Ripetute: ci provo davvero

Lo ammetto, ho un segreto da confessare: non ho mai amato allenamenti “non liberi”, e ho sempre preferito il fartlek alle ripetute. Questo perché come molti sanno mi sono avvicinato alla corsa per risollevarmi e l’allenamento per me è sempre andato oltre il concetto di performance.

Il problema, però, è che quando sono troppo libero tendo a rimanere “comodo”. Sono fatto così. Per questo, tutto sommato, in 3 anni di corsa non ho registrato un sostanziale aumento della velocità media, se non in contesti di gara quando lo stato di forma era eccezionale.

Non che la velocità sia per me una cosa fondamentale, ma in questi periodi di magra, in cui le gare non esistono (anche se stanno, forse, riprendendo pian piano) mi serviva un modo per tenermi vivo.

Da qui ho pensato che forse potesse essere il caso di provare un tipo di allenamento più mirato. E ho iniziato le ripetute. C’è da dire, per altro, che è un allenamento ideale quando hai poco tempo e allenandomi io ultimamente in pausa pranzo – durante la settimana – ne sto approfittando.

Fresco fresco, dopo una ripetuta.

Dunque, ho iniziato con ripetute brevi, perché correre al massimo o quasi della mia velocità è molto impegnativo per me ora. Inizio con 1 km circa di corsa lenta, per portarmi su un rettilineo di pista ciclabile che si presta particolarmente al tipo di allenamento. Da lì parto con allunghi di 300 metri all’ottanta/novanta percento della mia velocità massima, intervallati da 300 metri di corsa molto lenta, talvolta camminata, per recuperare. Faccio 6 allunghi con 6 recuperi. Finisco poi con un paio di chilometri di corsa molto lenta.

Devo dire che, complice anche l’innalzamento delle temperature in queste ultime due settimane, arrivo alla fine abbastanza stremato. Ma mi sta piacendo, perché vedere certi tempi (ho corso allunghi sotto i 4:40 al km) mi da morale e voglia di migliorare.

Ho ripreso anche a fare plank, anche se su questo devo lavorare sulla continuità. Mentre nei weekend proverò ad allungare le distanze, cercando di non andare mai sotto ai 10km.

Insomma, vediamo come va. Nel frattempo, per gettare il cuore oltre l’ostacolo, mi sono iscritto a una gara con partenza in solitaria. Avevo bisogno di sentire ancora quelle sensazioni. Se parteciperò, non lo so. Dipende da come andranno le cose. Intanto, però, mi preparo.

Corri che ti passa: un anno in libreria

27 febbraio 2020 – 27 febbraio 2021.

Un anno fa coronavo un sogno. Mi è sempre piaciuto scrivere, non avrei mai pensato che farlo mi avrebbe aiutato a scacciare i miei demoni. Vedere il proprio nome sugli scaffali di una libreria non ha prezzo. Ma soprattutto non hanno prezzo i messaggi di persone che hanno letto la tua storia traendone speranza, forza, ispirazione. Quando, chiuso nella mia stanza, scrivevo i capitoli del libro, pensavo a quello. Alla possibilità di aiutare qualcuno.

La corsa è stata per me una rivelazione, è il minimo che posso fare è farla conoscere a più persone possibile.

Per celebrare questo momento, così profondamente simbolico per me, ho messo in fila i pensieri in un video. Spero vi piaccia.

Corri che ti passa: un anno in libreria.

Una storia

Tante storia

La mia

Quelle di tanti altri

E che cosa ho imparato?

Ho imparato che fare fatica non è poi così male

Che un’ora in mezzo ai campi di granoturco
può rimetterti al mondo

Ho imparato che i limiti sono mentali, non fisici

Che fatto è meglio che perfetto

Che è proprio vero che chi va piano può comunque andare lontano

Ho imparato che puoi correre anche quando fa così freddo che ti si congelano i pensieri

Che quando corri fai un viaggio dentro te stesso

Che a volte ti perdi, a volte ti ritrovi

Che la bellezza è ovunque, basta saperla ammirare

Ho imparato che se non corro mi manca

Che non so come facevo, prima

Ho imparato che, nonostante tutto

se corri, ti passa

Runner, non aver paura

Paura. Quell’emozione che spesso tende a rovinarci i piani. O almeno, questo vale per me. Paura che le cose non vadano bene, paura del domani, paura dell’inaspettato. Paura di non arrivare alla fine. Questo vale nella vita, ma anche nella corsa. Tutte le gare di media distanza che ho affrontato (la mezza maratona, per intenderci) hanno generato in me incertezza, paura di non arrivare al traguardo. Paura che si è poi fatta da parte verso la fine, quando ho realizzato che con le mie risorse sarei stato in grado di arrivare alla fine.

Ecco, dirò adesso una cosa che potrebbe risultare banale ma è il fulcro della questione: il primo passo per superare i propri limiti ed essere anche solo minimamente ambiziosi, è non avere paura. Non c’è modo di progettare qualcosa di importante se si è dominati dalla paura.

E allora bisogna cercare di vivere, o correre, lasciandosi trasportare da del sano entusiasmo. È la cosa migliore da fare, ma non è facile.

Io ad esempio sono fatto così. La mia storia racconta che sono programmato per aver paura. Qual è la soluzione, dunque? La consapevolezza è il primo passo.

Il secondo passo è l’impegno quotidiano nel cercare di non dare alla paura la forza di limitarci. La corsa in questo ci può aiutare perché è uno sport nel quale continuità e impegno ripagano. E nel quale il duro lavoro da i suoi frutti giorno dopo giorno. È una delle tante cose che questo sport ci può insegnare.

Gestire la paura, anche nella fatica, è quello che serve per arrivare in fondo.

Non resta che provarci dal prossimo allenamento.

Runner Extralarge nella neve

2021

Ci sarebbero tante, forse troppe cose da dire su questo 2020. Credo che ognuno di noi abbia avuto, nel bene e nel male, la possibilità e il tempo di trarre le proprie conclusioni su cosa è davvero importante nella vita, alla fine di tutto.

Senza divagare troppo, e restando in tema corsa, il discorso per me è davvero semplice. Come ho già avuto modo di dire più volte, dobbiamo ricordarci che correre è un privilegio e che se abbiamo la fortuna di avere come unica preoccupazione quella di capire che allenamento fare, dobbiamo esserne consapevoli. E grati.

Il 2020 ci ha dimostrato che in poco tempo le cose possono precipitare e che chi ha la fortuna di non soccombere ha tante risorse diverse per resistere. Una di queste è perdersi nella natura. Qualsiasi sia lo sport che ti piace, qualsiasi sia la condizione climatica (salvo emergenze), la ricchezza sta nel poter trascorrere del tempo con te stesso in quei posti magici dove sai di poter restare solo.

Dove ascoltare il silenzio, rotto solo dal rumore dei propri passi o dal proprio respiro. Uno dei privilegi che ho scoperto di avere senza che me ne fossi mai accorto.

Il percorso di consapevolezza intrapreso quasi 3 anni fa ormai, mi ha permesso di essere pronto e di tenere botta in un periodo difficile come quello che abbiamo attraversato.

Il mio augurio, per me e per tutti, è quello di iniziare o proseguire questo percorso di consapevolezza. Quella consapevolezza che ci porta a scoprire i privilegi, e a viverli come tali.

Buon 2021.

Natale e bilanci

Amici runner, in un anno come quello che sta per concludersi diventa difficile anche tracciare bilanci. Soddisfatto? In generale non lo sono mai. Che sia un pregio o un difetto non l’ho ancora capito, ma è così, mi accontento raramente. Quindi no, non sono soddisfatto. Dopo 3 mezze (quasi 4, con una gara da 18) nel 2019 avevo in mente grandi traguardi, grandi sogni, grandi ambizioni. Il 2020 ha cambiato tutto. Era già iniziato male con uno strano infortunio alla schiena che mi aveva bloccato per un mese. Poi la pandemia, che ha scombinato i piani del mondo intero. Da lì una serie di riflessioni importanti: quali sono le priorità? Cosa è davvero importante?

Correre nel 2020 è stato un privilegio: chi ha potuto farlo non ha dovuto preoccuparsi di altro. E pazienza allora se il PB non è stato migliorato o se il Garmin mi attribuisce uno stato di forma patetico, verranno tempi migliori, per tutto. Speriamo.

Per il resto, privilegio, dicevo: avere una finestra tutta per sè, godersi il silenzio della natura, ascoltare il proprio respiro. Ripartiamo da qui per il 2021. Il resto, sono convinto, verrà da se.

E se proprio vogliamo fare qualcosa per questo Natale un po’ strano, scegliamo una causa a cui donare e corriamo una distanza per noi simbolica che ci aiuti a ricordare che se possiamo correre, a noi così male non va.

Buon Natale, a chi corre e a chi no!

Lockdown, ancora tu? Ma non dovevamo vederci più?

Rieccoci. La seconda ondata pare anche più forte della prima. Un’estate fatta di apparente spensieratezza ci ha portati a fronteggiare una nuova emergenza.

Non voglio entrare nel merito. Mi limito a dire che ovviamente sono molto preoccupato, consapevole che la corsa e il suo regolare svolgimento sono l’ultimo dei problemi da risolvere ora.

Quindi, con che stato d’animo si corre, in lockdown? Sono due secondo me le parole chiave.

La prima è “gratitudine”. Essere grati per poterlo fare. Essere grati di avere la volontà di farlo, con la consapevolezza di fare del bene a se stessi, per la propria salute fisica e mentale. Non è scontato. Prendiamo il mio caso: se la pandemia fosse stata nel 2017 mi sarei ritrovato ad affrontarla insieme a 35 kili in più e a tanta pigrizia. Senza valvole di sfogo. Senza ore d’aria nelle mie campagne. Poter correre non è scontato, presuppone buona salute di base, tempo e spazio per farlo. Pensiamoci quando lo facciamo.

La seconda è “prudenza”. Che fa rima con rispetto. Essere prudenti, in questo periodo, è d’obbligo. Bisogna stare attenti a rispettare le regole, a non strafare, a mantenere un equilibrio. Mascherina sempre dietro anche se non la indossiamo correndo. Distanza, allenamenti in luoghi pochi isolati – per chi può, ovviamente. Bocca e naso coperti se si incrocia qualcuno. Godiamoci la libertà di poterlo fare agendo da esempio virtuoso per tutti.

E poi? E poi si vedrà. In questo periodo, onestamente, è difficile per me parlare di obiettivi o simili. Teniamo botta e speriamo di poter tornare a goderci la corsa in un clima meno teso e in uno scenario in cui ci sia meno sofferenza e più speranza.

Nel frattempo possiamo fare solo una cosa, che è appunto essere grati e prudenti.

La corsa come meditazione

Correre e meditare. Due discipline apparentemente distanti ma che che invece per chi corre da un po’ non lo sono affatto. Sì perché, non è solo Murakami a dirlo, c’è tanta meditazione nella corsa, soprattutto nelle lunghe distanze.

E chi corre con continuità affida spesso alla corsa riflessioni, pensieri, talvolta decisioni. La corsa permette di elevarsi, per trascendere, per guardare le cose da un punto di vista diverso. Se non ci credete, provate. E se volete provare, ecco i miei consigli, basati ovviamente su esperienza personale:

– prima di partire focalizzate i punti chiave, ovvero gli argomenti su cui vi serve riflettere o decidere; meno ampio è lo spettro di riflessione, più la meditazione potrà risultare efficace, quindi puntate all’essenza del problema; per chi come tende a distarsi facilmente, fissare punti chiare aiuta anche a non perdere il focus;

lasciate a casa l’orologio – o perlomeno non guardatelo; che per carità, se ci riuscite avrete tutta la mia stima, ma essendo concentrati su altro sarà difficile badare anche ai tempi. Spoiler: andrete probabilmente più veloci del solito comunque, perché i pensieri vi distrarranno dalla fatica;

prendetevi il giusto tempo – se siete di fretta, probabilmente, non funzionerà; curate il prima, il durante e il dopo; anche il post allenamento ha una grande importanza in questi casi; godetevi il silenzio, i vostri rituali e traete le vostre conclusioni dopo la corsa;

fate un percorso che conoscete – non dovete pensare alla strada ma al tema che vi sta a cuore in quel momento; se vi orienterete in automatico avrete meno possibilità di interrompere il flusso di coscienza;

la musica come alleato; questo è un tema molto personale perché dipende dalle vostre abitudini e dal vostro gusto, ma non è escluso che la musica possa aiutarvi nel concentrarvi sui pensieri, creando un rumore di fondo che diventa una sorta di barriera tra voi e la realtà circostante (in questo caso valgono tutte le accortezze per correre con la musica nelle orecchie, evitando di mettersi in pericolo laddove serve sentire i rumori che ci circondano)

Insomma, se vi ho incuriosito o se avete già dimestichezza con questo tipo di attività, non vi resta che provare a fare come faccio io. E se avete consigli o punti di vista da condividere, vi aspetto ;).

La musica

Come alleato

L’autunno ci aspetta

È volata via, senza neanche darci il tempo di salutarla, di prepararci psicologicamente al buio presto, ai primi freddi, alle prime piogge. Ci è sfuggita dalle mani quest’estate un po’ strana, che ci siamo goduti un po’ di più in virtù di un primavera trascorsa chiusi in casa, in quarantena forzata.

Me la sono goduta, e ho corso molto più di più rispetto a quella passata. È stata la mia terza estate da “runner”. E adesso? E adesso diciamolo, arriva una stagione che per chi corre rappresenta quasi il massimo. Le temperature si abbassano, le distanze si allungano, le gambe si sciolgono. Un sogno, non fosse questa situazione contingente che ci tiene tuttora sospesi. Di gare non ce ne sono – e alle poche che ancora resistono personalmente non riuscirei a partecipare ora come ora. E allora ecco che anche in questa stagione riscopriremo il valore di correre per noi stessi, per i nostri obiettivi, in quell’esercizio di stile fine a se stesso che è la corsa.

Io proverò a lavorare su velocità e distanza, aspettando di poter poi fare, un giorno, una bella gara. Inseguo la mia quarta mezza maratona, dopo le 3 dello scorso anno.

E quando riuscirò a correrla significherà anche e soprattutto che altri problemi, ben più importanti, saranno rientrati.

Un ultima riflessione sul mio libro, che oggi era ancora incredibilmente in cima ai bestseller Amazon di categoria: che dire, una soddisfazione così non me la sarei mai aspettata, e ringrazio di cuore tutti coloro che hanno contribuito a rendere la mia storia unica tra tante.

Il privilegio di correre

Capita a tutti. Ci sono momenti in cui l’insoddisfazione ci mette a dura prova, con quella sensazione di non fare mai abbastanza. Sentiamo di potere e dovere fare di più. E questa insoddisfazione ci butta giù.

Quando mi succede lascio i pensieri liberi di scorrere nella mia mente, come un fiume in piena. Quando poi riprendo un po’ di lucidità, quello che cerco di fare è ripensare a dove ero fino a 3 anni fa.

In poco più di due anni non ho solamente perso 35 kg, ma ho ripreso in mano la mia vita dal punto di vista dell’alimentazione e del movimento. Ho creato i presupposti per far sì che ora quando corro 5 km non sono soddisfatto. Una volta 5 km mi sembravano tanti anche in automobile.

Ho creato i presupposti per poter correre ovunque io voglia, quando ne ho voglia. Per poter fare sport e sentirmi vivo, arrivo, in forma.

Ben venga quindi quell’insoddisfazione che mi capita di vivere adesso che ho opportunità che pensavo non avrei mai avuto. Rassegnato al mio stile di vita, prima di iniziare questo percorso avevo rinunciato alla possibilità di essere uno sportivo. Solo il susseguirsi degli eventi che ho poi deciso di raccontare hanno permesso un ribaltamento della situazione.

Adesso quindi, ogni volta che corro, che faccio fatica, che godo dell’effetto delle endorfine, devo solo ricordarmi che alla fine sono un privilegiato. E posso decidere, adesso o domani, la prossima sfida, il prossimo obiettivo.

La mia nuova MTB.

Il mattino è roba nostra

Chi corre ama farlo anche e soprattutto in vacanza. Anche se non tutti lo comprendono, e sgranano gli occhi quando racconti delle alzatacce per poterti allenare.

Correre al mattino presto ha due obiettivi principali, almeno per me: il primo è quello di limitare il tempo tolto alla famiglia – io esco a correre spesso quando ancora in casa si dorme; il secondo è che anche quando non fa caldo, il mattino nei suoi silenzi e nella sua lentezza ha qualcosa in più.

Anche in Garfagnana o sul lago d’Iseo, dove ho trascorso le vacanze, ho cercato di mantenere le buone abitudini e mi sono allenato regolarmente. Ed ero spesso solo con me stesso, là fuori, alle sette di mattina.

Io e la natura, la cosa più preziosa che abbiamo. E lì vengono meno i numeri, i tempi, i km. Resta solo la tua voglia di esplorare o di essere in pace con te stesso.

E ti rendi conto che sei solo, e se non sei solo siete in pochi. Tutti sportivi. Non importa se correndo, camminando o pedalando. Il mattino è roba nostra.