenza. In due fermate ci siamo. Tempo di bere un altro caffè – gentilmente offerto dall’organizzazione – e di fare un pit stop ai bagni chimici ed è ora di lasciare la sacca ed entrare in clima gara. Le sensazioni sono buone, non è contemplato il fallimento. Ma non si sa mai. 21km, io, non li ho mai corsi finora.

Ci avviciniamo al nastro di partenza e inizia il riscaldamento: corsetta e stretching. Sono quasi le 9, meglio andare nelle griglie. La nostra è la 3. L’ultima. Ci sta.
Passa poco ed è ora di partire. Sento un fastidio nell’interno coscia destro, che ovviamente ieri non c’era. Non capisco come sia possibile ma in questo momento me ne devo fregare.

Si parte!
Il cielo è azzurro, la gente carica, l’entusiasmo è palpabile. Io devo concentrarmi perchè servirà tutto quello che ho dentro. E forse anche di più.

L’inizio della corsa va via veloce, abbiamo un buon passo, ci stabilizziamo intorno a 5:40 per provare a mettere preziosi secondi in cascina. Il percorso si snoda in città, puntando verso una zona periferica, e i primi km vanno lisci. Al decimo la prima buona notizia: ho ulteriormente abbassato il mio personale, chiudendo in 55′ questa prima parte di gara. Fino a qui nonostante il ritmo alto mi sono goduto la corsa, la gente, con somma ammirazione per i runner non vedenti e i loro accompagnatori, o per i runner che si sono messi a disposizione per far vivere la corsa a un compagno in carrozzina. Voce del verbo ammirare.

All’undicesimo il primo vero ostacolo. Una salita sostenuta, piuttosto lunga (300 metri direi, su per giù) e poi relativa discesa, che mette a dura prova le gambe. Sento un fastidio all’alluce sinistro, credo sia una fiacca, ma vado oltre. Giungiamo al 15esimo e come previsto muoio di sete, al ristoro afferro due bicchieri d’acqua, due fette di arancia e in ultimo i sali. In aggiunta al gel che ho preso in precedenza dovrebbe bastare per arrivare in fondo. Ma al 17 si fa dura: le gambe sono pezzi di legno, ho un dolore al fianco del ginocchio sinistro e un altro al quadricipite femorale destro.

Ma non mollo. Le parole di Ste mi spronano a stargli a spalla, io comincio a pensare a cosa mi ha spinto ad arrivare fino a qui.

Poco dopo, circa km 19, un episodio chiave: mi si affianca un runner, a sua volta affiancato da un amico in bicicletta. Le loro strade stanno per dividersi e il tizio in bicicletta lo guarda e gli dice:

mi raccomando tira dritto, e non aver paura di fare fatica.

Parole come uno schiaffo. Mi risuonano nel cervello a ripetizione, con quell’accento bresciano a renderle solenni. Una sentenza.

E allora eccoci, è il 20esimo, sento il profumo del traguardo, ci siamo ormai nuovamente immersi in città, il centro è vicino. Si intensifica il sostegno delle persone che a bordo strada guardano e incitano questo fiume di corridori affaticati ma determinati ad arrivare. Qualcuno si deve fermare, infortunato. Fa dispiacere, è un vero peccato, provo a correre anche per loro.

Sento intensificarsi il rumore della folla, Piazza della Loggia è ormai oltre questo arco sotto al quale passo correndo con tutta l’energia che mi rimane in corpo. Il traguardo è a 500 metri, le lacrime salgono ma le ricaccio giù. Mi viene da piangere, ma non voglio farlo. Singhiozzo, cercando di non perdere il ritmo. Ed eccomi, l’ultimo rettilineo, allungo per accorciare il tempo necessario a passare la linea di arrivo. Ad accogliermi una ragazza che mi porge la medaglia. Un ricordo che custodirò per sempre come il più prezioso dei tesori. Abbraccio Ste, è lui che mi ha portato fino a qui.

Raggiungo la mia famiglia. Sono esausto ma al settimo cielo. L’ho fatto! Ho corso mezza maratona dopo aver iniziato a correre in luglio. 9 mesi di allenamento. Di progressi, di sfide con me stesso, di obiettivi e tabelle, di divertimento e fatica. Di sacrificio. Un piccolo passo per l’uomo, un immenso passo per me. Un ex sedentario depresso che ha deciso di mettersi in gioco.

Non ponetevi limiti. E NON ABBIATE PAURA DI FARE FATICA.

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Il video racconto di questo weekend pazzerello:


runner extralarge

La prima mezza: alea iacta est

Ebbene eccoci qui. Dopo tanti proclami ho deciso davvero dove per la prima volta mi misurerò con la distanza di 21,0975 km.
Distanza che rispetto e alla quale mostrerò fino all’ultimo un rispetto reverenziale profondo. Per ora non ci sono arrivato. Ho corso solo 14 km in totale, in questo periodo di allenamento intenso.

Ho scelto di correre in una città non troppo distante da dove vivo, per fare in modo che la mia famiglia possa accompagnarmi senza viaggi impegnativi. Si resta in Lombardia, dunque.
Ho scelto di correre in una città dove è nato e cresciuto un artista al quale sono molto affezionato e che tanto mi ha regalato, in musica, nella sua carriera. La città di Omar Pedrini e dei Timoria.
Ho scelto di correre nella “Leonessa d’Italia”, come la definì il Carducci.

Correrò la mezza alla Brescia Art Marathon 2019. Succederà il 10 Marzo, se tutto va come deve andare.

Mi sto preparando duramente per farlo. Come guida mi sono liberamente ispirato alle indicazioni fornite da un articolo di RunLovers.
“Liberamente” poiché per seguirla al 100% avrei bisogno di due vite, ma siccome ne ho solo una (come tutti) ho cercato di tararmi sull’obiettivo di arrivare a correre 40 km a settimana, tenendo come base 3 allenamenti settimanali. Ho accantonato per ora il potenziamento muscolare mantenendo solo la corsa, con l’obiettivo di macinare chilometri.

In questo momento a due allenamenti da 10 aggiungo sempre il lungo del fine settimana, che per ora è arrivato a 14.
Cercherò di arrivare a correre i 18 prima del giorno della mezza, quando con ogni probabilità correrò quella distanza per la prima volta.

Ho iniziato a correre in luglio 2018, sono orgoglioso di ciò che sto facendo e consapevole di essermi dato un obiettivo comunque ambizioso.
Sono carico e curioso di mettermi alla prova.

@runnerextralarge

Runner Extralarge - StraMagenta 2019

StraMagenta 2019 – in the name of Gelindo

Ero carico per diversi motivi, oggi, a Magenta. Da una parte stavo per correre in una cittadina a me cara – ci ho trascorso i lunghi e intensi anni del Liceo. Dall’altra ero reduce da un allenamento andato male (anche se ho scoperto poi che in realtà, semplicemente, stavo male).

Fatto sta che questi 10 km li ho vissuti come un banco di prova. Caro Federico, sei davvero pronto a far fatica oppure no?
Siamo arrivati – io e il mio amico-coach – in perfetto orario al nastro di partenza. E dopo un breve riscaldamento in questa grigia domenica invernale, siamo partiti.
La cosa bella delle partenze in “gara” è che all’inizio sei letteralmente trascinato dalla folla di atleti intorno a te. Parti quindi serenamente mezzo minuto sotto al ritmo di allenamento. È normale.
Siamo partiti forte, quindi, rispetto all’obiettivo che mi ero prefissato, ambizioso: correre sui 6.30 per provare a battere il mio personal sui 10.

Fin dall’inizio le gambe ne avevano, e la testa ancora di più: ho chiuso i primi 5 in 29 minuti. Record assoluto per me.
Il secondo giro da 5km è partito ovviamente un pò a rilento perché già non arrivavo da una settimana di allenamento fatto bene, e in più stavo correndo quasi un minuto sotto il mio PB.
Ma non ho mollato. Spronato dal coach, ho tenuto botta e nel momento in cui dovevo tirare fuori gli artigli mi è venuto in mente proprio lui: Gelindo.

No, non sono un esperto di atletica leggera. Anzi, fino a un anno fa ero abituato a passare le mie domeniche mattina sul divano, o a fare qualche gita al massimo. Ma ovviamente mi sto facendo una cultura su personaggi della storia di questo sport e sono rimasto profondamene colpito da un video apparso sul mio feed Facebook un paio di settimane fa.
Quel video racconta l’impresa di Gelindo Bordin, che vinse in volata l’oro olimpico nella Maratona a Seoul, nel 1988. Sorpassando due atleti africani all’alba dei 40 (QUARANTA) km.
Mi ha profondamente colpito e, non lo nascondo, emozionato vedere la forza di volontà di questo (all’epoca) ragazzo, che ovviamente sotto il piano fisico si misurava con atleti di caratura mondiale e ha dovuto giocarla col cuore e con la testa.
Vi lascio qui sotto il video che mi ha stregato (reso epico dalla telecronaca di Mazzocchi):

Io, intanto, grazie al coach e a Gelindo , mi porto a casa i primi 10km sotto l’ora. 58:30 minuti di grinta e cuore.
La strada è lunga, ma la direzione è giusta.

@runnerextralarge

Abile e arruolato

Ebbene sì, lo ammetto: ho vissuto con un po’ di apprensione la vigilia della visita medico-sportiva per l’agonismo. Non tanto perché non mi sentissi in forma – credo di non essere mai stato più allenato in vita mia – ma perché il mio lato apprensivo e ipocondriaco mi porta sempre a preoccuparmi anche quando è inutile e a dir poco non necessario.

Certo, c’è da dire che in questo caso la posta in gioco era alta: ho dichiarato ai 4 venti i miei progetti futuri ma senza questo “tagliando” non avrei potuto proseguire serenamente il mio percorso.

Tant’è, stamattina mi sono recato al centro sportivo che avevo individuato nei pressi di casa mia – nel milanese – per la visita. Sin dall’ingresso mi sono sentito sotto pressione nel guardare cimeli vari appesi alle pareti: maglie autografate di calciatori, pallavolisti, giocatori di basket mi osservavano mentre percorrevo il corridoio che mi ha condotto all’accettazione.

Era dal – credo – 2001 che non mi sottoponevo a una visita per l’agonismo. Ai tempi giocavo a calcio e visite come queste erano una pura formalità. Anche oggi lo era in teoria, ma all’atto pratico non si sa mai.

Mentre ero in attesa del mio turno, seduto in silenzio in sala d’aspetto, pensavo a come è cambiata la mia vita da 9 mesi a questa parte. E la corsa è una delle novità principali. È successo tutto così in fretta che a volte devo fermarmi un attimo e pensare al percorso fatto fino a qui. E nonostante tutto devo essere orgoglioso di me stesso.

Ecco che sento chiamare il mio nome e la tensione sale. Il battito a riposo era abbondantemente sopra il livello di guardia ma sono fatto così e posso farci poco. Se non altro la dottoressa è stata carina e cortese sin da subito, mettendomi immediatamente a mio agio.

Spirometria, misurazioni, esame della vista e poi via, sulla Cyclette per il test da sforzo.

Tutto bene, dunque. Abile e arruolato per un anno di corse. Ho lasciato il centro medico con una sensazione a metà fra liberazione e soddisfazione.

Adesso la mezza maratona tocca correrla davvero. 😉

@runner_extralarge

Runner Extralarge alla Babbo Run Nerviano

Santa Claus is ‘running’ to town

Nerviano – 2 Dicembre 2018

Natale è alle porte e si moltiplicano, di domenica in domenica, le varie “Babbo Run”. E poichè ogni occasione è buona per me per mettermi alla prova, in questo momento, ho preso parte con piacere alla Babbo Running organizzata nella sua prima edizione in quel di Nerviano, dalle associazioni CurCuiRan e Facciamo Quadrato.

In questo caso la variabile determinante è stata il freddo. Per la prima volta ho corso con una temperatura davvero rigida, che alle 8 di mattina di questa domenica d’autunno si aggirava intorno agli zero gradi. E me ne sono subito reso conto quando, parcheggiata la macchina, mi sono avviato verso il punto della partenza per iscrivermi e ritirare il mio pettorale (n. 181). Facevo fatica a non tremare.

L’evento è stato ben organizzato e molto partecipato. Dopo un riscaldamento intenso – per pura sopravvivenza oltre che per evitare infortuni, è arrivato il monmento della partenza. Countdown di rito e via.

Sono partito forte, cercando di rimanere almeno agli inizi attaccato al gruppo di testa, e chiudendo il primo km con il mio personale migliore in assoluto. Successivamente ho cercato di mantenere una velocità che potesse permettermi di gestire gli 8 km complessivi (8.2, per la precisione) senza strafare – sono reduce da un’infiammazione della bandelletta ileo-tibiale che mi ha dato filo da torcere per un paio di mesi abbondanti.

Nonostante la cautela ho chiuso con un tempo al di sopra delle mie aspettative e con Strava che ha registrato ben 5 record personali.

Adesso, per concludere in bellezza questo 2018, punto a partecipare alla Babbo Running di Milano, il prossimo 15/12.

Stay tuned ;).