Metti una domenica, in bici, nel parco del Ticino

Da qualche mese affianco quando posso la bici alla corsa. Si tratta di differenziare l’allenamento, sì, ma si tratta anche di fare esperienze diverse dal solito, allungando le distanze.

Ecco allora che mi sono concesso oggi un giro nel parco del Ticino, una perla lombarda, facilmente raggiungibile da casa.

La bici c’è, acquistata in estate per provare ad esplorare i dintorni in questo periodo particolare. L’itinerario non manca. Il vestiario adatto, quello sì, non c’è. E allora via di fantasia: ho adattato il guardaroba di running e montagna e ascoltato il consiglio di qualche amico esperto per vestirmi al meglio. Risultato: positivo! Piedi a parte. Per quelli, per tenerli caldi, devo studiare qualche soluzione diversa dal doppio paio di calze.

Il giro parte da casa, con un freddo a dir poco pungente. Un freddo che ti entra dentro. Ma la strada sterrata, i colori della campagna in inverno, le pozzanghere ghiacciate sulle quali scheggiare rendono tutto meno congelato e scaldano il cuore. Attraverso la campagna si giunge sulla sponda del Ticino, e lì ad attenderci il bosco coi suoi sentieri, i suoi saliscendi, i sui ghirigori. Il freddo mano a mano si mitiga, anche grazie alla bellezza del panorama. Il fiume scorre veloce, tra ponti e cascate.

Il percorso è sfidante, tutto sommato, per un neofita come me. Alcuni tratti impegnativi mi mettono alla prova. Concludo il tratto nella selva senza rischi, fortunatamente.

È tempo di rientrare. Si ripassa tra le ‘mie’ campagne, verso casa. Un paio d’ore, 1400 calorie, 33 km. Tanto, forse troppo freddo.

Ma pronti per la prossima avventura.

ASICS Ekiden 2020

Tempo di lockdown, ancora tempo di gare virtuali. Ero alla ricerca di nuovi stimoli nell’ultimo periodo, anche semplici, per tenere viva la passione in un momento storico complicato. E devo dire che la “chiamata” di Asics per l’evento #AsicsWorldEkiden2020 è cascata proprio a fagiolo. Non solo perché Asics è un marchio importante e che mi ha accompagnato in una parte fondamentale del mio percorso (le Nimbus, che oggi custodisco nei memorabilia del mio viaggio, mi hanno accompagnato al traguardo della mia prima mezza, a Brescia), ma anche perché l’evento ha proprio l’obiettivo di motivare e unire le persone in uno scenario mondiale senza precedenti. Un segno del destino, dunque.

Nuove e vecchie Nimbus a confronto :).

Una ricerca globale condotta dalla stessa Asics rivela che il 42% delle persone che si allenano regolarmente a livello globale hanno difficoltà a rimanere motivati, in quanto non hanno un obiettivo da perseguire al momento. Suona familiare? Ebbene sì, ci siamo dentro tutti. Per questo l’idea di questa staffetta virtuale nella quale coinvolgere altre 5 persone – per formare una squadra – mi ha convinto da subito. Ho deciso quindi di mettermi in gioco e invitare 5 amici di diversa provenienza con i quali, senza nessuna velleità su tempi e performance, coprire in 6 segmenti la distanza di una maratona.

Come ogni capitano che si rispetti sono stato il primo e ho aperto le danze oggi con i primi 5 km. Seguiranno i miei compagni, che dovranno correre entro il 22/11 per completare la distanza totale.

Nonostante qualche acciacco, ho dato il massimo e mi sono messo in gioco perché insomma, come detto, ne avevo bisogno.

Non resta a questo punto che aspettare di vedere come la squadra compirà questa missione per poi pensare alla prossima sfida.

Scarpe da corsa e rotazione

Ebbene sì, dobbiamo dircelo: chi inizia a correre sviluppa una certa attrazione per accessori e vestiaro, e le scarpe sono forse l’elemento principale di cui ci si innamora e ci si appassiona.

Da una parte la scarpa ci caratterizza, ci descrive, parla di noi. C’è chi bada alla velocità, chi all’estetica, chi alla protezione e all’ammortizzazione. Ma in generale le scarpe ci rappresentano.
Dall’altra parte le scarpe di supportano, sono la prima cosa da curare quando si inizia a macinare chilometri. Una scarpa non adatta alla corsa – e in particolare alla nostra corsa – può fare male. Molto male. Da qui il consiglio, soprattutto per neofiti, di affidarsi a qualcuno di competente.

Il numero di paia di scarpe che siamo destinati a collezionare in pochi anni è davvero consistente. Ma credo che, in fondo, tutto questo ci piaccia. Collezioniamo scarpe come fossero medaglia. Io, ad esempio, sono molto affezionato alle mie Nimbus, con le quali ho preparato e corso la mia prima mezza maratona. Le conserverò per sempre.

Ma veniamo al dunque. Nei primi due anni da runner ho sempre corso con un paio di scarpe alla volta. Una volta consumate, le sostituivo, e via così. Da poco invece, vuoi perché ho letto qualche suggerimento, vuoi perché avevo voglia di novità e di sperimentare, ho deciso di iniziare una rotazione di due paia di scarpe che utilizzerò contemporaneamente, idealmente per allenamenti diversi. Alle mie Adrenaline di Brooks quindi (attualmente mio punto di riferimento e comfort zone), ho affiancato un paio di Gaviota 2 di Hoka One One. Queste ultime sono in rodaggio, poiché le sensazioni con Hoka sono molto diverse (la suola molto alta rende l’impatto al suolo differente rispetto alle mie abitudini).
Idealmente vorrei utilizzare le Hoka per i lunghi (oltre i 10km insomma).

In base a quanto dicono runner più esperti di me, la rotazione delle scarpe permette sicuramente la prevenzione di infortuni. Inoltre, testare nuovi modelli può aiutare a rompere la monotonia di allenamento che ahimè, ogni tanto, rischia di affiorare. La novità può dare motivazioni diverse e rendere l’allenamento vario.

Vi terrò aggiornati sulla mia esperienza di rotazione. Come sempre se avete consigli o commenti, fatevi avanti :).

Sentiero Valtellina: trekking in bici

Molti me lo avevamo già fatto capire: la bici è compagna fondamentale per il runner. E dopo un paio di anni di corsa me ne sono reso conto. Complice anche il lockdown, le due ruote sono diventate un ottimo passatempo oltre che un modo per allenarsi in fase di scarico. Non potendo permettermi, con il mio fisico, di correre sempre e comunque, la bici è una risorsa inestimabile.

Succede poi che uno stile di vita attivo ti porti a valutare esperienze che mai avresti valutato. E allora ecco che dopo l’escursione sui colli di Berceto (foto a seguire) anche il weekend in Valtellina con la famiglia diventa occasione per pedalare.

Sull’Appennino tosco-emiliano

Il Sentiero Valtellina è un percorso ciclabile (percorribile ovviamente anche a piedi), in gran parte asfaltato, che diventa secondo me tappa obbligata per i più o meno sportivi che trascorrono qualche giorno in Valtellina. Le bici disponibili a noleggio – nel nostro caso ebike – mettono chiunque in condizione di valutare l’escursione.

Partiti da Morbegno abbiamo scelto di dirigerci in direzione Colico, per poi tornare indietro. Un percorso che tra andata, ritorno e deviazioni ci ha visti pedalare per circa 45 km. Avendo il carrellino con bimba a seguito e non essendo comunque ancora abituati a distanza di questo genere, aver optato per l’ebike di ha permesso di far fatica il giusto, a nostra discrezione, riposando quando decidevamo di farci spingere dal motore Yamaha.

Il percorso è davvero molto affascinante. Tra ponti e ponticelli, divertenti saliscendi, e panorami mozzafiato, si entra in un contesto naturalistico sul quale rifarsi occhi e polmoni. Numerose le aree sosta presenti, così come numerosi come numerosi sono i punti di interesse tra agriturismi (https://www.lafiorida.com), maneggi, forti da visitare (a patto di poter sostenere salite piuttosto impegnative, che col carrello posteriore ho prudenzialmente evitato di percorrere).

Dulcis in fundo, l’emozionante (almeno per me) arrivo sul lago, che si è aperto davanti ai nostri occhi con la sua distesa di kitesurfer in azione. Complice la giornata bellissima – e caldissima – i colori di acqua e cielo si fondevano in un bellissimo quadro impressionista.

Arrivo a Colico.

Siamo arrivati a sera piuttosto provati, dalla fatica sì, ma anche e forse soprattutto dal sole che non ha dato tregua in questa giornata di inizio agosto. Un’esperienza molto bella che certamente ripeteremo. Ultimamente penso spesso al fatto che questa modalità di spostamento – la bici – sia un ottimo modo di fare turismo e non nascondo che in futuro mi piacerebbe fare più tappe consecutive in un contesto simile – magari proprio qui, in Valtellina, vicino a casa.

Uno dei tanti modi che abbiamo per tenerci attivi e poterci permettere con serenità la lauta cena con la quale abbiamo concluso la giornata.