Digital Run 2019

La scorsa domenica ho partecipato alla Digital Run 2019 correndo la 10 km non competitiva.

Un’esperienza bella per diversi motivi. Innanzitutto è stata ma prima occasione in cui ho corso sentendomi parte di un team, quello dell’azienda per cui lavoro. È stata un’occasione per indossare una divisa di gara e per conoscere persone nuove.

Ho avuto inoltre occasione di trascorrere la mattinata in compagnia di Max, uno dei manager della mia agenzia, persona che stimo, maratoneta. Una bel momento di condivisione tra runner: è stato bello ascoltare qualche suo racconto sulle maratone che ha corso (e su quelle che correrà).

In ultimo, correre nel cuore di Milano è sempre bello: dal Castello alla Triennale, dall’Arco all’Arena, tanti gli scorci che la città sa regalare.

Il percorso ad anello si snodava all’interno del parco Sempione, con alcuni tratti esterni, e andava percorso due volte per completare i 10 km, sono andato piuttosto forte nel primo per poi rallentare un po’ nel secondo. PB sui 10 solo sfiorato (lo avevo fatto la domenica prima in gara a Brescia), mi accontento di un PB ottenuto sui 5.

Di seguito qualche foto. Ora testa alla StraMilano ormai alle porte!

Mezza maratona – Q&A

Avevo promesso di rispondere a qualche domanda sulla prima mezza corsa a Brescia, sia sull’esperienza in sè che sul percorso di allenamento e preparazione.

Così ho raccolto le domande e le curiosità su Instagram e ho provato l’esperimento di una live. È stato decisamente divertente, e spero lo sia stato anche per le persone che lo hanno seguito in diretta o successivamente.

Ma siccome sono in vena di esperimenti, per chi si fosse perso questo momento di condivisione e fosse interessato ad approfondire, ecco di seguito un video in cui ripercorro le stesse domande.

È, per l’appunto, un esperimento. Non sono così a mio agio nel registrare video guardando dritto in camera.

Fatemi sapere che ne pensate!

runner extralarge brescia art marathon 2019

BAM 2019 – La prima mezza non si scorda mai

Dove eravamo rimasti? A una promessa. Che avevo fatto a me stesso, alla fine del libro che ho scritto. Una dichiarazione di guerra ai miei limiti. Un obiettivo ambizioso ma realizzabile con la giusta programmazione.

Sono ripartito da lì quindi, sabato mattina, quando ho aperto gli occhi. Da quelle ultime righe scritte con la consapevolezza che non sarebbe stata una passeggiata. Era autunno, 10 km la distanza massima percorsa fino ad allora. Ancora tanta strada da fare.

Mi sono alzato di buon ora, come sempre. Alle 7 ero in piedi e ho acceso la tv per spegnere i pensieri. Inutile, ovviamente. La testa era già là. Al traguardo che dovevo raggiungere metro dopo metro.
E quindi ok, fatta la colazione inizio a preparare tutto l’occorrente:
– il cambio, ovviamente;
– i cerotti, per coprire i capezzoli che altrimenti sanguinano (non ridete, è tutto vero!);
– l’artiglio del diavolo per sciogliere possibili tensioni muscolari;
– gel e integratori, per rispettare la strategia di gara;
– videocamere e caricatori.

La partenza è prevista alle 14, e così è. Passiamo a prendere coach e moglie e partiamo alla volta di Brescia.
75 minuti e ci siamo. Hotel in zona Ospedale, comodo, ha tutto quello che deve avere. Lasciamo i bagagli e ci dirigiamo verso il centro. Il villaggio della maratona è in piazza del mercato. Giusto il tempo di un gelato e andiamo a recuperare il pacco gara. Sono emozionato, si respira un’aria frizzante, positiva, vibrante. Tanta gente, tanta passione per la corsa, tanta attesa. Fantastico.

Foto di rito davanti al wall “Io c’ero”, guardo la maglia, controllo il pettorale. 2342. Speriamo che porti fortuna, mi dico.

Ci tuffiamo nel cuore della città: davvero bello il centro di Brescia. Così vicina a casa, realizzo di non conoscerla per niente. Ci torneremo sicuramente.
Ci godiamo l’atmosfera e la bellissima giornata primaverile, e mi imbatto nel banchetto di AISM. Compro una gardenia e proseguiamo.
Viale dopo viale ci avviamo a cena in un ristorante che ci hanno consigliato. Ma prima una tappa da Decathlon: nella fretta ho dimenticato tutto l’occorrente per fare la doccia dopo la gara.
A cena stiamo davvero bene, posto carino, rilassato, cibo ottimo, bella atmosfera anche grazie al camino acceso. Ordino le tagliatelle al pomodoro, la porzione è abbondante e il “carico” è assicurato. La serata passa serenamente, e ben presto torniamo all’ovile. Meglio mettersi a riposare.

Metto la sveglia ma non servirà. E infatti…5.30 e sono già sveglio. Il flusso di pensieri parte, il sonno mi saluta, passo il tempo rispondendo a qualche messaggio (tra l’attesa per l’evento e l’articolo su Vanity Fair sono stato sommerso di affetto e curiosità). Alle 6.45 mi alzo, è tempo di prepararsi. Faccio piano per non svegliare nessuno, ma in realtà Matilde è già sveglia. Vuole fare la colazione col papà, come spesso succede di domenica. Ma oggi è diverso. Papà deve andare. Lei mi attenderà al traguardo con mamma.

Prendo tutto l’occorrente e scendo. Colazione abbondante: crostata, biscottate e nutella, biscotti. Un po’ di succo. Immancabile il caffè.
E via verso la metro e verso la partenza. In due fermate ci siamo. Tempo di bere un altro caffè – gentilmente offerto dall’organizzazione – e di fare un pit stop ai bagni chimici ed è ora di lasciare la sacca ed entrare in clima gara. Le sensazioni sono buone, non è contemplato il fallimento. Ma non si sa mai. 21km, io, non li ho mai corsi finora.

Ci avviciniamo al nastro di partenza e inizia il riscaldamento: corsetta e stretching. Sono quasi le 9, meglio andare nelle griglie. La nostra è la 3. L’ultima. Ci sta.
Passa poco ed è ora di partire. Sento un fastidio nell’interno coscia destro, che ovviamente ieri non c’era. Non capisco come sia possibile ma in questo momento me ne devo fregare.

Si parte!
Il cielo è azzurro, la gente carica, l’entusiasmo è palpabile. Io devo concentrarmi perchè servirà tutto quello che ho dentro. E forse anche di più.

L’inizio della corsa va via veloce, abbiamo un buon passo, ci stabilizziamo intorno a 5:40 per provare a mettere preziosi secondi in cascina. Il percorso si snoda in città, puntando verso una zona periferica, e i primi km vanno lisci. Al decimo la prima buona notizia: ho ulteriormente abbassato il mio personale, chiudendo in 55′ questa prima parte di gara. Fino a qui nonostante il ritmo alto mi sono goduto la corsa, la gente, con somma ammirazione per i runner non vedenti e i loro accompagnatori, o per i runner che si sono messi a disposizione per far vivere la corsa a un compagno in carrozzina. Voce del verbo ammirare.

All’undicesimo il primo vero ostacolo. Una salita sostenuta, piuttosto lunga (300 metri direi, su per giù) e poi relativa discesa, che mette a dura prova le gambe. Sento un fastidio all’alluce sinistro, credo sia una fiacca, ma vado oltre. Giungiamo al 15esimo e come previsto muoio di sete, al ristoro afferro due bicchieri d’acqua, due fette di arancia e in ultimo i sali. In aggiunta al gel che ho preso in precedenza dovrebbe bastare per arrivare in fondo. Ma al 17 si fa dura: le gambe sono pezzi di legno, ho un dolore al fianco del ginocchio sinistro e un altro al quadricipite femorale destro.

Ma non mollo. Le parole di Ste mi spronano a stargli a spalla, io comincio a pensare a cosa mi ha spinto ad arrivare fino a qui.

Poco dopo, circa km 19, un episodio chiave: mi si affianca un runner, a sua volta affiancato da un amico in bicicletta. Le loro strade stanno per dividersi e il tizio in bicicletta lo guarda e gli dice:

mi raccomando tira dritto, e non aver paura di fare fatica.

Parole come uno schiaffo. Mi risuonano nel cervello a ripetizione, con quell’accento bresciano a renderle solenni. Una sentenza.

E allora eccoci, è il 20esimo, sento il profumo del traguardo, ci siamo ormai nuovamente immersi in città, il centro è vicino. Si intensifica il sostegno delle persone che a bordo strada guardano e incitano questo fiume di corridori affaticati ma determinati ad arrivare. Qualcuno si deve fermare, infortunato. Fa dispiacere, è un vero peccato, provo a correre anche per loro.

Sento intensificarsi il rumore della folla, Piazza della Loggia è ormai oltre questo arco sotto al quale passo correndo con tutta l’energia che mi rimane in corpo. Il traguardo è a 500 metri, le lacrime salgono ma le ricaccio giù. Mi viene da piangere, ma non voglio farlo. Singhiozzo, cercando di non perdere il ritmo. Ed eccomi, l’ultimo rettilineo, allungo per accorciare il tempo necessario a passare la linea di arrivo. Ad accogliermi una ragazza che mi porge la medaglia. Un ricordo che custodirò per sempre come il più prezioso dei tesori. Abbraccio Ste, è lui che mi ha portato fino a qui.

Raggiungo la mia famiglia. Sono esausto ma al settimo cielo. L’ho fatto! Ho corso mezza maratona dopo aver iniziato a correre in luglio. 9 mesi di allenamento. Di progressi, di sfide con me stesso, di obiettivi e tabelle, di divertimento e fatica. Di sacrificio. Un piccolo passo per l’uomo, un immenso passo per me. Un ex sedentario depresso che ha deciso di mettersi in gioco.

Non ponetevi limiti. E NON ABBIATE PAURA DI FARE FATICA.

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Il video racconto di questo weekend pazzerello:


brescia half marathon 2019

Brescia, arrivo!

Ebbene ci siamo.
5 giorni.
120 ore.
7200 minuti.

Ho aspettato tanto questo momento e l’unico pericolo adesso è quello di non viverlo con la giusta serenità. Proverò a non correre questo rischio ovviamente.
La tensione è tanta, ma è una tensione positiva. A 11 mesi circa da quella notte in cui il panico si era impossessato della mia testa, provo a correre la mia prima mezza maratona. Non li ho ancora corsi, finora, 21 km. Avrei potuto, è evidente. Ma è come se romanticamente avessi voluto lasciare la suspence per il 10 marzo. Domenica prossima.

Singolare anche, a pensarci bene, che io mi appresti a puntare a questo traguardo nel mese di marzo. Marzo è il mio mese, da sempre. Precisamente da quel 27 marzo 1984 in cui sono nato.
E marzo fa parte di me, lo riconosco dai profumi nell’aria, dalla primavera che si prepara a esplodere, dai fiori che fanno capolino con i loro colori, dal sole a tratti un pò più caldo, dalle giornate che si allungano.
Marzo è primavera, e primavera è rinascita.

Ma tornando alla corsa: sono arrivato alla scorsa settimana con le gambe davvero cariche di km. E quindi di fatica. Ci sta, non mi sono risparmiato, ho corso dai 30 ai 40 km per settimana dagli inizi di gennaio.
Questa settimana starò scarico, con brevi corse lente e un pò di cyclette.

Sabato si parte, con famiglia e amici al seguito, per questa piccola grande avventura.
Vi racconterò tutto, sperando vada come deve andare.

In ogni caso se mi guardo indietro sono convinto che…comunque vada, sarà un successo.

Prima della corsa: stretching sì o stretching no?

Esistono due categorie di runner: quelli che contemplano lo stretching prima della corsa, e quelli che invece lo reputano un errore.

La cosa certa invece è che tutti riconoscono come fondamentale la fase di riscaldamento. Che sia una sessione ad hoc o semplicemente un km iniziale di corsa “blanda”, riscaldarsi è necessario per evitare fastidi e infortuni.

Tornando allo stretching: è chiaro che “a freddo” bisogna muoversi con cautela, ma nel momento in cui abbiamo dei punti deboli (come ho già avuto modo di raccontare io ho avuto qualche problema alla bandelletta, ad esempio) l’allungamento muscolare può aiutare a distendere eventuali tensioni e affrontare la corsa in modo più agevole.

Quando fa freddo come in questo periodo io faccio stretching in casa al caldo, una volta vestito per uscire a correre. In questo modo evito di allungare i muscoli quando fuori ci sono 0 gradi.

Ovviamente invece dopo la corsa (appena si è finito di correre o dopo un po’ rispetto alla fine dell’allenamento) lo stretching è obbligatorio. Non ci devono essere scuse.

Vi lascio qui un link a un articolo di RunLovers che approfondisce ulteriormente il tema è offre alcune indicazioni “tecniche”.

@runner_extralarge

corri che ti passa soundtrack

“Corri che ti passa”: original soundtrack

Quando il mio collega e amico Andrea mi raccontava, mentre stava finendo di leggere il mio libro, le canzoni che Spotify gli faceva ascoltare quasi per caso durante la lettura di alcuni passaggi cruciali, mi sono immaginato davvero la mia storia come un film. Per carità non fraintendetemi, non che creda di avere una storia così importante da poter ambire davvero a vederla un giorno sul grande schermo.
Semplicemente ho usato l’immaginazione, per emozionarmi un pò.

E allora l’ho invitato a creare davvero una sorta di soundtrack, che potesse unire i capitoli della mia storia in un racconto rock&roll cross-generazionale. E lui lo ha fatto, facendomi uno dei più bei regali che mi potessero fare in questo momento.
Riascoltando questo saliscendi musicale, tra canzoni che conosco molto bene e canzoni che non avevo praticamente mai ascoltato, mi sono emozionato sul serio.
È stato bello rivivere e riassaporare ricordi anche “scomodi” con un sottofondo in grado di interpretarli.
Non vi nascondo, anzi, di essere scoppiato a piangere nel momento in cui, riascoltando Down in a hole dopo tanto (forse troppo) tempo, è esploso il riff di chitarra al minuto 1 circa.
La cosa bella di ogni storia – e la mia non fa eccezione – è che ognuno può farla propria, elaborandola con quanto ha dentro di sé.
Vi lascio a fondo pagina il link per ascoltarla su Spotify.
Di seguito invece ho raccolto i pezzi che la compongono, uno a uno.

CORRI CHE TI PASSA – SOUNDTRACK

  1. Qualcosa non va / ALICE IN CHAINS – Down in a hole

2. Preoccupazione / MOGWAI – I’m Jim Morrison I’m Dead

3. Non è la solita cosa / APPARAT – You don’t know me

4. Chi mi capirà? / DE ANDRÈ – Amico fragile

5. Ancora e ancora / MARLENE KUNTZ – Mala Mela

6. Voglio capire / NEGRITA – Provo a difendermi

7. Mi sento solo / THE DOORS – Riders on the storm

8. Voglio una soluzione / AUDIOSLAVE – Like a stone

9. Ci sono / THE ARCADE FIRE – Wake up

10. Mi guardo intorno / PFM – Impressioni di settembre

11. Il primo passo / CASPIAN – Run dry

12. Il primo giro / SIGUR ROS – Hoppìpolla

13. Sto correndo / JUNIP – Far away

14. Là in fondo c’è la mia famiglia / STEVIE WONDER – I believe

15. Ciao, sono uno che corre / GROOVE ARMADA – Look me in the eye sister

16. Ricordiamocelo / MANNARINO – Vivere la vita

“E adesso vivi.
Perché non avrai altro di meglio da fare, finché non sarai morto”.

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PLAYLIST SU SPOTIFY: https://open.spotify.com/playlist/1KuDL52yBjNHFxnwTerYWq

federico mancin runner extralarge

Road to Brescia – diario di bordo

3 settimane, ormai meno, per arrivare a misurarmi con la mia prima mezza maratona.
È tantissimo ma allo stesso tempo è molto poco.

Come procede? Direi bene: avevo una tabella di allenamento e la sto rispettando con buoni risultati. Sono reduce da un allenamento di 18.5 km che mi ha provato dentro e fuori ma mi ha lasciato la convinzione che ce la posso fare. Ero esausto alla fine dell’allenamento, ma sono convinto che altri 3 km li avrei corsi per tagliare il traguardo. Devo “solo” imparare a gestire le energie nella fase centrale della gara. Dopo il 12km accuso la fatica e per questo devo trovare il modo migliore per reintegrare durante l’allenamento. I ristori non fanno per me: bere e mangiare quando la respirazione è a mille non è semplice, e non mi riesce bene.
Sto valutando quindi l’utilizzo di integratori gel, da usare a metà percorso per trovare nuove energie.
Dovrò fare un test il prossimo weekend, nell’ultimo “lungo” che mi concederò prima del grande giorno.
Se per le gambe proverò con un gel, per la testa non ci sono trucchi. Dovrò tirare fuori tutta la mia forza mentale per superare quei due momenti di sofferenza che già prevedo: a metà percorso, e negli ultimi due km.
Ma ho allenato tanto la mia mente in questi mesi: quando la fatica si fa sentire ho imparato ad attingere i giusti pensieri per andare avanti.

Per il resto, l’unica preoccupazione sono gli acciacchi vari: devo prevenire qualsiasi affaticamento nei prossimi 20 giorni – l’ultima settimana rimarrò al limite dello scarico, per non rischiare.

Un altro punto fondamentale sul quale mi sto interrogando è quello dell’alimentazione: da una parte mi chiedo se mangio abbastanza, soprattutto in concomitanza con allenamenti intensi come quello di domenica; dall’altra mi chiedo cosa sia ideale mangiare per reintegrare le energie.
Mi sono schiarito le idee confrontandomi con qualche amico runner su Instagram, ma è un tema che mi riservo di approfondire in seguito.

Eccola qui la medaglia che proverò a conquistare.
Potrebbe essere la prima di una lunga serie.
Staremo a vedere ;).

L'immagine può contenere: spazio all'aperto
federico mancin

Corri che ti passa: un primo bilancio

Ho riflettuto tanto sul pubblicare o meno la mia storia, una volta che avevo finito di scriverla. Ho riflettuto sul fatto di condividere con tante persone, conosciute e non, un momento della mia vita in cui sono stato incredibilmente fragile. Vulnerabile.

Ho deciso di farlo perché ero affascinato dall’idea che qualcosa di così faticoso e “brutto” potesse dar vita a qualcosa di “bello”. E utile. Ma mai avrei pensato di raccogliere un “capitale umano” così grande.

Mi hanno scritto in tanti, in queste prime settimane. Amici, conoscenti, sconosciuti.

Ci sono stati quelli che:
“grazie per aver condiviso la tua storia, mi ci sono rivisto”.
Tantissime persone che in passato hanno vissuto momenti simili. Stress e ansia non perdonano, sono molti a rimanere vittima delle emozioni, della quotidianità, delle responsabilità. Raccontando la mia storia, ho raccontato anche la loro.

Ci sono stati quelli che:
“non leggevo un libro da anni”.
Perché alla fine, anche se non sono Baricco, sempre di libro si tratta. E libro è sinonimo di cultura. Sono contento di aver riavvicinato qualcuno alla lettura.

Ci sono stati quelli che:
“domani vado a correre”.
Ho visto con i miei occhi persone insospettabili mettere le scarpette e darsi da fare. Il fatto che sia successo dopo aver letto il mio libro mi riempie di orgoglio.

Ci sono stati quelli che:
“è scritto davvero bene, complimenti”.
Mi è sempre piaciuto scrivere. Ma siamo tutti un pò uguali: ci sottostimiamo. E così ho fatto io alla fine, avendo paura di essere giudicato per come ho messo in prosa i miei pensieri. E invece ho ricevuto consenso anche da chi questo mestiere lo fa sul serio.

Ci sono stati quelli che:
“sei un esempio di motivazione e perseveranza”.
Ed è proprio questo il motivo per il quale ho deciso di raccontarmi: per dimostrare che è tutto a portata della nostra forza di volontà.

Ne ho ricevuti molti altri ovviamente, di messaggi. Tutti speciali, forti, intensi, emozionanti.
Ed è per questo che sono ancora più orgoglioso di quanto ho fatto, e ringrazio di cuore chi ha letto o leggerà “Corri che ti passa”.

Presto effettuerò la prima donazione ad AISM, interamente ricavata da questo progetto. Non potrei essere più felice di così.

@runnerextralarge

Runner Extralarge ritmo di corsa

L’importanza del ritmo

Nella preparazione della mia prima mezza maratona mi sto informando molto per capire da una parte come aumentare la mia resistenza e dall’altra come aumentare il passo.
Diciamo che al momento sto alternando allenamenti adatti a entrambi questi aspetti e per aumentare il passo sto provando a concentrarmi sul ritmo, ovvero sul numero di passi al minuto.
Questo perché, leggendo qua e là, ho compreso che la velocità consigliata dai più esperti per un ritmo adeguato è sui 175-180 bpm. Significa quindi che è necessario effettuare 175-180 passi al minuto.
Bene.

Credetemi, non è un ritmo da dare per scontato. Appena ho provato a valutare quale fosse il mio ritmo mi sono reso di essere piuttosto lontano da quella velocità. E ho capito quindi che avevo un nuovo obiettivo da raggiungere: aumentare il ritmo.
Già, ma come fare?

Ho notato in questi 8 mesi da runner neofita che nulla funziona meglio del correre con qualcuno più veloce di te. Correre con il mio “coach” mi ha permesso quasi sempre di abbattere il mio personale. Ma non avendolo ovviamente sempre a disposizione come “pacer” per ogni allenamento ho dovuto trovare un’alternativa. Questa alternativa è la musica.
Esistono svariate playlist su Spotify dedicate alla corsa, con svariati bpm.
Si tratta semplicemente di playlist in cui si susseguono canzoni che hanno un determinato ritmo e seguendole è possibile mantenere una cadenza adeguata.

Ovviamente – come sempre – è bene andare per gradi. Non avrebbe senso partire con una playlist a 175 quando corriamo a 150.
Io ad esempio sono partito con una playlist – questa – da 160 bpm. Mano a mano sono andato a incrementare.
Ne ho identificata ad esempio una da 175, la trovate qui.

Aumentando il ritmo noterete che di fatto non è necessario fare più fatica ma anzi, la corsa diventa più efficiente. Da una parte perché a livello posturale la velocità può giovare (se devi “tarellare” – andare veloce, ndr – e più facile restare coordinati). Dall’altra perché ogni passo restituisce energia alla nostra corsa, dandoci ulteriore spinta sulle gambe.

Se avete consigli, considerazioni o esperienze sul ritmo e su come aumentarlo per migliorare le performance, condividetele :).

@runner_extralarge



runner extralarge

La prima mezza: alea iacta est

Ebbene eccoci qui. Dopo tanti proclami ho deciso davvero dove per la prima volta mi misurerò con la distanza di 21,0975 km.
Distanza che rispetto e alla quale mostrerò fino all’ultimo un rispetto reverenziale profondo. Per ora non ci sono arrivato. Ho corso solo 14 km in totale, in questo periodo di allenamento intenso.

Ho scelto di correre in una città non troppo distante da dove vivo, per fare in modo che la mia famiglia possa accompagnarmi senza viaggi impegnativi. Si resta in Lombardia, dunque.
Ho scelto di correre in una città dove è nato e cresciuto un artista al quale sono molto affezionato e che tanto mi ha regalato, in musica, nella sua carriera. La città di Omar Pedrini e dei Timoria.
Ho scelto di correre nella “Leonessa d’Italia”, come la definì il Carducci.

Correrò la mezza alla Brescia Art Marathon 2019. Succederà il 10 Marzo, se tutto va come deve andare.

Mi sto preparando duramente per farlo. Come guida mi sono liberamente ispirato alle indicazioni fornite da un articolo di RunLovers.
“Liberamente” poiché per seguirla al 100% avrei bisogno di due vite, ma siccome ne ho solo una (come tutti) ho cercato di tararmi sull’obiettivo di arrivare a correre 40 km a settimana, tenendo come base 3 allenamenti settimanali. Ho accantonato per ora il potenziamento muscolare mantenendo solo la corsa, con l’obiettivo di macinare chilometri.

In questo momento a due allenamenti da 10 aggiungo sempre il lungo del fine settimana, che per ora è arrivato a 14.
Cercherò di arrivare a correre i 18 prima del giorno della mezza, quando con ogni probabilità correrò quella distanza per la prima volta.

Ho iniziato a correre in luglio 2018, sono orgoglioso di ciò che sto facendo e consapevole di essermi dato un obiettivo comunque ambizioso.
Sono carico e curioso di mettermi alla prova.

@runnerextralarge