L’autunno ci aspetta

È volata via, senza neanche darci il tempo di salutarla, di prepararci psicologicamente al buio presto, ai primi freddi, alle prime piogge. Ci è sfuggita dalle mani quest’estate un po’ strana, che ci siamo goduti un po’ di più in virtù di un primavera trascorsa chiusi in casa, in quarantena forzata.

Me la sono goduta, e ho corso molto più di più rispetto a quella passata. È stata la mia terza estate da “runner”. E adesso? E adesso diciamolo, arriva una stagione che per chi corre rappresenta quasi il massimo. Le temperature si abbassano, le distanze si allungano, le gambe si sciolgono. Un sogno, non fosse questa situazione contingente che ci tiene tuttora sospesi. Di gare non ce ne sono – e alle poche che ancora resistono personalmente non riuscirei a partecipare ora come ora. E allora ecco che anche in questa stagione riscopriremo il valore di correre per noi stessi, per i nostri obiettivi, in quell’esercizio di stile fine a se stesso che è la corsa.

Io proverò a lavorare su velocità e distanza, aspettando di poter poi fare, un giorno, una bella gara. Inseguo la mia quarta mezza maratona, dopo le 3 dello scorso anno.

E quando riuscirò a correrla significherà anche e soprattutto che altri problemi, ben più importanti, saranno rientrati.

Un ultima riflessione sul mio libro, che oggi era ancora incredibilmente in cima ai bestseller Amazon di categoria: che dire, una soddisfazione così non me la sarei mai aspettata, e ringrazio di cuore tutti coloro che hanno contribuito a rendere la mia storia unica tra tante.

Il privilegio di correre

Capita a tutti. Ci sono momenti in cui l’insoddisfazione ci mette a dura prova, con quella sensazione di non fare mai abbastanza. Sentiamo di potere e dovere fare di più. E questa insoddisfazione ci butta giù.

Quando mi succede lascio i pensieri liberi di scorrere nella mia mente, come un fiume in piena. Quando poi riprendo un po’ di lucidità, quello che cerco di fare è ripensare a dove ero fino a 3 anni fa.

In poco più di due anni non ho solamente perso 35 kg, ma ho ripreso in mano la mia vita dal punto di vista dell’alimentazione e del movimento. Ho creato i presupposti per far sì che ora quando corro 5 km non sono soddisfatto. Una volta 5 km mi sembravano tanti anche in automobile.

Ho creato i presupposti per poter correre ovunque io voglia, quando ne ho voglia. Per poter fare sport e sentirmi vivo, arrivo, in forma.

Ben venga quindi quell’insoddisfazione che mi capita di vivere adesso che ho opportunità che pensavo non avrei mai avuto. Rassegnato al mio stile di vita, prima di iniziare questo percorso avevo rinunciato alla possibilità di essere uno sportivo. Solo il susseguirsi degli eventi che ho poi deciso di raccontare hanno permesso un ribaltamento della situazione.

Adesso quindi, ogni volta che corro, che faccio fatica, che godo dell’effetto delle endorfine, devo solo ricordarmi che alla fine sono un privilegiato. E posso decidere, adesso o domani, la prossima sfida, il prossimo obiettivo.

La mia nuova MTB.

Qualcosa in cui credere

Prendo in prestito una frase di una canzone come inizio di questa mia riflessione.

E se non hai niente in cui credere,
non avrai niente che puoi perdere.
Sì, tranne te.

Ecco. Riflettevo in questi giorni, nelle mie peregrinazioni mentali, sull’importanza di credere in qualcosa. C’è chi ha una fede religiosa. Io personalmente non rientro in questa categoria e talvolta provo invidia. Ma la verità è che la vita offre a tutti la possibilità di credere in qualcosa seguendo o la propria spiritualità o la propria indole.

Ecco che allora forse anche io credo in qualcosa: da due anni credo nella corsa. Credo in uno stile di vita diverso. Credo nello sviluppo della propria capacità di superare il limite. Credo nella resilienza, un termine abusato, spesso ridicolizzato dalle mode, ma che ha in se il valore del saper superare le difficoltà.

Credo nei valori dello sport. Credo nel tempo dedicato a se stessi. Credo nel coltivare una passione.

Credo nella natura. Credo nei fontanili, che irrigano la mia terra, quella dalla quale provengo: la pianura padana fatta di campi di grano, risaie, granoturco.

Credo nelle radici salde da cui dipendiamo e nelle ali che ognuno di noi ha per spiccare il volo.

Credo anche nella paura, perché no. Nella paura del domani, nella paura di non farcela. Probabilmente non sarà così per tutti ma è proprio nei timori, spesso, che mi sento Vivo.

Insomma, credo in quel qualcosa che ti spinge ad andare avanti anche quando credi di non potercela più fare.

E credo che credere sia importante. O almeno credo.

Done is better than perfect

Ovvero, letteralmente: fatto è meglio che perfetto.

Si, perché sono convinto che se aspettiamo di fare le cose quando ci sono tutti i presupposti per farle come vorremmo, corriamo il rischio di non farle più. Quindi è meglio iniziare a farle, poi si vedrà come migliorare.

“Ok, ma cosa c’entra questo con la corsa, Federico?”. Immagino già questa vostra domanda, più che lecita. C’entra, c’entra eccome. Vi spiego perché. Molto spesso ricevo commenti e messaggi sulla continuità, sul come essere continui, sul come trovare motivazioni per allenarsi senza lunghe pause. Ecco allora che il detto di chi sopra diventa fondamentale: non dobbiamo focalizzare l’attenzione totalmente sulla qualità di quello che riusciremo a fare. Perché non sempre avremo tutte le migliori condizioni per una performance impeccabile, almeno se conduciamo una vita normale, fatta di impegni, imprevisti, doveri. Ma tutti abbiamo ogni giorno quel poco tempo a disposizione per fare qualcosa. Quindi bene, facciamolo! Non ho tempo per fare i 10 km che mi prefissavo? Ne farò 5. Oggi non ho voglia di correre? Posso comunque camminare, o andare in bici. Non ho voglia di fare l’allenamento che la tabella indica per oggi? Esco e corro a sentimento. L’importante è, secondo me, non evitare di uscire saltando completamente quello che avremmo voluto fare. Perché oltre ad alimentare un potenziale senso di colpa, così facendo rischiamo anche di perdere motivazione e quindi di lasciarci andare.

Vedremo allora che poi, non perdendo colpi, alimenteremo un circolo virtuoso che ci darà sicuramente grande soddisfazione.

Perché se l’appetito viene mangiando, la costanza viene facendo.

Nuovi progetti, nuovi obiettivi

Chi mi segue dall’inizio di questa avventura “di corsa” sa cosa significhi per me il progetto Runner Extralarge, a partire da “Corri che ti passa“. Un progetto nato dalle ceneri di quello che sono stato per svariati anni: una persona pigra, sedentaria, pronta a preoccuparsi per qualsiasi cosa senza far nulla per migliorarmi.

Ebbene, sono davvero tante le soddisfazioni che mi sono tolto finora. E non parlo solo certo di personal best, di chilometri, o di medaglie. Le performance non sono il mio forte. Non parlo neanche dei primati in classifica del libro, diventato best seller su Amazon. Parlo del fatto che tutti, e dico tutti, i messaggi che volevo trasmettere sono arrivati a destinazione. Non era scontato. Quando ho deciso di raccontare la mia storia, avevo solo un timore: essere frainteso. Temevo che da una parte potessi cadere nel vittimismo senza riuscire a passare il messaggio positivo della mia esperienza, che in realtà era l’unico che mi interessava. E temevo che dall’altra parte le persone avrebbero potuto pensare che volessi barattare le mie emozioni, le mie fragilità, per un pò (davvero poca, nel mio caso) di popolarità. Il rischio c’era, in entrambe le direzioni.
La verità però è che invece le buone intenzioni sono state riconosciute e di questo devo essere grato a tutti coloro che si sono messi in ascolto senza pregiudizio.

E non mi riferisco solo a chi si è immediatamente riconosciuto nella storia, traendone motivazione e immedesimandosi nella mia esperienza. Mi riferisco anche a chi, già più esperto, ha espresso apprezzamento per quanto ho fatto, riconoscendomi “compagno” in questa passione che ci accomuna: la corsa.

Immaginatevi quindi l’emozione quando mi è stata prospettata l’opportunità di collaborare con uno sponsor che ha riconosciuto in me e nella mia storia dei valori sportivi e umani – che vanno oltre il mero risultato sportivo – in cui riconoscersi. Una filosofia, un’attitudine, in comune.
Ho ovviamente accettato con entusiasmo e riconoscenza e la collaborazione con Errea è diventata realtà.

Errea è un brand che sento personalmente vicino sin da quando ho iniziato a fare sport a livello giovanile. È un brand che accompagna gli atleti sin dalla giovane età, partendo dalle categorie professionistiche per arrivare alla Serie A (se parliamo di calcio).
Un brand italiano che da una parte si dimostra da sempre vicino agli atleti, e dall’altra dimostra di saper innovare. Vestire i loro materiali mi permetterà infatti di entrare in contatto anche con la loro area di ricerca e sviluppo, sempre al lavoro per innovare e sperimentare nuove soluzioni tecnologiche in grado di soddisfare le esigenze di chi fa sport.

Racconterò la mia esperienza – di prodotto e non – qui e sui miei canali, sperando che questa collaborazione mi accompagni anche nella ripresa verso l’inseguimento dei miei traguardi ora che il virus sta allentando la presa (sperando continui così).

L’estate è ormai arrivata e mi godo l’ultimo periodo fresco per provare a mettere km in cascina. Per motivarmi sto sfruttando le virtual run. A tal proposito, anche per celebrare simbolicamente quella che fu la mia prima mezza maratona, correrò virtualmente la 10km della Brescia Art Marathon prendendo parte alla #BAMNERVERSTOPS, l’iniziativa “di corsa” che si svolgerà da sabato 4 luglio a domenica 12 luglio e che ognuno potrà correre dove vorrà: su un lungomare, costeggiando un fiume, attraversando i parchi cittadini.
Un modo come un altro per tornare a conquistare una medaglia.

Alzarsi presto per correre: come fare?

Questa mattina mi sono alzato molto presto, come mi capita spesso. Sono sempre stato mattiniero sin dall’infanzia. Tendo a dormire presto alla sera e mi sveglio presto. Ma anche se sono abituato così, iniziare ad alzarmi presto per uscire a correre è stato comunque un trauma. Un po’ perché, banalmente, ci si sveglia molto presto – soprattutto se poi si deve prendere il treno e andare a lavoro, come facevo prima del lockdown. Un po’ perché un conto è alzarsi e spostarsi sul divano a fare zapping, un conto è alzarsi e dopo 10 minuti essere in strada. Anche quando ci sono 2 gradi o quando piove.

Per farcela ho dovuto creare la classica routine. Di seguito i miei consigli per provarci:

1. Non succede tutti i giorni.

Anche se siete dormiglioni e amate stare nel letto fino all’ultimo, dovete pensare che non state rinunciando a farlo sempre e per sempre. Se, come me, avete due allenamenti settimanali nei giorni lavorativi, dovete pensare che lo farete per due giorni su sette. Vi godrete il sonno tutti gli altri giorni.

2. Andate a letto presto

Potrebbe sembrare scontato ma non lo è: per svegliarsi alle 6, bisogna andare a letto prima.

3. Doppia sveglia

Per evitare un trauma, qualora foste tra i più sensibili al suono della sveglia, potete metterne una un po’ prima dell’orario in cui vi alzerete. In questo modo avrete modo di rilassarvi un attimo nel dormiveglia e rendere più dolce il processo.

L’ombra affusolata di prima mattina.

4. Preparate tutto la sera prima

Anche questo non è banale. Girare in casa a cercare tutto l’occorrente – magari al buio e senza far rumore, se rischiate di dare fastidio a qualcun altro – è davvero scomodo. La cosa più semplice, che non costa nulla, è preparare tutto prima di andare a dormire. In 5 minuti sarete pronti a uscire ed eviterete l’inutile stress di ricomporre all’ultimo l’outfit necessario.

5. Datevi un obiettivo

Che può essere di performance, ma anche no. Può essere quello di farvi una bellissima foto in un posto che vi piace. Può essere quello di fare un giro diverso dal solito, esplorando nuovi percorsi. Quest’ultimo è una di quelle che maggiormente mi affascina: esplorare. La curiosità è un ottimo strumento da sfruttare per avere carica e motivazione.

6. PROVATE

Almeno la prima volta obbligatevi a farlo, in modo da poter capire se ne vale la pena o no. Non mi sono mai pentito di essere andato a correre presto. La fatica del risveglio anticipato è ripagata alla grande dalla soddisfazione al termine dell’allenamento. E durante il giorno sarete meno stanchi di quello che potete immaginare.

Provare per credere!

La sottile linea tra insuccesso e stimolo

Vi dirò una cosa: ho corso tre mezze maratone, e il mio PB su quella distanza l’ho raggiunto alla prima che ho corso. È ancora imbattuto.

Non ho ancora imparato a capire come gestire la distanza, questa la verità, ma in cuor mio faccio fatica ad ammetterlo. Preferisco generalmente accampare scuse: Como è un percorso impervio, e c’era la bufera; a Cremona avevo riposato male alla vigilia. Per carità, tutto vero, gli imprevisti sono quello che succede mentre pianifichiamo tutto nel dettaglio.

Ma la realtà delle cose è che quello che per me è stato un insuccesso, può essere trasformato nel primo stimolo. Guardando la realtà da una prospettiva diversa devo ringraziare di avere ancora un obiettivo importante, che per me conta davvero.

Ringrazio i miei insuccessi allora, perché sono quello per cui lotto ancora oggi.

Runner Extralarge allenamento

Running e musica

Si, lo so, lo so. Il runner purista corre senza musica.
In alcune competizioni, per altro, non è proprio possibile correre ascoltando musica: è considerata un elemento in grado di alterare la prestazione dell’atleta, alla stregua del doping (!).

Ma immaginate un runner neofita che ancora stenta a trovare la voglia per allenarsi con continuità. Nel suo caso la musica da ascoltare durante un allenamento diventa prima fonte di motivazione.

Per questo personalmente credo che correre senza musica, ascoltando il proprio corpo e il rumore dei propri passi, sia un obiettivo più che un punto di partenza.
La musica è una compagna di corsa dal valore inestimabile. Ti carica, ti motiva, ti emoziona.

Correre al tramonto, in una giornata di fine estate, con Immortality dei Pearl Jam che parte e ti accompagna per qualche minuto non ha prezzo. Le note si diffondono nel tuo padiglione auricolare, il sole sempre più basso sull’orizzonte, una leggera brezza che ti accarezza. Un sogno :).

Durante le competizioni, invece, non ho mai corso con la musica. Credo che quello sia il contesto ideale per provare a farne a meno, ascoltando e osservando il mondo circostante.

Entrando nel merito degli accessori io ho optato per un paio di cuffie bluetooth adatte allo sport, acquistate su Amazon, da utilizzare in combo con il mio smartphone.
Anche la combo con lo smartphone diventa, ad un certo punto, un “problema”: quando cominci a correre con frequenza e ti doti di conseguenza di uno smart/sport-watch, portare il telefono con te in allenamento o in gara diventa superfluo.

In quel caso servono tasche oppure un comodo marsupio da running (su Amazon se ne trovano a pochi euro) dove mettere eventualmente anche documenti e qualche soldo.

Ovviamente arriva il momento in cui il tuo desiderio è quello di correre libero da qualsiasi oggetto. Ma a quel punto possiamo dire che la musica non è più una delle tue priorità ;).

@runner_extralarge