Road to Como

Ebbene sì, mancano solo 9 giorni alla mia seconda mezza maratona. Ho deciso di impulso di iscrivermi a quella di Como per diversi motivi, tra i principali sicuramente la vicinanza da casa, la bellezza del paesaggio, e il fatto che a inizio maggio le temperature sono ancora sotto controllo (anzi, nelle ultime settimane ci si allena con un clima perfetto, non fosse per la pioggia di questi ultimi giorni).

Che dire, sono pronto? Non lo so. Di certo ero stato più preciso nella preparazione per Brescia. Questa volta, anche a causa di alcuni impegni, sono stato meno costante. In ogni caso l’obiettivo è arrivare a correre 18 km per poi lasciare una settimana di scarico e godermi infine la gara senza pressione per i tempi. Non importa se non riuscirò a battere i 126 minuti della mia prima mezza. L’importante è arrivare in fondo con soddisfazione.

Sarà anche un’ottima occasione per testare una serie di nuovi accessori di cui mi sono dotato.


Nello specifico:
– le mie nuove Brooks Adrenaline; sto salutando piano piano le mie Nimbus, era ora di cambiare dopo quasi 500 km percorsi; le Adrenaline mi hanno conquistato in queste prime uscite, garantendo il supporto di cui il mio piede ha bisogno; sono curioso di capire se con una scarpa più adatta alle mie attuali esigenze riuscirò anche a migliorare le performance e abbassare ulteriormente i miei tempi;
– il mio nuovo Garmin Forerunner 235; non me ne vogliano i fan di Apple, ma AppleWatch si è ben presto dimostrato troppo limitato per monitorare al meglio i tempi di allenamento e di gara; ho scelto questo modello Garmin (che mi è poi stato regalato da mia moglie 🙂 ) perché pur non volendo spendere un capitale volevo avere un orologio studiato apposta per la corsa; e devo dire che sono molto soddisfatto, il Forerunner 235 ha tutti i requisiti per accompagnarmi nelle prossime sfide;
– la mia nuova fascia cardio Garmin; è uno strumento piuttosto sofisticato che – lo ammetto – devo ancora imparare a conoscere; ad ogni modo sicuramente permette di avere un monitoraggio migliore del battito cardiaco; quello che voglio imparare a valutare sono tutte le informazioni laterali che può fornire sulle dinamiche della corsa, sul passo, etc.

Insomma, il 5 maggio avrò comunque qualcosa di nuovo da imparare. E questo, alla fine dei conti, è l’importante.
Adesso sotto con gli ultimi allenamenti!

Da Corbetta allo Yukon

Sto leggendo in questi giorni “La vita oltre”, libro in cui “Massiccione” Roberto Zanda racconta la sua storia. Una storia che è un pugno nello stomaco. E credetemi, non solo perché alla fine di questa storia lui ci ha rimesso due gambe e quasi due braccia. È un pugno nello stomaco, per me, perché conferma per l’ennesima volta che gli obiettivi che ci diamo nello sport sono quasi sempre associati alla nostra storia personale, così come tutto ciò che ci muove per raggiungerli.

Mi spiego meglio. Da un’analisi superficiale – come se ne sentono molte, del resto – correre un’ultramaratona in un deserto a 50 gradi o nella foresta bianca a -50 gradi può sembrare un’idiozia. Così come può sembrare una follia la volontà di scalare il Nanga Parbat aprendo una via mai aperta prima.

Ma se invece si approfondisce, andando a capire meglio la storia di chi decide di farlo, si ha modo di comprendere meglio cosa porti l’essere umano a sfidare i propri limiti oltre ogni logica apparente. “Massiccione” ha alle spalle una storia personale dura, intensa, drammatica. Che lo ha portato da adulto a voler dimostrare di poter sopravvivere, da solo, in qualsiasi situazione.

Sia chiaro, non voglio generalizzare, c’è sicuramente anche chi segue sfide impossibili per un tornaconto materiale: fama, soldi, successo. Quello che voglio dire è che è inutile giudicare le scelte di qualcuno ignorandone la storia personale nel dettaglio.

Le avventure che Zanda narra nel libro impressionano: per la complessità delle sfide che ha deciso di accettare, per la drammaticità degli eventi (personali e sportivi), per la forza d’animo dell’uomo prima e dello sportivo poi.

E da questa ‘impressione’ sono ripartito questa domenica quando, sveglio presto per uscire a correre, dopo aver constatato che il meteo non era dalla mia e che sarei dovuto andare a correre nel fango da solo ho tentennato sul da farsi.
Ma poi mi sono detto: che senso avrebbe arrendersi per così poco? Cosa mai potrei combinare, nella mia vita, desistendo per così poco ogni volta che devo fare qualcosa?

Siamo umani, ed evitare ciò che è evitabile è la nostra natura. Potremmo dire quasi che siamo progettati per farlo.
Il richiamo delle coperte, la comodità del divano. “Cazzo, piove!”, continuavo a ripetermi. Ma poi finisce sempre così, che nelle pozzanghere ti ci vuoi tuffare, per sentire l’acqua addosso e dimostrare a te stesso – o al mondo intero – di aver fatto abbastanza fatica.

La soddisfazione che ne deriva è la ricompensa più bella che potresti ricevere. Ma finchè non lo provi, non lo capirai.

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La “Strachemass a Curbeta“, ad ogni modo, è andata bene nonostante il freddo e la pioggia. Correre in un contesto di gara sulle strade dove ho macinato centinaia di km nell’ultimo anno mi ha emozionato, non nego di essermi emozionato in un paio di passaggi (soprattutto quello sotto casa mia).

Adesso testa ai prossimo obiettivi. C’è una nuova mezza da correre!

L’importanza di darsi obiettivi

È forse la prima cosa che la corsa mi ha insegnato: darsi un obiettivo. E la mia salvezza è stata proprio quella di iscrivermi a una gara da 10 km quando ancora non ne avevo corso uno di fila. L’idea di arrivare a correrli non sarebbe bastata. Sapere che avrei dovuto correrli invece sì, mi ha aiutato a prevedere un percorso.
Questa è una cosa facilmente applicabile nella vita di tutti i giorni, ed è il primo consiglio che do a chi mi chiede “come fai a essere così costante?”. Bisogna tenersi sempre un pò sotto pressione, altrimenti il divano vince. C’è poco da fare, è la natura umana.

Quindi cosa intendo quando parlo di obiettivi? Parlo di traguardi tangibili, di appuntamenti da segnare a calendario, che dichiariamo a qualcuno, e che ci tengono focalizzati. Ognuno di noi è sufficientemente orgoglioso da non accettare di fallire un obiettivo dichiarato, quindi questa formula funziona nella maggior parte dei casi. In estrema sintesi, per trovare continuità negli allenamenti valutate di iscrivervi a una gara. Sì, anche quella vicina a casa, dove si possono correre 5-6 km. Iscrivetevi e vedrete che uscire ad allenarvi per correrla al meglio vi verrà quasi naturale.

Ebbene, nelle ultime settimane di obiettivi, io, non me ne sono dati. Mi sono regalato un periodo di “riposo”, allenamenti soft, tempo libero con amici e famiglia. Ci voleva. Ma la verità è che appena vedevo una persona correre provavo un’invidia feroce.
Ho seguito da spettatore interessato le Maratone di Milano e Roma, vivendole nei racconti delle tante persone che seguo su Instagram o che fanno parte dei gruppi Facebook di cui faccio parte. È una community molto viva, quella dei runner, ed è bello farne parte.

Ed eccomi qui allora, sono pronto a darmene altri, di obiettivi.
Innanzitutto correrò a Corbetta la prossima domenica.

Gioco in casa, nella mia città, e sarà per me l’occasione di tornare su con i km. Punto a farne 12 bene.

All’orizzonte vedo sicuramente una mezza maratona in cui sfidare nuovamente me stesso. Vorrei pianificarla in maggio. Non sarà semplice, perchè oltre a riprendere gli allenamenti, dovrò farlo con un cambio sostanziale delle condizioni climatiche.
Proprio per questo sto entrando nell’ottica di correre al mattino, al fresco, quando il sole ancora non si è svegliato.
Ho sperimentato la sveglia alle 6 per uscire a correre e devo dire che è andata alla grande, devo solo trovare continuità.

L’importante è aver chiaro quale sia il prossimo obiettivo. 😉

35 anni e nuovi bilanci

È passato un anno. Era il 2 aprile 2018 quando tutto è iniziato. L’esplosione di malessere, il momento di torpore, i mesi di fatica e controlli, l’inizio della risalita.
Non sarei qui a scrivere queste righe, se non fosse successo.

Da lì le camminate, le corse, Instagram, questo blog, il libro. Un’avventura lunga un anno, intensa, stramba, imprevedibile.
E quanta ricchezza ho raccolto in questi mesi. Il bilancio non potrebbe essere più positivo. Non è stato facile. Quello no.

Ma la cosa che mi porto a casa in tutto questo è la consapevolezza di avere in poco tempo cambiato l’immagine che le persone avevano di me. Lo attesta il fatto che compiendo i miei 35 anni ho ricevuto una serie di regali a tema running che mi hanno emozionato e quasi commosso.
Perché la gente – famiglia, amici, conoscenti -ha capito, anche con un pò di fatica all’inizio, quanto sia importante per me. A tal punto da spronarmi, e provare a darmi nuovi obiettivi. Nuovi traguardi.

È stato molto bello.

Io nel frattempo per questi 35 mi sono “regalato” due settimane di stacco in cui allenarmi con calma, senza obiettivi, senza gare. Un weekend – quello scorso – a Parigi con la mia famiglia, un weekend in montagna tra amici – quello che sta per arrivare.
Prossimo obiettivo: una mezza maratona tra la fine di aprile e l’inizio di maggio.

Ma prima una tappa in casa: il 14/4 si corre nella mia Corbetta.

Qualche giorno ancora, dunque, e si riprende a mettere km nelle gambe!

[StraMilano 2019] Il bello di superare se stessi

Sono reduce da una StraMilano intensa. Densa. Di persone, storie, colori, passione.

Non avevo pretese sulla gara in se, e forse proprio per questo ho fatto benissimo. Quando lasci andare i pensieri e non ti ossessioni sul risultato, è più facile raggiungerlo.

Molto difficile applicare questa regola in tutti i contesti. Il fatto stesso di darti un obiettivo ti mette sotto pressione e per quanto tu possa impegnarti a non pensarci, avrai proprio solo quell’obiettivo in testa fino al momento in cui capirai di averlo raggiunto o meno.

Ma quando riesci a puntare l’obiettivo senza pressione, godendoti il viaggio, realizzi che dovrebbe essere l’unico modo possibile per provare a farlo. Essere ossessionati da qualcosa non porta valore aggiunto se non in casi rari. Per chi, come me, corre esclusivamente per superare se stesso, non ha alcun senso caricarsi di ulteriore pressione. E quando riesci a evitarlo arrivano risultati inaspettati.

Ecco quindi un bel record personale sui 10, quasi senza accorgermene. Godendone il doppio, all’arrivo.

Bisogna ringraziare Milano per l’evento di ieri. Per la sua bellezza, per l’accoglienza che sa riservare a chi la visita, per la storia che racconta nei viali, nei suoi monumenti, nelle persone fermo agli angoli delle strade. Per la sua modernità.

So di alcune difficoltà organizzative nel finale della mezza maratona e di molte polemiche tra i partecipanti ed è un peccato che siano state disattese le aspettative di chi era pronto a dare tutto. Sicuramente l’organizzazione ne farà tesoro per fare in modo che le prossime edizioni siano al 100% all’altezza di un evento così atteso e così partecipato.

Ma è stata, nonostante tutto, una bella giornata di festa.

Ora testa ai prossimi obiettivi. Arrivano due settimane in cui mi dedicherò un po’ a famiglia e amici ma sono a caccia della seconda mezza maratona, che correrò se tutto va bene tra fine aprile e inizio maggio.

Vietato fermarsi!

Digital Run 2019

La scorsa domenica ho partecipato alla Digital Run 2019 correndo la 10 km non competitiva.

Un’esperienza bella per diversi motivi. Innanzitutto è stata ma prima occasione in cui ho corso sentendomi parte di un team, quello dell’azienda per cui lavoro. È stata un’occasione per indossare una divisa di gara e per conoscere persone nuove.

Ho avuto inoltre occasione di trascorrere la mattinata in compagnia di Max, uno dei manager della mia agenzia, persona che stimo, maratoneta. Una bel momento di condivisione tra runner: è stato bello ascoltare qualche suo racconto sulle maratone che ha corso (e su quelle che correrà).

In ultimo, correre nel cuore di Milano è sempre bello: dal Castello alla Triennale, dall’Arco all’Arena, tanti gli scorci che la città sa regalare.

Il percorso ad anello si snodava all’interno del parco Sempione, con alcuni tratti esterni, e andava percorso due volte per completare i 10 km, sono andato piuttosto forte nel primo per poi rallentare un po’ nel secondo. PB sui 10 solo sfiorato (lo avevo fatto la domenica prima in gara a Brescia), mi accontento di un PB ottenuto sui 5.

Di seguito qualche foto. Ora testa alla StraMilano ormai alle porte!

Mezza maratona – Q&A

Avevo promesso di rispondere a qualche domanda sulla prima mezza corsa a Brescia, sia sull’esperienza in sè che sul percorso di allenamento e preparazione.

Così ho raccolto le domande e le curiosità su Instagram e ho provato l’esperimento di una live. È stato decisamente divertente, e spero lo sia stato anche per le persone che lo hanno seguito in diretta o successivamente.

Ma siccome sono in vena di esperimenti, per chi si fosse perso questo momento di condivisione e fosse interessato ad approfondire, ecco di seguito un video in cui ripercorro le stesse domande.

È, per l’appunto, un esperimento. Non sono così a mio agio nel registrare video guardando dritto in camera.

Fatemi sapere che ne pensate!

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BAM 2019 – La prima mezza non si scorda mai

Dove eravamo rimasti? A una promessa. Che avevo fatto a me stesso, alla fine del libro che ho scritto. Una dichiarazione di guerra ai miei limiti. Un obiettivo ambizioso ma realizzabile con la giusta programmazione.

Sono ripartito da lì quindi, sabato mattina, quando ho aperto gli occhi. Da quelle ultime righe scritte con la consapevolezza che non sarebbe stata una passeggiata. Era autunno, 10 km la distanza massima percorsa fino ad allora. Ancora tanta strada da fare.

Mi sono alzato di buon ora, come sempre. Alle 7 ero in piedi e ho acceso la tv per spegnere i pensieri. Inutile, ovviamente. La testa era già là. Al traguardo che dovevo raggiungere metro dopo metro.
E quindi ok, fatta la colazione inizio a preparare tutto l’occorrente:
– il cambio, ovviamente;
– i cerotti, per coprire i capezzoli che altrimenti sanguinano (non ridete, è tutto vero!);
– l’artiglio del diavolo per sciogliere possibili tensioni muscolari;
– gel e integratori, per rispettare la strategia di gara;
– videocamere e caricatori.

La partenza è prevista alle 14, e così è. Passiamo a prendere coach e moglie e partiamo alla volta di Brescia.
75 minuti e ci siamo. Hotel in zona Ospedale, comodo, ha tutto quello che deve avere. Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo verso il centro. Il villaggio della maratona è in piazza del mercato. Giusto il tempo di un gelato e andiamo a recuperare il pacco gara. Sono emozionato, si respira un’aria frizzante, positiva, vibrante. Tanta gente, tanta passione per la corsa, tanta attesa. Fantastico.

Foto di rito davanti al wall “Io c’ero”, guardo la maglia, controllo il pettorale. 2342. Speriamo che porti fortuna, mi dico.

Ci tuffiamo nel cuore della città: davvero bello il centro di Brescia. Così vicina a casa, realizzo di non conoscerla per niente. Ci torneremo sicuramente.
Ci godiamo l’atmosfera e la bellissima giornata primaverile, e mi imbatto nel banchetto di AISM. Compro una gardenia e proseguiamo.
Viale dopo viale ci avviamo a cena in un ristorante che ci hanno consigliato. Ma prima una tappa da Decathlon: nella fretta ho dimenticato tutto l’occorrente per fare la doccia dopo la gara.
A cena stiamo davvero bene, posto carino, rilassato, cibo ottimo, bella atmosfera anche grazie al camino acceso. Ordino le tagliatelle al pomodoro, la porzione è abbondante e il “carico” è assicurato. La serata passa serenamente, e ben presto torniamo all’ovile. Meglio mettersi a riposare.

Metto la sveglia ma non servirà. E infatti…5.30 e sono già sveglio. Il flusso di pensieri parte, il sonno mi saluta, passo il tempo rispondendo a qualche messaggio (tra l’attesa per l’evento e l’articolo su Vanity Fair sono stato sommerso di affetto e curiosità). Alle 6.45 mi alzo, è tempo di prepararsi. Faccio piano per non svegliare nessuno, ma in realtà Matilde è già sveglia. Vuole fare la colazione col papà, come spesso succede di domenica. Ma oggi è diverso. Papà deve andare. Lei mi attenderà al traguardo con mamma.

Prendo tutto l’occorrente e scendo. Colazione abbondante: crostata, biscottate e nutella, biscotti. Un po’ di succo. Immancabile il caffè.
E via verso la metro e verso la partenza. In due fermate ci siamo. Tempo di bere un altro caffè – gentilmente offerto dall’organizzazione – e di fare un pit stop ai bagni chimici ed è ora di lasciare la sacca ed entrare in clima gara. Le sensazioni sono buone, non è contemplato il fallimento. Ma non si sa mai. 21km, io, non li ho mai corsi finora.

Ci avviciniamo al nastro di partenza e inizia il riscaldamento: corsetta e stretching. Sono quasi le 9, meglio andare nelle griglie. La nostra è la 3. L’ultima. Ci sta.
Passa poco ed è ora di partire. Sento un fastidio nell’interno coscia destro, che ovviamente ieri non c’era. Non capisco come sia possibile ma in questo momento me ne devo fregare.

Si parte!
Il cielo è azzurro, la gente carica, l’entusiasmo è palpabile. Io devo concentrarmi perchè servirà tutto quello che ho dentro. E forse anche di più.

L’inizio della corsa va via veloce, abbiamo un buon passo, ci stabilizziamo intorno a 5:40 per provare a mettere preziosi secondi in cascina. Il percorso si snoda in città, puntando verso una zona periferica, e i primi km vanno lisci. Al decimo la prima buona notizia: ho ulteriormente abbassato il mio personale, chiudendo in 55′ questa prima parte di gara. Fino a qui nonostante il ritmo alto mi sono goduto la corsa, la gente, con somma ammirazione per i runner non vedenti e i loro accompagnatori, o per i runner che si sono messi a disposizione per far vivere la corsa a un compagno in carrozzina. Voce del verbo ammirare.

All’undicesimo il primo vero ostacolo. Una salita sostenuta, piuttosto lunga (300 metri direi, su per giù) e poi relativa discesa, che mette a dura prova le gambe. Sento un fastidio all’alluce sinistro, credo sia una fiacca, ma vado oltre. Giungiamo al 15esimo e come previsto muoio di sete, al ristoro afferro due bicchieri d’acqua, due fette di arancia e in ultimo i sali. In aggiunta al gel che ho preso in precedenza dovrebbe bastare per arrivare in fondo. Ma al 17 si fa dura: le gambe sono pezzi di legno, ho un dolore al fianco del ginocchio sinistro e un altro al quadricipite femorale destro.

Ma non mollo. Le parole di Ste mi spronano a stargli a spalla, io comincio a pensare a cosa mi ha spinto ad arrivare fino a qui.

Poco dopo, circa km 19, un episodio chiave: mi si affianca un runner, a sua volta affiancato da un amico in bicicletta. Le loro strade stanno per dividersi e il tizio in bicicletta lo guarda e gli dice:

mi raccomando tira dritto, e non aver paura di fare fatica.

Parole come uno schiaffo. Mi risuonano nel cervello a ripetizione, con quell’accento bresciano a renderle solenni. Una sentenza.

E allora eccoci, è il 20esimo, sento il profumo del traguardo, ci siamo ormai nuovamente immersi in città, il centro è vicino. Si intensifica il sostegno delle persone che a bordo strada guardano e incitano questo fiume di corridori affaticati ma determinati ad arrivare. Qualcuno si deve fermare, infortunato. Fa dispiacere, è un vero peccato, provo a correre anche per loro.

Sento intensificarsi il rumore della folla, Piazza della Loggia è ormai oltre questo arco sotto al quale passo correndo con tutta l’energia che mi rimane in corpo. Il traguardo è a 500 metri, le lacrime salgono ma le ricaccio giù. Mi viene da piangere, ma non voglio farlo. Singhiozzo, cercando di non perdere il ritmo. Ed eccomi, l’ultimo rettilineo, allungo per accorciare il tempo necessario a passare la linea di arrivo. Ad accogliermi una ragazza che mi porge la medaglia. Un ricordo che custodirò per sempre come il più prezioso dei tesori. Abbraccio Ste, è lui che mi ha portato fino a qui.

Raggiungo la mia famiglia. Sono esausto ma al settimo cielo. L’ho fatto! Ho corso mezza maratona dopo aver iniziato a correre in luglio. 9 mesi di allenamento. Di progressi, di sfide con me stesso, di obiettivi e tabelle, di divertimento e fatica. Di sacrificio. Un piccolo passo per l’uomo, un immenso passo per me. Un ex sedentario depresso che ha deciso di mettersi in gioco.

Non ponetevi limiti. E NON ABBIATE PAURA DI FARE FATICA.

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Il video racconto di questo weekend pazzerello:


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Brescia, arrivo!

Ebbene ci siamo.
5 giorni.
120 ore.
7200 minuti.

Ho aspettato tanto questo momento e l’unico pericolo adesso è quello di non viverlo con la giusta serenità. Proverò a non correre questo rischio ovviamente.
La tensione è tanta, ma è una tensione positiva. A 11 mesi circa da quella notte in cui il panico si era impossessato della mia testa, provo a correre la mia prima mezza maratona. Non li ho ancora corsi, finora, 21 km. Avrei potuto, è evidente. Ma è come se romanticamente avessi voluto lasciare la suspence per il 10 marzo. Domenica prossima.

Singolare anche, a pensarci bene, che io mi appresti a puntare a questo traguardo nel mese di marzo. Marzo è il mio mese, da sempre. Precisamente da quel 27 marzo 1984 in cui sono nato.
E marzo fa parte di me, lo riconosco dai profumi nell’aria, dalla primavera che si prepara a esplodere, dai fiori che fanno capolino con i loro colori, dal sole a tratti un pò più caldo, dalle giornate che si allungano.
Marzo è primavera, e primavera è rinascita.

Ma tornando alla corsa: sono arrivato alla scorsa settimana con le gambe davvero cariche di km. E quindi di fatica. Ci sta, non mi sono risparmiato, ho corso dai 30 ai 40 km per settimana dagli inizi di gennaio.
Questa settimana starò scarico, con brevi corse lente e un pò di cyclette.

Sabato si parte, con famiglia e amici al seguito, per questa piccola grande avventura.
Vi racconterò tutto, sperando vada come deve andare.

In ogni caso se mi guardo indietro sono convinto che…comunque vada, sarà un successo.

Prima della corsa: stretching sì o stretching no?

Esistono due categorie di runner: quelli che contemplano lo stretching prima della corsa, e quelli che invece lo reputano un errore.

La cosa certa invece è che tutti riconoscono come fondamentale la fase di riscaldamento. Che sia una sessione ad hoc o semplicemente un km iniziale di corsa “blanda”, riscaldarsi è necessario per evitare fastidi e infortuni.

Tornando allo stretching: è chiaro che “a freddo” bisogna muoversi con cautela, ma nel momento in cui abbiamo dei punti deboli (come ho già avuto modo di raccontare io ho avuto qualche problema alla bandelletta, ad esempio) l’allungamento muscolare può aiutare a distendere eventuali tensioni e affrontare la corsa in modo più agevole.

Quando fa freddo come in questo periodo io faccio stretching in casa al caldo, una volta vestito per uscire a correre. In questo modo evito di allungare i muscoli quando fuori ci sono 0 gradi.

Ovviamente invece dopo la corsa (appena si è finito di correre o dopo un po’ rispetto alla fine dell’allenamento) lo stretching è obbligatorio. Non ci devono essere scuse.

Vi lascio qui un link a un articolo di RunLovers che approfondisce ulteriormente il tema è offre alcune indicazioni “tecniche”.

@runner_extralarge