Prima della corsa: stretching sì o stretching no?

Esistono due categorie di runner: quelli che contemplano lo stretching prima della corsa, e quelli che invece lo reputano un errore.

La cosa certa invece è che tutti riconoscono come fondamentale la fase di riscaldamento. Che sia una sessione ad hoc o semplicemente un km iniziale di corsa “blanda”, riscaldarsi è necessario per evitare fastidi e infortuni.

Tornando allo stretching: è chiaro che “a freddo” bisogna muoversi con cautela, ma nel momento in cui abbiamo dei punti deboli (come ho già avuto modo di raccontare io ho avuto qualche problema alla bandelletta, ad esempio) l’allungamento muscolare può aiutare a distendere eventuali tensioni e affrontare la corsa in modo più agevole.

Quando fa freddo come in questo periodo io faccio stretching in casa al caldo, una volta vestito per uscire a correre. In questo modo evito di allungare i muscoli quando fuori ci sono 0 gradi.

Ovviamente invece dopo la corsa (appena si è finito di correre o dopo un po’ rispetto alla fine dell’allenamento) lo stretching è obbligatorio. Non ci devono essere scuse.

Vi lascio qui un link a un articolo di RunLovers che approfondisce ulteriormente il tema è offre alcune indicazioni “tecniche”.

@runner_extralarge

corri che ti passa soundtrack

“Corri che ti passa”: original soundtrack

Quando il mio collega e amico Andrea mi raccontava, mentre stava finendo di leggere il mio libro, le canzoni che Spotify gli faceva ascoltare quasi per caso durante la lettura di alcuni passaggi cruciali, mi sono immaginato davvero la mia storia come un film. Per carità non fraintendetemi, non che creda di avere una storia così importante da poter ambire davvero a vederla un giorno sul grande schermo.
Semplicemente ho usato l’immaginazione, per emozionarmi un pò.

E allora l’ho invitato a creare davvero una sorta di soundtrack, che potesse unire i capitoli della mia storia in un racconto rock&roll cross-generazionale. E lui lo ha fatto, facendomi uno dei più bei regali che mi potessero fare in questo momento.
Riascoltando questo saliscendi musicale, tra canzoni che conosco molto bene e canzoni che non avevo praticamente mai ascoltato, mi sono emozionato sul serio.
È stato bello rivivere e riassaporare ricordi anche “scomodi” con un sottofondo in grado di interpretarli.
Non vi nascondo, anzi, di essere scoppiato a piangere nel momento in cui, riascoltando Down in a hole dopo tanto (forse troppo) tempo, è esploso il riff di chitarra al minuto 1 circa.
La cosa bella di ogni storia – e la mia non fa eccezione – è che ognuno può farla propria, elaborandola con quanto ha dentro di sé.
Vi lascio a fondo pagina il link per ascoltarla su Spotify.
Di seguito invece ho raccolto i pezzi che la compongono, uno a uno.

CORRI CHE TI PASSA – SOUNDTRACK

  1. Qualcosa non va / ALICE IN CHAINS – Down in a hole

2. Preoccupazione / MOGWAI – I’m Jim Morrison I’m Dead

3. Non è la solita cosa / APPARAT – You don’t know me

4. Chi mi capirà? / DE ANDRÈ – Amico fragile

5. Ancora e ancora / MARLENE KUNTZ – Mala Mela

6. Voglio capire / NEGRITA – Provo a difendermi

7. Mi sento solo / THE DOORS – Riders on the storm

8. Voglio una soluzione / AUDIOSLAVE – Like a stone

9. Ci sono / THE ARCADE FIRE – Wake up

10. Mi guardo intorno / PFM – Impressioni di settembre

11. Il primo passo / CASPIAN – Run dry

12. Il primo giro / SIGUR ROS – Hoppìpolla

13. Sto correndo / JUNIP – Far away

14. Là in fondo c’è la mia famiglia / STEVIE WONDER – I believe

15. Ciao, sono uno che corre / GROOVE ARMADA – Look me in the eye sister

16. Ricordiamocelo / MANNARINO – Vivere la vita

“E adesso vivi.
Perché non avrai altro di meglio da fare, finché non sarai morto”.

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PLAYLIST SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/playlist/1KuDL52yBjNHFxnwTerYWq

Runner Extralarge ritmo di corsa

L’importanza del ritmo

Nella preparazione della mia prima mezza maratona mi sto informando molto per capire da una parte come aumentare la mia resistenza e dall’altra come aumentare il passo.
Diciamo che al momento sto alternando allenamenti adatti a entrambi questi aspetti e per aumentare il passo sto provando a concentrarmi sul ritmo, ovvero sul numero di passi al minuto.
Questo perché, leggendo qua e là, ho compreso che la velocità consigliata dai più esperti per un ritmo adeguato è sui 175-180 bpm. Significa quindi che è necessario effettuare 175-180 passi al minuto.
Bene.

Credetemi, non è un ritmo da dare per scontato. Appena ho provato a valutare quale fosse il mio ritmo mi sono reso di essere piuttosto lontano da quella velocità. E ho capito quindi che avevo un nuovo obiettivo da raggiungere: aumentare il ritmo.
Già, ma come fare?

Ho notato in questi 8 mesi da runner neofita che nulla funziona meglio del correre con qualcuno più veloce di te. Correre con il mio “coach” mi ha permesso quasi sempre di abbattere il mio personale. Ma non avendolo ovviamente sempre a disposizione come “pacer” per ogni allenamento ho dovuto trovare un’alternativa. Questa alternativa è la musica.
Esistono svariate playlist su Spotify dedicate alla corsa, con svariati bpm.
Si tratta semplicemente di playlist in cui si susseguono canzoni che hanno un determinato ritmo e seguendole è possibile mantenere una cadenza adeguata.

Ovviamente – come sempre – è bene andare per gradi. Non avrebbe senso partire con una playlist a 175 quando corriamo a 150.
Io ad esempio sono partito con una playlist – questa – da 160 bpm. Mano a mano sono andato a incrementare.
Ne ho identificata ad esempio una da 175, la trovate qui.

Aumentando il ritmo noterete che di fatto non è necessario fare più fatica ma anzi, la corsa diventa più efficiente. Da una parte perché a livello posturale la velocità può giovare (se devi “tarellare” – andare veloce, ndr – e più facile restare coordinati). Dall’altra perché ogni passo restituisce energia alla nostra corsa, dandoci ulteriore spinta sulle gambe.

Se avete consigli, considerazioni o esperienze sul ritmo e su come aumentarlo per migliorare le performance, condividetele :).

@runner_extralarge



Quando l’allenamento va male

Eh già, non mi era mai successo prima ma può succedere. Hai puntato tutta la tua attenzione sul lungo domenicale, hai un obiettivo chiaro nel breve e nel lungo periodo, sei pronto a tutto per arrivare in fondo ma…qualcosa non va.

Nel mio caso domenica scorsa non ero al 100% in partenza, stavo covando una lieve sindrome influenzale senza rendermene conto.

Uscito con tanti buoni propositi per fare 15 km, ne ho chiusi male 14. Qualche ora dopo ho realizzato che in realtà, di fatto, ero debilitato dalla febbre.

Ma durante l’allenamento non avevo messo a fuoco la causa del mio malessere e l’ho attribuita solo ed esclusivamente alle mie gambe. Per questo, negli ultimi km, ho fatto i conti con l’idea del fallimento.

È vero, potevo mollare e non ho mollato. Ma non ho portato a casa la performance che mi aspettavo, ho fatto tanta fatica ad arrivare in fondo, e allo stremo delle forze sono arrivato a chiedermi che senso avesse tutto questo.

A poco è servito richiamare alla mente da dove sono partito e perché lo sto facendo. Solo le parole del mio amico-coach mi hanno tenuto su fino all’ultimo metro.

Dopodiché, ad allenamento finito, ero esausto come non lo sono mai stato. Ho rimandato i pensieri a oggi (lunedì) per analizzare il fatto che sì, può capitare che un allenamento vada storto, che il risultato tardi ad arrivare o non arrivi proprio, che la fatica per arrivare in fondo sia completamente sproporzionato alla soddisfazione finale. Un atleta passa anche (e forse soprattutto) attraverso momenti così. Bisogna recuperare le forze fisiche e mentali e pianificare il passo successivo.

Nel mio caso è la StraMagenta, domenica prossima.

Rimbocchiamoci le maniche, facciamo i conti col fallimento, e andiamo oltre.

@runner_extralarge

Abile e arruolato

Ebbene sì, lo ammetto: ho vissuto con un po’ di apprensione la vigilia della visita medico-sportiva per l’agonismo. Non tanto perché non mi sentissi in forma – credo di non essere mai stato più allenato in vita mia – ma perché il mio lato apprensivo e ipocondriaco mi porta sempre a preoccuparmi anche quando è inutile e a dir poco non necessario.

Certo, c’è da dire che in questo caso la posta in gioco era alta: ho dichiarato ai 4 venti i miei progetti futuri ma senza questo “tagliando” non avrei potuto proseguire serenamente il mio percorso.

Tant’è, stamattina mi sono recato al centro sportivo che avevo individuato nei pressi di casa mia – nel milanese – per la visita. Sin dall’ingresso mi sono sentito sotto pressione nel guardare cimeli vari appesi alle pareti: maglie autografate di calciatori, pallavolisti, giocatori di basket mi osservavano mentre percorrevo il corridoio che mi ha condotto all’accettazione.

Era dal – credo – 2001 che non mi sottoponevo a una visita per l’agonismo. Ai tempi giocavo a calcio e visite come queste erano una pura formalità. Anche oggi lo era in teoria, ma all’atto pratico non si sa mai.

Mentre ero in attesa del mio turno, seduto in silenzio in sala d’aspetto, pensavo a come è cambiata la mia vita da 9 mesi a questa parte. E la corsa è una delle novità principali. È successo tutto così in fretta che a volte devo fermarmi un attimo e pensare al percorso fatto fino a qui. E nonostante tutto devo essere orgoglioso di me stesso.

Ecco che sento chiamare il mio nome e la tensione sale. Il battito a riposo era abbondantemente sopra il livello di guardia ma sono fatto così e posso farci poco. Se non altro la dottoressa è stata carina e cortese sin da subito, mettendomi immediatamente a mio agio.

Spirometria, misurazioni, esame della vista e poi via, sulla Cyclette per il test da sforzo.

Tutto bene, dunque. Abile e arruolato per un anno di corse. Ho lasciato il centro medico con una sensazione a metà fra liberazione e soddisfazione.

Adesso la mezza maratona tocca correrla davvero. 😉

@runner_extralarge

Runner Extralarge allenamento

Running e musica

Si, lo so, lo so. Il runner purista corre senza musica.
In alcune competizioni, per altro, non è proprio possibile correre ascoltando musica: è considerata un elemento in grado di alterare la prestazione dell’atleta, alla stregua del doping (!).

Ma immaginate un runner neofita che ancora stenta a trovare la voglia per allenarsi con continuità. Nel suo caso la musica da ascoltare durante un allenamento diventa prima fonte di motivazione.

Per questo personalmente credo che correre senza musica, ascoltando il proprio corpo e il rumore dei propri passi, sia un obiettivo più che un punto di partenza.
La musica è una compagna di corsa dal valore inestimabile. Ti carica, ti motiva, ti emoziona.

Correre al tramonto, in una giornata di fine estate, con Immortality dei Pearl Jam che parte e ti accompagna per qualche minuto non ha prezzo. Le note si diffondono nel tuo padiglione auricolare, il sole sempre più basso sull’orizzonte, una leggera brezza che ti accarezza. Un sogno :).

Durante le competizioni, invece, non ho mai corso con la musica. Credo che quello sia il contesto ideale per provare a farne a meno, ascoltando e osservando il mondo circostante.

Entrando nel merito degli accessori io ho optato per un paio di cuffie bluetooth adatte allo sport, acquistate su Amazon, da utilizzare in combo con il mio smartphone.
Anche la combo con lo smartphone diventa, ad un certo punto, un “problema”: quando cominci a correre con frequenza e ti doti di conseguenza di uno smart/sport-watch, portare il telefono con te in allenamento o in gara diventa superfluo.

In quel caso servono tasche oppure un comodo marsupio da running (su Amazon se ne trovano a pochi euro) dove mettere eventualmente anche documenti e qualche soldo.

Ovviamente arriva il momento in cui il tuo desiderio è quello di correre libero da qualsiasi oggetto. Ma a quel punto possiamo dire che la musica non è più una delle tue priorità ;).

@runner_extralarge

Runner Extralarge bandelletta ileotibiale

La mia bandelletta suona il rock

È una delle prime cose che impari, che ti piaccia o no, quando approcci la corsa: l’infortunio è dietro l’angolo.

Questo perché a meno che tu non sia già un atleta – e ne conosco, ma sono pochi – quando inizi il tuo fisico non è pronto per affrontare quello che è a tutti gli effetti uno stress. Articolazioni, muscolatura, tendini: le sollecitazioni della corsa su un fisico non allenato possono essere deleterie.

Me ne sono reso conto in prima persona quando, lanciato verso la mia prima 10 km, ho affrettato i tempi a causa del grande entusiasmo che la mia nuova dimensione di runner mi ha regalato.

Troppi kilometri, un passo troppo veloce rispetto a quello che potevo permettermi, ed ecco un dolore lancinante all’esterno del ginocchio, forte a tal punto da non permettermi di fare le scale.

Mi sono subito confrontato col mio amico nonché coach/osteopata di fiducia che senza esitazione ha riscontrato una sindrome da sovraccarico nota come “sindrome della bandelletta ileotibiale” o “ginocchio del corridore”.

Per me era arabo, ovviamente. Dimostrazione del fatto che il nostro apparato muscolo-scheletrico è ben più complesso di quanto si possa immaginare da neofiti.

Per un paio di mesi questo problema ha limitato di molto la mia attività motoria. Ci ho corso su, ma non senza dolore e fatica.

Dopodiché ho trovato il modo per superare il disturbo. Come? Le parole chiave sono due, almeno nella mia esperienza, e le riporto in ordine di importanza:

– potenziamento muscolare: sempre su consiglio dell’osteopata ho intrapreso un percorso di allenamento funzionale (che svolgo regolarmente tuttora) per potenziare la muscolatura delle gambe, a partire dal gluteo; trovate qui una scheda molto utile dalla quale partire;

– stretching: anche se su questo punto ho letto poi pareri contrastanti, personalmente ho riscontrato benefici nell’eseguire con regolarità esercizi di stretching e allungamento della gamba.

La combinazione di queste sue attività mi ha permesso nel giro di due mesi di eliminare il problema. E in questo modo ho iniziato a capire quanto importante sia affiancare alla corsa un altro tipo di allenamento.

Ho scoperto così il mondo “core stability“. Ma a questo dedicherò un altro capitolo.

@runner_extralarge

Runner Extralarge San Marino allenamento

La valigia sul letto…

è quella di una lunga corsa!

Già, da quando corro ho una nuova piccola mania: correre ovunque quando mi trovo lontano da casa. Si perché chi corre sa bene che il running può essere anche un modo per esplorare.

Io stesso ho scoperto luoghi inesplorati (almeno per me) a due passi da casa da quando esco a correre. La bellezza dell’esplorare si amplifica oltre modo quando hai l’occasione di farlo se sei in viaggio (sia per diletto, sia per lavoro).

Per queste vacanze di capodanno, ad esempio, ho preparato la valigia ma ancora prima ho preparato la mia borsa da runner. E ho pianificato quando e dove fare una corsa – ho fatto un lungo lento (10km) in quel di San Marino, su un percorso sterrato che ripercosse il solco di una ex-ferrovia.

In questo modo, oltre a mantenere l’allenamento e smaltire il panettone, mi sono regalato un momento tutto per me per riordinare i pensieri e i buoni propositi per l’anno che sta cominciando.

Nel 2019 voglio correre la mia prima mezza maratona!

Buon anno a tutti, amici runner.

@runner_extralarge

Runner Extralarge autunno

Perdere peso correndo

Se stai leggendo queste righe probabilmente conosci la mia storia. La corsa mi ha aiutato a uscire da un periodo complicato della mia vita e contestualmente a perdere molti kg.
Da qui, molte persone che hanno notato la mia trasformazione in questi mesi mi hanno questo quale fosse il mio segreto.

Bene, il mio segreto è che non c’è nessun segreto. È un percorso che nasce dentro di te e deve scattare qualcosa, come una molla.
Ci vogliono forza di volontà, determinazione e costanza.

La prima cosa da comprendere è che allenamento e alimentazione insieme sono la base di un dimagrimento sano.
Quindi si inizia con checkup medico che ci dica che è tutto ok e possiamo cominciare.
Per l’alimentazione è necessario invece rivolgersi a un nutrizionista: non esiste una dieta valida per tutti.
Certamente esistono regole base da seguire: proverò a riassumerle in seguito.

Una volta terminati i controlli necessari, con semaforo verde è possibile iniziare. Qui la regola è non strafare e andare per gradi.
Io ho iniziato con la camminata veloce. È vero, l’ho pensato anche io: camminare sembra una cosa da sfigati. Ma non è assolutamente così. Online potrete trovare una ricca letteratura a riguardo, negli ultimi anni la camminata veloce è diventata un vero e proprio trend e soprattutto a livello di performance e calorie bruciate non si discosta di molto dalla corsa lenta. Ma soprattutto permette di non sovraccaricare articolazioni e muscolatura quando non si è nelle condizioni di farlo. Ad esempio se si è molto sovrappeso, come lo ero io.

Ho iniziato dandomi l’obiettivo di concludere un circuito di 6km in un’ora. Dotarsi di un braccialetto fitness (io ho iniziato con Fitbit Charge 2) è utile per monitorare il battito – che deve rimanere in una determinata soglia se vogliamo assicurarci di bruciare calorie – e in generale di tenere traccia di tutte le sessioni di allenamento.

Per quanto riguarda invece l’alimentazione, in questo caso io non sono andato dal nutrizionista poiché ci ero già stato anni fa. Ho rispolverato una dieta che già avevo, fatta su misura per me. In generale però io arrivavo da anni di alimentazione irregolare. Gli esami del sangue fatti all’inizio di quest’anno segnalavano livelli di colesterolo (anche se di poco) sopra la norma. A 34 anni bisogna porsi il problema.
Quindi esiste una serie di alimenti da evitare: zuccheri in eccesso, dolci, merendine e junk food vanno eliminati totalmente.
In più un approccio equilibrato a ogni pasto aiuta ad assumere una serie di nutrienti necessari: cereali, proteine e carboidrati vanno dosati ma devono essere sempre presenti.

Come anticipato, serve forza di volontà: io ad esempio ho smesso di zuccherare il caffè. Bevendo 4-5 caffè in media al giorno, avete presente quando zucchero arriviamo ad assumere? Ve lo dico io: troppo. 

Ma torniamo all’allenamento. Quando riuscite a terminare senza affanno 6km in un’ora, potete valutare un next step. Che può consistere o nell’allungare la distanza mantenendo la velocità o (se credete sia il momento giusto) nell’introdurre tratti di corsa alternati alla camminata – ad esempio: 2km di camminata e 1km di corsa molto molto lenta.

L’obiettivo a questo punto diventa quello di “trasformare” gradualmente la camminata in corsa, senza bruciare le tappe. Non vi corre dietro nessuno ;).

Se avete curiosità o dubbi su quanto sopra, scrivetemi e proverò a rispondere.
L’approccio alla corsa lo affronterò in un articolo a parte.

@runnerextralarge